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Oltrecultura - Periodico di Informazione, Spettacolo e Cultura
Il teatro itinerante trova sede Stampa E-mail
Oltrecultura: Eventi Prosa © - Oltrecultura: Eventi Prosa
Scritto da Emma Amarilli Ascoli   
Martedì 21 Febbraio 2017 14:48

 


A Napoli si nascondono storie ovunque, basta volerle cercare, anche nei luoghi più impensabili.
L'archivio storico della Fondazione Banco di Napoli ha il compito di custodire la documentazioni riguardante l'attività degli antichi banchi della città dal 1500 fino ad oggi. Per valorizzare questo patrimonio è nato "ilCartastorie", Museo dell'Archivio Storico del Banco di Napoli, che si occupa di trasformare il materiale di natura bancaria in rappresentazioni teatrali . Dallo studio di quelle che oggi di chiameremmo "causali di pagamento" infatti, possiamo ricostruire storie inedite di opere realizzate da illustri artisti, ma anche le storie più misteriose ed intriganti di persone comuni.
Da settembre 2016 il Museo ha deciso di offrire uno spazio per istituire una sede stabile all'Associazione Culturale NarteA che da dieci anni è impegnata nella creazione di format teatrali itineranti volti alla valorizzazione del patrimonio storico di Napoli. Gli spettacoli vanno in scena nei luoghi stessi che li hanno ispirati creando suggestive emozioni degli spettatori.

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Solidarietà in musica per Aleppo Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica © - Cameristica ®
Scritto da Katia Cherubini   
Martedì 21 Febbraio 2017 09:52

Non è cosa facile scrivere di una commozione che ha avuto il sigillo dell'arte, di una musica che ha assunto significati che sono andati ben oltre il significante, e che, pur non avendo una cifra stilistica triste, si è sintonizzata senza ombra di dubbio sulle corde più dolenti di ogni gentile ascoltatore che si è trovato, in un'assolata domenica napoletana, dove tutto sembra funzionare alla perfezione, dove nessuna amarezza sembra poter macchiare la luminosità di una città meravigliosa, ad essere protagonista partecipe nella realizzazione di un grande evento di solidarietà.
E la solidarietà è arrivata in musica: sabato 18 febbraio 2017, dalle ore 16,00 e domenica 19 febbraio 2017 fino alle ore 20,00, presso l'Oratorio dei Nobili del Liceo Genovesi in Piazza del Gesù a Napoli si è svolta una maratona musicale finalizzata alla raccolta fondi per le popolazioni e i bambini di Aleppo.
Più di 30 i concerti che si sono susseguiti e circa 200 i musicisti che hanno partecipato alla lunga maratona: cori, ensemble, orchestre e solisti, studenti dalle elementari al Conservatorio e professionisti che hanno voluto unire le loro voci per dire che sono con Aleppo, per la pace e con la Siria.
Tutto ha avuto inizio da un'idea di Dario Candela, musicista eclettico, formatosi a Napoli ( diploma di Pianoforte, diploma di Musica corale - Direzione di coro e diploma di Composizione), quindi in Francia ( diploma al Conservatoire Superieur A.Cortot di Parigi). Egli, avendo girato il mondo con la musica, è arrivato anche in Siria anni fa, prima della guerra. " Un paese straordinario. Quello che mi colpì di più fu la gente e la bellezza dei luoghi: un popolo cordiale, accogliente, aperto e umile la cui cifra umana e la semplicità del vivere stridevano ai miei occhi nel confronto con la nostra società degli egoismi. Laggiù, oggi, si sta consumando una catastrofe». E proprio una catastrofe ha segnato Aleppo, città siriana posta lungo l'antica via della seta, dilaniata dalla guerra civile e oramai ridotta in rovine : l'anno passato è restato e resterà nella storia come l'anno della " mattanza di Aleppo", una battaglia che è andata avanti per cinquantatre' mesi, dal 19 luglio 2012 al 22 dicembre scorso e che ha prodotto una carneficina con decine di migliaia di morti che è stata assimilata a quelle di Srebrenica in Bosnia (1995) e di Grozny in Cecenia (1999-2000). La memoria del patrimonio musicale aleppino è un simbolo storico di convivenza civile e rappresenta un tesoro culturale mediterraneo di inestimabile valore ( il nome della città è legato al Codice di Aleppo, uno dei più antichi manoscritti del testo mesoretico, in ebraico, dell'Antico Testamento).
Tanti i musicisti che si sono alternati durante la manifestazione, dando la possibilità a moltissime persone di intervenire e partecipare con un contributo libero in segno di solidarietà al popolo siriano e con lo scopo di allestire l'ambulatorio medico di Tall Toucan vicino Aleppo, portato avanti dal "Comitato NOUR, Ama e cambia il mondo", che dedica le sue attività in Siria all'infanzia affamata, spaventata, ferita e trascurata.
Tanta la musica che ha accompagnato le dolorose emozioni di chi ha voluto fortemente aiutare ad aiutare, sia esso artista, sia fruitore, fortemente stimolate anche dal susseguirsi di immagini, proiettate sullo sfondo della sala dell'Oratorio con l'ausilio di un computer, in cui il dramma della violenza della guerra è venuto fuori in tutta la sua cruda realtà, dando vita ad un dolore così profondo da stimolare copiose lacrime in più di uno spettatore.

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Sgarbi. Un'altra faccia della realtà di Caravaggio Stampa E-mail
Oltrecultura: Eventi Arti Figurative - Oltrecultura: Eventi Arti Figurative
Scritto da Marisa Paladino   
Domenica 19 Febbraio 2017 16:57

Il tour di Vittorio Sgarbi in Caravaggio partito nel 2015 è una maniera, ormai, che non sorprende, anzi risulta molto gradita al pubblico. Una conferenza-spettacolo per avvicinarsi alla storia, alla filosofia, in questo caso all'arte, attraverso la competenza e la comunicativa dell'oratore di turno.
La conferma anche a
Salerno, dove il noto critico è andato in scena al Teatro Verdi il 17 febbraio 2017, un tutto esaurito, merito di questo istrionico affabulatore che racconta la vita del pittore lombardo attraverso le sue opere, in una prospettiva anticonvenzionale, rendendo del tutto contemporaneo il Seicento. Caravaggio,infatti, ha legami ideali con Pier Paolo Pasolini, influenza l'autore di Scritti corsari che ebbe la sua “folgorazione figurativa” proprio ascoltando a Bologna le lezioni di Roberto Longhi, a sua volta uno dei maggiori studiosi di Caravaggio. Vittorio Sgarbi coglie le molteplici comunanze artistiche e di vita, una migrazione a Roma per avere migliori opportunità espressive, il successo e l'inserimento di entrambi nei migliori ambienti romani, un'ossessione mai nascosta per un mondo ai margini, popolato di gente di malaffare e ragazzi di 'vita'.
E non finisce qui, eretici e geniali, cultori di una religiosità
sui generis, capaci di sublimare nell'arte una fame di realtà, moriranno sullo stesso litorale tirrenico, Porto Ercole e Ostia sono infatti l'approdo di destini presagiti e senza scampo.
Sgarbi ha scelto l'orazione di
Moravia ai funerali di Pasolini, (ri)ascoltarla in sala rende lo sgomento della perdita di questo grande artista, morto “nel fiore degli anni”, ebbene, accadde anche a Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. La riflessione ci introduce al tema principale dello spettacolo che grazie ai mezzi tecnici a disposizione, e la visual art di Tommaso Arioso, consente di godere di splendide riproduzione dei dipinti sui tre grandi schermi luminosi.

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Svegliatemi in un mondo più gentile Stampa E-mail
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Scritto da Dadadago   
Lunedì 20 Febbraio 2017 19:45

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Peppi' non è malato da guarire, non è un depravato da rinchiudere o da emarginare, non è un diverso, che vuol dire essere diverso? E poi diverso da chi?, siamo tutti diversi, non è gay, non è una checca, un omosessuale, un finocchio, un frocio “nu ricchiunu”… “Paroli chi fanu pinzà a chissà qualu dimoniu”... “Su tutti sbagliati i paroli pi dici sta cosa”. Peppi' è semplicemente un uomo a cui piacciano gli uomini, ancora oggi (tempo dei diritti sanciti, figurarsi prima!), peccato mortale, da tacere, da nascondere, da mimetizzare, da soffrire in solitudine, in una cultura (?) intrisa di luoghi comuni, di un conformismo mortificante e spiazzante, di pregiudizi atavici, inconcepibili nel terzo millennio dell'era cristiana, di curiosità voyeuriste e modelli testosteronici di finta virilità. Come se un uomo o una donna si potessero giudicare dalla testa in giù, per come vivono l'erotismo e l'amore. In Masculu e fiammina, lungo ed intimo monologo in dialetto calabrese (della zona di confine fra la Calabria e la Basilicata) Saverio La Ruina sceglie con una recitazione pacata, senza mai alzare i toni, con una delicatezza striata di ironia, di parlare con la madre scomparsa, quasi a proseguire un rapporto mai interrotto, pieno di intese segrete e insondabili empatie. Un cimitero innevato, di chissà quale sperduto paesino, luogo in cui predominano il dolore e il silenzio ma anche luogo dove le anime dei vivi continuano ad intessere relazioni profonde con chi non c’è più, una lapide, una foto da spolverare, una rosa rossa, un uomo non ancora vecchio e non più giovane si confessa “al riparo dagli imbarazzi, dai timori di preoccupare”. Un dialogo sempre rimandato, senza alcuna retorica, che tra sprazzi di quotidianità affettuosa, fatta di poche cose, tra zie da accudire e chiacchericcio da piazza, ripercorre la sua vita ferita dal dileggio, dall'ignoranza, dalla violenza verbale e fisica; i suoi amori adolescenziali e dell'età matura, intuiti e rispettati con infinito amore da quella donna protettiva, silenziosa ma segretamente consapevole. Una conversazione dell'anima che narra di complicità non trovate, di incontri con uomini che dopo essere stati con lui dicono: “però u ricchiunu si tu”, di quel senso di diversità e di inadeguatezza sempre presenti come un'ombra. Saverio La Ruina attore regista e drammaturgo nel suo percorso da sempre affronta temi difficili, etici, sociali servendosi spesso dell'idioma della sua terra. La sua denuncia passando da “Dissonorata” a “La Borto”, fino alla violenza casalinga sulle donne di “Polvere”, mantiene i toni dell’impegno, ma senza clamore, senza volgarità quasi sommessamente. In Masculu e fiammina siamo di fronte ad un testo non proprio originalissimo ma delicato e commovente, ad una narrazione semplice, piena di sfumature che invita alla normalità dei sentimenti, al dialogo, al coraggio di confidarsi, all'ascolto senza giudizio in cui ci siamo soltanto persone e non stereotipi. Bellissimo il finale quando Peppi' cercando accoglimento e rifugio, si rannicchia tra la neve, come se fosse il grembo materno (la madre è lì, nella vita e nella morte), addormentandosi (morendo?) in attesa di un mondo più gentile. Meritatissimi applausi per Saverio la Ruina, artista unico, tra i più premiati della scena italiana, peccato che per il maltempo, ci siano stati dei disguidi tecnici che hanno rallentato la performance. Visto sabato 18 febbraio 2017 a Salerno, sala Pasolini. Musiche originali di Gianfranco De Franco, disegno luci Dario De Luca, audio Mario Giordano

Dadadago

 
Maria Gabriella Mariani recital in Salerno Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica © - Cameristica ®
Scritto da Dadadago   
Sabato 18 Febbraio 2017 17:24

 

 Un gradito ritorno, quello della pianista Maria Gabriella Mariani a Salerno per uno splendido recital presso la Sala Bilotti dell'Archivio di Stato. Invitata dalla Associazione Culturale Cypraea la concertista napoletana apprezzata a livello internazionale ha incantato il pubblico con la sua bravura ed un temperamento particolarmente versatile in cui i suoi mezzi pianistici straordinari si coniugano con una capacità espressiva totalmente coinvolgente. Presentarla non è semplice talmente è stata intensa e prolifica la sua attività sino a questo momento, fitta di concerti, incisioni, incontri, progetti e solo per dire ricordiamo tra le sue innumerevoli collaborazioni quelle con Roberto De Simone, il Trio di Trieste e Aldo Ciccolini (di cui è stata allieva a Parigi) al quale ha dedicato una sua composizione “Pour jouer”.
Sì perché sia ben chiaro che in questa donna, dall'apparenza minuta, alberga un vulcano di energia, una personalità esplosiva, quindi non stupisce che abbia scelto di affiancare all’attività di pianista, con successo, quella di compositrice e scrittrice.

Ma veniamo al recital di giovedì 16 febbraio 2017, cominciato con la prima esecuzione a Salerno delle 2 Cadenze per il I e III tempo del Concerto per pianoforte e orchestra in Re minore K.466 di Mozart (1785) di Roberto De Simone composte in giovane età (1947) nelle aule del Conservatorio San Pietro a Majella e da lui affidatele in occasione del Concerto-Spettacolo “261 ma non li dimostra”.
La pianista, dotata oltre che di una tecnica impeccabile, soprattutto di una poliedrica profondità espressiva, sfoggia mani piccole ma sempre agili, veloci e precise, dal tocco vigoroso e, quando la partitura lo richiede, carezzevole e ricco di nuances. Bel suono, grande pathos e accattivanti dinamiche nelle due splendide proposte chopiniane
: la seconda Sonata in si bemolle minore op. 35, scritta nel 1839 contenente nel terzo tempo la Marcia funebre, già composta nel 1837 ed inserita in questo lavoro come momento psicologico centrale, attorno al quale si articola tutto il resto; la terza Sonata in si minore op. 58 risalente al 1844, la più ampia, che insieme alla prima Sonata in do minore op. 4 del 1828 costituiscono il maggiore impegno compositivo del musicista polacco.
A chiudere è un fluire di emotività, una toccante esposizione di un mondo introspettivo che si annidano tra le battute di una sua composizione Ologramma. Tema e variazioni ed improvviso finale del 2015 in prima esecuzione assoluta. Nata su “commissione” di Roberto De Simone è una densa scrittura viscerale in cui la padronanza strumentale amplifica le melodie intrise di cultura partenopea e romanticismo, costruita su di un tema ispirato a reminiscenze napoletane che si sviluppa in variazioni cicliche sino al finale lasciato ad ogni esecuzione alla estemporaneità del momento.
L'artista ha ripagato completamente le aspettative del pubblico che a sua volta l'ha a lungo applaudita, non ci resta che... aspettare di riascoltarla! Sarà un piacere.

Dadadago

 

 

 

 

 

 

 
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