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Oltrecultura - Periodico di Informazione, Spettacolo e Cultura
Divertimenti da camera à Violino e Violoncello di eccellentissimi autori Stampa E-mail
Oltrecultura: Eventi Musica © - Cameristica ®
Scritto da Emma Amarilli Ascoli   
Giovedì 09 Febbraio 2017 14:17

Lunedì 13 febbraio 2017, alle ore 18.00, nella Sala del Toro Farnese del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il duo costituito da Enrico Parizzi (violino barocco) e Rebeca Ferri (violoncello barocco) si esibirà in un concerto, ad ingresso libero, dal titolo “Divertimenti da camera à Violino e Violoncello di eccellentissimi autori”, dedicato ai compositori di fine '600 attivi tra Bologna, Modena e Napoli.
Si tratta del quarto appuntamento del Festival Barocco Napoletano, rassegna alla sua prima edizione, sotto la presidenza del dott. Massimiliano Cerrito e la direzione artistica del maestro Giovanni Borrelli.
Il concerto si apre e si chiude rispettivamente con la “Sonata a Violino e Violoncello obbligato” di Clemente Bernardi Rozzi e la “Sonata XII opera I” di Bartolomeo Laurenti.
Il termine “Sonata” nasce nel periodo Barcocco per indicare la musica prettamente strumentale in opposizione a quella vocale, denominata genericamente sotto il termine “Cantata”. La struttura della Sonata barocca non è individuabile facilmente, è però caratterizzata da una tendenza monodica, in opposizione a quella polifonica del periodo precedente, e dal contrasto delle sezioni di cui si compone, contrasto dal quale si svilpperanno i “movimenti”.
Inizialmente le “Sonate” vennero scritte “per ogni sorte d'istromento” ma ben presto le designazioni specifiche dimostrarono il predominio dell'esemble costituito da Violino e Violoncello.
Le tecniche utilizzate per la composizione delle “Sonate” furono riprese da altre forme musicali come il “Ricercare”, tecnica di improvvisazione contrappuntistica, come anche i bassi ostinati su i quali immprovvisare variazioni, quali ad esempio il “Ruggero” o ancora riprendendo la struttura dei brani vocali, le “Arie”.
La scelta di incorniciare tra le due Sonate esempi di queste forme musicali, all'interno del programma, rende il concerto interessante per coloro i quali volessero avvicinarsi alla musica barocca e conoscere le origini della forma musicale più antica ancor oggi in uso.
L'occasione è particolarmente meritevole d'attenzione anche per la presenza di due specialisti ed eminenti interpreti della prassi d'epoca.

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La supremazia della voce: I Tallis Scholars Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica © - Cameristica ®
Scritto da Katia Cherubini   
Venerdì 03 Febbraio 2017 00:09

La sera di mercoledì, 1 febbraio 2017, per il cartellone dell’ Associazione Scarlatti, il pubblico napoletano ha potuto ascoltare uno dei concerti più suggestivi fra quelli proposti nella stagione 2016/17.
Protagoniste le purissime voci dei Tallis Scholars che, sotto
la direzione del loro fondatore, Peter Phillips, nominato nel 2005 Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres dal Ministero della Cultura francese, come riconoscimento del lavoro dedito alla ricerca e all’esecuzione della polifonia rinascimentale, hanno attraversato un arco di tempo che da Peter Philips è arrivato ad Arvo Pärt, dal Cinquecento ad oggi.
I Tallis Scholars costituiscono uno dei più illustri gruppi polifonici del mondo, h
anno avuto l'onore di essere invitati a cantare nella Cappella Sistina, in occasione dell'inaugurazione del restauro degli affreschi di Michelangelo.
Nato nel 1973, specializzato nel canto senza strumenti, che a partire dal nome, ispirato al compositore inglese elisabettiano Thomas Tallis, il gruppo ha raggiunto l’apice nella tessitura delle voci “a cappella”, s
oprattutto nella brillantezza del timbro e nella qualità delle voci adatte al repertorio rinascimentale, dalla perfetta intonazione dove non viene tralasciato alcun dettaglio rendendo chiara la percezione dei testi.
H
anno presentato un intenso programma, confermando sempre di più i risultati del loro peculiare lavoro dedito al raggiungimento di una purezza e chiarezza del suono, base di un repertorio che dai classici inglesi come William Byrd, Thomas Tallis e John Taverner, passando per la scuola italiana di Palestrina e Allegri arriva fino al minimalismo musicale del contemporaneo Arvo Pärt, uno dei più grandi musicisti viventi, e che s’adatta perfettamente alle emozioni più profonde degli ascoltatori, favorendo quel guardarsi dentro che ognuno di noi regala a se stesso nel momento in cui si pone in ascolto di suoni o melodie carezzevoli e dolcissime, non aggressive e prepotenti, ma portatrici di un senso spirituale ( quello di Pärt è definito, appunto, “minimalismo sacro”).

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Olli Mustonen live a Bologna Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica © - Sinfonica ®
Scritto da Francesco D' Agostino   
Sabato 04 Febbraio 2017 15:14

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Olli Mustonen è un versatile, eccellente pianista finlandese acclamato in tutto il mondo, non nuovo ai palcoscenici italiani, anche se non spesso, tra vari concerti internazionali, sale discografiche (la sua incisione per la Decca dei Preludi di Shostakovich e di Alkan è stata premiata con l’Edison Award e il Gramophone Award), masterclass, si esibisce anche qui da noi. Per chi non lo conoscesse c'è da dire che la sua formazione (ha iniziato i suoi studi di pianoforte, clavicembalo e composizione all'età di cinque anni!) e la sua competenza musicale gli consentono di rivestire un triplice ruolo, ovvero compositore, strumentista nonché direttore d'orchestra. E dunque Olli Mustonen nella serata del 3 febbraio 2017 al Teatro Comunale di Bologna si è proposto in questa veste artistica, con un programma interessante, che ha messo in luce, nei diversi momenti, i suoi tre “volti”.
Il recital è cominciato proprio con una sua composizione titolata Triptyykki (“Trittico”), che aveva originariamente concepito nel 2014 per tre violoncelli a cappella, su commissione di Sam Steppel in memoria della moglie defunta, violoncellista dilettante, e che l'anno seguente aveva poi trascritto per orchestra d’archi su richiesta della Helsingin Juniorijouset (Orchestra d'archi giovanile di Helsinki). L'occasione era data dalle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della fondazione dell’Itä-Helsingin Musiikkopisto (Istituto Musicale di Helsinki Est). In Triptyykki, diviso nei tre movimenti Misterioso, Furioso e Ad astra, è percepibile la lezione del compositore finlandese Einoiuhani Rautavaara, scomparso lo scorso anno, di cui Mustonen è stato allievo sin da giovanissimo. Il Trittico misterioso, intenso, bellissimo e applauditissimo presenta le abilità di Mustonen alternando suoni arcani, atmosfere eteree nel primo movimento (diretto quasi in maniera mistica, con gestualità ampia ed enfatica) e ritmica energetica nel secondo con i contrabbassi a scandire la pulsazione di sottofondo, mentre altezze estatiche si mescolano ad aspre dissonanze in Ad astra.
Poi è la volta del mozartiano Concerto in Do Maggiore K. 503 del 1786 leggermente sottovalutato dai musicologi, che incarna un momento di trasformazione stilistica e professionale del Divino Salisburghese, evidente anche dalla maestosità del lavoro, di proporzioni quasi “sinfoniche”, con il primo movimento ampio e splendido, di eccezionale complessità, che è segnato anche dalla perfetta integrazione fra la scrittura orchestrale e quella pianistica (Allegro maestoso, di 432 battute, il più lungo che Mozart abbia scritto) in cui il pianoforte ha un respiro virtuosistico che già preconizza gli sviluppi del pianismo beethoveniano; e dove i rapporti tra “solo” e “tutti” sono portati ad un livello di grande potenza sonora. Diciamolo subito è un Mozart come non ti aspetti: una lettura in cui la sua straordinaria tecnica abbonda di staccati, sforzati, tocco veemente, vigoroso (forse troppo), senza dubbio una interpretazione molto personalizzata che può destare qualche perplessità sul rapporto essenza della partitura/scelta esecutiva. Più raccolto e dolcemente cantabile il movimento lento, l'Andante in Fa Maggiore, aperto da una introduzione orchestrale che presenta due temi, il primo di carattere toccante, il secondo più galante che viene ripresa ed ampliata dal pianoforte; e piena di bagliori e ombre nella finale animato, l'Allegretto che riporta in luce le risorse del solista, staccato in maniera vorticosa. Molto attento alla direzione Mustonen cerca ed ottiene il dialogo orchestrale anche se il pubblico sembra aver gradito di meno, rispetto alla prima proposta questo Concerto, a cui ha fatto seguito un solo di una invenzione di Bach.
Stimato tra i maggiori interpreti della musica di Sergej Prokofiev, Mustonen ha scelto di dirigere la Sinfonia n.6 in Mi bemolle minore op.111 del 1947, opera importante nella produzione del compositore russo, che ha avuto fortune alterne. La complessità, la profondità e la cupezza si deve in parte ad alcune soluzioni formali adottate dall'autore e dai bruschi contrasti fra i movimenti ed anche se non mancano momenti di distensione lirica lo sfondo è drammatico, doloroso.
L'orchestra del Teatro Comunale di Bologna rinfoltita da ottoni, varie percussioni e celesta, guidata dall'esuberante Maestro, nei tre movimenti Allegro moderato, Largo, Vivace curati nelle gradazioni dinamiche raffinate, ridisegna il mondo sonoro dell'autore, il pathos dei momenti cantabili contrapposti a quelli ritmico percussivi, la tavolozza timbrica, le ondate di potenza sonora, il carattere inquieto sino al fantastico e trascinante finale. 
Un recital di successo, applauditissimo per un artista di grande spessore ed energia, mai scontato, originalissimo, assolutamente da ascoltare (possibilmente Live).

 

Francesco D'Agostino

 

 
Ricordando Aldo Ciccolini: emozione, commozione e le note di Yves Henry Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica © - Cameristica ®
Scritto da Emma Amarilli Ascoli   
Domenica 05 Febbraio 2017 23:58

La didattica non è tutto, Elsa Evangelista, direttore del Conservatorio di Musica San Pietro 'a Majella di Napoli, lo sa bene e da anni affianca alle lezioni frontali produzioni artistiche degli allievi e collaborazioni con solisti di fama internazionale.
Tra le ultime iniziative, promosse dal direttore, vi è quella di invitare solisti e docenti dei più importanti istituti europei per tenere masterclass rivolte anche a studenti esterni, a conclusione delle quali i docenti si esibiscono in concerti gratuiti ed aperti al pubblico.
Queste lodevoli iniziative fanno di San Pietro a Majella un polo artistico e culturale di rilievo; la Sala Scarlatti sempre affollata di pubblico testimonia del seguito e dell'apprezzamento degli eventi.
Il Conservatorio conserva la sacralità di un Tempio, ma si apre al pubblico e il concerto memorial per Aldo Ciccolimi, Maestro immenso per arte e per qualità umane ha voluto anche mettere in evidenza aspetti di “servizio” quasi di “sacerdozio”, cui sono chiamati i musicisti ponendosi al servizio della Musica.
Al suo celebre allievo, a due anni dalla sua scomparsa, il Conservatorio ha dedicato il concerto del 4 febbraio 2017, tenuto nella Sala Scarlatti da Yves Henry, a conclusione della sua masterclass per pianoforte.
A rendere ancora più emozionante questo concerto-evento, la notizia del recente acquisto, da parte del Conservatorio, del Pianoforte Gran Coda Shigeru Kawai che il maestro Ciccolini amava suonare nei suoi concerti e che nel 2007, proprio nella Sala Scarlatti, aveva firmato e dedicato a Francesco Cilea il quale, in qualità di direttore del Conservatorio, gli donò una dispensa speciale per essere ammesso nell'istituto alla giovanissima età di nove anni.
Il Pianoforte, inaugurato proprio il 4 febbraio da Yves Henry, era già stato suonato nella Sala Scarlatti da Aldo Ciccolini il 20 dicembre 2012 quando Elsa Evangelista gli consegnò il Premio “San Pietro a Majella” allora da poco istituito.

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Minetti ultimo atto Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Prosa © - Oltrecultura: Recensioni Prosa ®
Scritto da Dadadago   
Venerdì 03 Febbraio 2017 14:37

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Un lungo monologo, testamento spirituale di un vecchio artista che soffre la condizione straniante dell'essere attore e si interroga sulle relazioni che questi instaura con il personaggio, con l'autore, con il pubblico. Bernhard Minetti attore tedesco di origini italiane é stato un grande interprete di teatro del Novecento, considerato un mito anche “se la fama gli arrivò tardi, dopo i sessanta anni, quando fece il salto di qualità da buon commediante a mostro sacro” (Franco Quadri) e lo scrittore Thomas Bernhard, che lo ha avuto come interprete di alcuni suoi testi, nel 1976 ha scritto proprio per lui Minetti (sottotitolato Ritratto di un artista da vecchio scritta in versi in tre scene e un epilogo, qui nella versione italiana di Umberto Gandini). Attraverso la vicenda del decadente attore che decide di tornare, dopo trentadue anni di esilio, sul palcoscenico per l’ultima volta nel ruolo del Re Lear shakespeariano con la maschera creata apposta da James Ensor (pittore del secondo Ottocento che ha criticato aspramente con le sue opere, la società del tempo), la scrittura drammaturgica non biografica, si rivela una acuta e profonda riflessione sull'Arte, sul senso del teatro ormai attualmente consolatorio, di intrattenimento, sulla radicalità attoriale di fronte al mondo inebetito, in cui non si lesinano giudizi corrosivi su una società superficiale e vana, palcoscenico di uomini in cerca di continue distrazioni.

Questa è l’opera drammaturgica che al meglio evidenzia attraverso il travaglio dell’attore, le idiosincrasie ed il pensiero dello scrittore austriaco, una commedia “che scommette su un’idea provocatoria: mostrare che l’Attore è l’Uomo e che il Teatro si fa autoritratto del Mondo, anche quando entrambi, come in questo caso, raccontano la loro fatale caduta.” 

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