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Oltrecultura - Periodico di Informazione, Spettacolo e Cultura
“La GIOSTRA, l’eccezione E’la regola”:Intervista ad Anna Gesualdi e Giovanni Trono. Stampa E-mail
Oltrecultura: Eventi Prosa ©
Scritto da Ilaria Sorrentino   
Venerdì 04 Settembre 2009 00:59

 

TeatrInGestAzione è un gruppo di intervento teatrale che si occupa di ricerca e formazione, pedagogia dell'attore e della creazione scenica, contaminazione artistica, produzione indipendente di spettacoli. Promuovere l'arte come veicolo di educazione civile e sensibilizzazione alla diversità come risorsa, in contesti e realtà caratterizzate dal disagio sociale: questa è l’ idea dei fondatori, Anna Gesualdi e Giovanni Trono, responsabili del Laboratorio Permanente di Espressione Teatrale con gli internati ospiti dell'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa. Con lo spettacolo 'La Giostra - l'eccezione E' la regola', alla XXIX edizione del Festival Internazionale di Teatro Benevento Città Spettacolo - direzione Enzo Moscato. Già ospiti (in qualità di attori e registi) in diverse rassegne e festival tra cui: Spoleto - Festival dei Due Mondi; Napoli - Festival della Luna Piena; Gubbio - Altro Cioccolato; Napoli - Il Carcere Possibile III e IV edizione (Mercadante Teatro Stabile di Napoli); Montepulciano - Cantiere Internazionale d'Arte. Sono chiamati alla docenza nel corso Operatori teatrali in aree disagiate e strutture carcerarie nel progetto FormArt Lavoro, Scuola per i Mestieri dello Spettacolo. Riuniscono a Napoli un gruppo di artisti, con l'obiettivo di elaborare assieme una nuova poetica della scena che segue uno stile di lavoro basato su un'estetica della sobrietà, della povertà dei mezzi, sulla ferrea disciplina del preparazione e sulla costanza del lavoro collettivo.

La Giostra”…

È la storia di un viaggio di sola andata. Compagni per forza e non per scelta; eccezioni dominate da una sola regola: la legge è uguale per tutti, ma non tutti sono uguali per la legge.

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I vincitori del Premio Napoli 2009 - Provocazione e Denuncia: vince la saggistica Stampa E-mail
Oltrecultura: Eventi Culturali ©
Scritto da Marisa Paladino   
Domenica 08 Novembre 2009 22:04
Dopo le ultime settimane di incontri tra autori e pubblico la 55esima edizione del Premio Napoli il 7 novembre 2009 ha proclamato i libri vincitori, scelti da oltre 2000 lettori e giurati distribuiti sul territorio nazionale ed estero, da cornice la splendida Basilica di San Francesco da Paola in Piazza Plebiscito .
Oltre mezzo secolo la prima edizione, era il 1954 e furono premiati Cardarelli e Buzzati, oggi il Premio vive la sua maturità con rinnovata progettualità e sempre più collegato ai molteplici ed eterogenei tessuti della città, lontano dai riflettori mediatici e da polemiche che spesso travolgono i concorsi letterari e con una maggiore freschezza ed un minore profumo di lobby editoriali, forse ciò dovuto alla formula di selezione dei libri (giuria tecnica) ed al voto finale partecipato.
A presentare l'evento Lorenzo Paolini, voce nota della rubrica radiofonica di Radiotre Fahrenheit, che ha condotto con semplicità e scorrevolezza, presenti tutti gli scrittori vincitori da parte della giuria tecnica, Franco Arminio, Alessandro Leogrande e Luigi Trucillo per la Letteratura Italiana e Avrahm Burg, Robert P. Harrison e Charles Simic per la Letteratura Straniera, secondo il marchio distintivo del Premio che vuole gli scrittori in città, alcuni giorni prima della premiazione, per dibattiti ed incontri.
Sono stati alcuni dei membri della giuria tecnica a tratteggiare i profili di ogni libro creando una sorta di atlante cartografico, utile in questo viaggio attraverso le diverse scritture. Si inizia con gli italiani e la raccolta del napoletano Luigi Trucillo "Darwin" Ed. Quodlibet, diario poetico dell'intuizione ha segnano l'avventura, umana e della creazione, prendendo spunto dalla modernità di un personaggio come Darwin e del suo brigantino Beagle in viaggio ad osservare e stupire dei cicli vitali.
Poi la "paesologia" dello scrittore irpino Franco Arminio con il "Vento forte tra Lacedonia e Candela" Ed. Laterza che dà voce, in questa l'Italia dei mille campanili, ai paesi meno noti e 'disertati' da emorragie demografiche, con una prosa che antepone allo scrittore la dimensione di un vero poeta dell'immagine.

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La brillantezza della pura tecnica classica: Suki Schorer racconta Balanchine Stampa E-mail
Oltrecultura: Eventi Danza
Scritto da Tonia Barone   
Sabato 07 Novembre 2009 22:49

 

La presentazione del libro Suki Schorer e la tecnica Balanchine edito in Italia da Gremese, può divenire un appuntamento con la storia contemporanea della danza.
Parteciperà alla presentazione del libro proprio Suki Schorer lunedì 9 novembre alle ore 17.30 presso il Teatro Ruskaja dell’Accademia Nazionale di Danza.
Suki Schorer è una testimone dell’evoluzione della danza classica, in quel puro stile Balanchiniano, che ha trasformato la tecnica ottocentesca non solo dal punto di vista delle abilità del danzatore ma soprattutto interpretative della pura tecnica.
Suki Schorer giovanissima entrò New York City Ballet e nel 1960 ne divenne prima ballerina, interprete principale delle creazioni di Balanchine che creò per lei differenti composizioni che evidenziavano la brillantezza della sua tecnica, specialmente nell’allegro.
In Suki Schorer , Balanchine notò una predisposizione per l’insegnamento, poiché ricordava e motivava la differenza di un passo creato per una danzatrice e non per un’altra.
In questo suo libro Suki Schorer e la tecnica Balanchine l’autrice esprime la pedagogia balanchiniana per i danzatori adulti. Suki Schorer descrive in questo libro i suoi 30 anni accanto a Balanchine da cui fu scelta personalmente e che affiancò nelle sale della School of American Ballet e nelle masterclass per la storica dance company americana.

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Un omaggio a Edith Piaf e alle atmosfere di un'epoca Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica ©
Scritto da Emanuela Dal Pozzo   
Domenica 08 Novembre 2009 14:28
Venerdì 6 novembre 2009 ,presso la sala Maffeiana del Teatro Filarmonico di Verona la cantattrice Anna Maria Castelli, accompagnata da “I Virtuosi Italiani”, ha proposto una serata dedicata alla grande Edith Piaf, icona della musica francese, la cui presenza sulla scena della canzone, ha segnato un'epoca. La serata, dal titolo “Sous le ciel de Paris”- Omaggio ad Edith Piaf, che ha visto l'affluenza di un copioso e attentissimo pubblico, è stata premiata con numerosi applausi e richieste di bis alla bravissima cantante e attrice Anna Maria Castelli, che ha saputo interpretare con grande maestria, professionalità ed eccezionale sensibilità , non solo alcune canzoni della cantante scomparsa prematuramente nel 1963, conosciute e meno, ma anche far rivivere, attraverso le atmosfere dei brani e il carisma del proprio personaggio, la magia di un'epoca.
Chiamata “il passerotto”, per la sua struttura fisica esile e minuta, Edith Piaf ha rappresentato con forza vocale ed espressiva l'inquietudine di un'epoca, suffragata da un'esistenza ricca di drammi e situazioni sfortunate come la propria.
Come la stessa interprete ha sottolineato, nel presentare i diversi pezzi, cercando di delineare la figura di Edith Piaf nell'arte come nella vita, le sue canzoni, drammatiche, passionali o leggere, arrivavano al cuore della gente che riconosceva in lei tanto le proprie frustrazioni quanto il desiderio di riscatto nella prospettiva di un futuro ricco di possibilità.
Anna Maria Castelli, senza mai “rinunciare” alla propria identità artistica, dalla grande forza espressiva e carismatica, ha anche interagito perfettamente con il pubblico, gli strumenti e i musicisti in scena, rendendo calda e comunicativa la propria presenza.
Gli originali e interessanti arrangiamenti del Maestro Alessandro Palazzani sono stati abilmente eseguiti da “ I virtuosi italiani”, diretti dal Maestro Alberto Martini e con Massimo Mercelli al flauto, Simone Guiducci alla chitarra e Thomas Sinigaglia alla fisarmonica.
Anna Maria Castelli, che è stata considerata una delle prime voci al mondo Jazz e per questo invitata nel '96 e nel '97 al Montreaux Jazz Festival, attualmente spazia nei più diversi generi musicali: dal pop, alla musica etnica latino americana, dal tango di Astor Piazzolla alla musica americana di Porter e Gershwin, grazie alla sua duttilità vocale, alla straordinaria capacità interpretativa e alla possibilità di cantare in sei lingue. E' particolarmente attiva in Teatro con collaborazioni importanti, dal Premio Oscar Luis Bacalov, a Giorgio Albertazzi, a Omero Antonutti.
Ha rappresentato l'Italia al Festival internazionale della Musica in Turchia e in Lituania, ha presentato in prima mondiale assoluta l'Opera du Pavre, un'opera inedita del poeta e compositore francese Leo Ferrè e ha visitato oltre 30 nazioni con un progetto dedicato ai cantautori della scuola genovese: De Andrè, Tenco, Lauzi, Conte.
Ha recentemente ricevuto il premio Portovene Donna, già dato a donne di spicco come Rita Levi Montalcini e Dacia Maraini e il dicembre scorso è stata insignita dal Presidente della Repubblica dell'Onorificenza di Cavaliere dell' “Ordine al Merito della Repubblica Italiana”.

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Portare in scena il proprio mito e umanizzarlo: Mikhail Baryshnikov e Ana Laguna Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Danza ©
Scritto da Tonia Barone   
Venerdì 06 Novembre 2009 11:53


Quando un mito decide di andare in scena nella sua nudità contemporanea squarcia le menti del pubblico, si dis-vela nella sua umanità, nell’inesorabile scorrere del tempo. Lui/lei consci dei limiti e del nuovo corso, il pubblico alla ricerca del passato, come se tutto venisse impresso nella gelatina della pellicola della memoria, in una istantanea immutabile nel tempo.
Three solos and a duet, lo spettacolo in scena dal 3 al 6 novembre 2009 al Teatro Politeama di Napoli per la stagione di balletto del Teatro di San Carlo, ci propone, nella sua scarna essenzialità, il racconto di due danzatori del novecento, che sono stati capaci con le loro abilità tecniche e interpretative, di modificare il gusto del pubblico e, soprattutto di ammaliarlo: Mikhail Baryshnikov e Ana Laguna.
Due miti della danza con un percorso di ricerca personale differente. Ana Laguna ha sempre lavorato nell’abito della danza contemporanea delle grandi compagnie del nord Europa il Culberg Ballet e qualche incursione nel Nederlands Dans Theater, danzatrice maestosa delle coreografie create per lei da Mats Ek, soprattutto, e da coreografi come Kylian, Bejart, Duato, Forsythe, solo per citarne alcuni.
Mikhail Baryshnikov dalla matrice classica, per la sua insaziabile curiosità , lancia una sfida alla danza contemporanea statunitense, misurandosi anche con la possibilità di recitare dietro una macchina da presa, mediando il contatto con il pubblico.
Ad accomunare professionalmente i due artisti è la orte passione per la divulgazione della danza sia attraverso il video che con la creazione di Fondazioni come il Baryshnikov Arts Center, fondato nel 2005, un luogo dove  viene data  voce ad artisti emergenti e non, in differenti ambiti, che possono confrontarsi e creare un spazio di riflessione e produzione.

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