Ediz. n.242 - 09.10.16

Partnership

Sostieni
Oltrecultura
e sarai visibile a  1 milione di  contatti !
scrivi a
commerciale


di mary
Via Oslavia , 44 - 00195 Roma
 +39 063208224
lallegrettodischi@yahoo.it


minabottesini@libero.it

+39 3392394093

 

 

 


Luigi Petrosino - Grafico e Pittore

 

Bottega Federiciana delle Arti

 

 

Dove saremo

Area Riservata

Chi è online

 22 visitatori online
Oltrecultura - Periodico di Informazione, Spettacolo e Cultura
L'alba sinfonica del secolo breve per il debutto di Juraj Valčuha Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica © - Sinfonica ®
Scritto da Katia Cherubini   
Martedì 13 Dicembre 2016 13:35

Debutto ufficiale sul podio del Lirico napoletano del quarantenne maestro slovacco Juraj Valčuha, come Direttore Musicale Principale del Teatro di San Carlo, domenica 11 dicembre 2016, alle ore 18, in un concerto fuori abbonamento che ha visto la presenza di un folto pubblico di giovani studenti del Licei musicali della Campania e dei partecipanti ai Laboratori di formazione del San Carlo. “ Un buon auspicio per un debutto avere spettatori giovani e giovanissimi”, secondo il Direttore.
Un meraviglioso progetto per il Sociale, quello del Teatro : grazie al sostegno di Generali Italia, infatti, che ha adottato l’Art Bonus, sconto fiscale a beneficio di imprese e cittadini che effettuano donazioni alle fondazioni culturali italiane, i giovani under30 partecipanti ai laboratori di formazione del Teatro di San Carlo (SanCarlini Lab, Doposcuola in Movimento, Laboratorio Coro di Voci Bianche e Orchestra Academy Lab) hanno potuto prendere parte al concerto con un
semplice diritto di prenotazione di 5 euro: Generali Italia, infatti, ha coperto il costo del biglietto per consentire loro di assistere ad un evento così speciale.
Speciale anche la scelta del repertorio: Passacaglia op.1 di Anton Webern e Sinfonia n. 5 di Gustav Mahler. Non il solito programma sinfonico classico, bensì il direttore ha puntato su partiture “ in cui è come se tutti fossero prime parti - ha commentato Valčuha durante un’intervista – e sarà anche occasione per ascoltare e fare apprezzare la grande qualità dei professori d’orchestra”.
Di Anton von Webern (Vienna 1883 - Mittersill, Salisburgo 1945) Stravinskij scriveva: “Destinato al fallimento totale in un sordo mondo di ignoranza e indifferenza, egli inesorabilmente continuò a intagliare i suoi diamanti, i suoi abbaglianti diamanti, delle cui miniere aveva una conoscenza perfetta.”. Egli iniziò gli studi di composizione con A. Schönberg e di quale importanza fosse stata la lezione di Schönberg, fu Webern stesso a riconoscerlo in uno scritto del 1912: «Schönberg non insegna alcun stile, non predica l'impiego né di mezzi vecchi né di mezzi nuovi. Il Maestro esige anzitutto che l'allievo, negli esercizi che prepara per le lezioni, scriva non note qualsiasi, tanto per eseguire un compito di scuola, ma parta da un'esigenza espressiva: insomma, che egli effettivamente "crei" sin dai primi inizi della composizione musicale.
Tutto ciò che poi Schönberg spiega all'allievo, basandosi sul lavoro di questo, risulta organicamente dal lavoro stesso; egli non aggiunge nessun altro insegnamento dall'esterno: così educa effettivamente alla creazione. Ciò significa portare alla massima sincerità verso se stessi. Giacché una educazione di questo tipo coinvolge anche tutti gli altri campi della vita umana, oltre a quello puramente musicale
».
Dopo diversi lavori rimasti inediti, ma di notevole rilievo espressivo e di ispirazione tardo romantica, Webern scrisse la Passacaglia per orchestra e ritenne di presentarla come op. 1, in quanto segnava l'inizio di quel cammino “
verso la nuova musica” che lo avrebbe visto protagonista di una delle maggiori rivoluzioni del linguaggio musicale di tutto il Novecento e che racchiudeva in sé l’interiore solitudine dell’uomo del Novecento perennemente in conflitto con la realtà che viveva.
«
La Passacaglia segna un momento di sintesi conclusiva delle esperienze giovanili e un congedo dal mondo del tardo romanticismo. La scelta della severa forma barocca è un omaggio a Brahms (che con una passacaglia aveva concluso la sua Quarta Sinfonia), ma si avvertono, nella straordinaria ricchezza coloristica e nella appassionata intensità dell’ op. 1, varie suggestioni del clima musicale di fine secolo» (Paolo Petazzi).
Si tratta di un lavoro saldamente impiantato sulla tradizione barocca per la forma, su quella classica per lo stile e su quella romantica per la sensibilità armonica e timbrica, ma che racchiude, nonostante ciò, molti tratti tipici di un Webern più maturo, per esempio l'estrema concentrazione del materiale sonoro e delle sue elaborazioni in rapporto alla durata, di circa dieci minuti, e all'organico che ripropone quello della grande orchestra ottocentesca, con un concetto di “melodia” che viene trasformato in una frantumazione dell’idea musicale fra i diversi strumenti dell’orchestra formando una vera e propria “melodia di timbri”.

Leggi tutto...
 
“Avete paura, e vorreste farne?” I Giganti della Montagna Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Prosa © - Oltrecultura: Recensioni Prosa ®
Scritto da Francesco D' Agostino   
Lunedì 12 Dicembre 2016 18:10

 

alt 

 

Casa del Contemporaneo ha ospitato alla Sala Pasolini di Salerno sabato 10 e domenica 11 dicembre 2016 l’ultima opera di Luigi Pirandello, nell’adattamento di Roberto Latini, versione radio\edit.
Lo spettacolo arriva dopo una lunga tournée e molti riconoscimenti: dal Premio della Critica 2015 (ANCT), al premio Premio Ubu 2015 come miglior progetto sonoro o musiche originali all'autore Gianluca Misiti.
I Giganti della Montagna rappresentato postumo nel 1937, è l'ultimo dei capolavori pirandelliani ed è incompleto per la morte del drammaturgo siciliano.
«Sono sempre stato molto affascinato per il non finito, non concluso
- scrive Roberto Latini nelle note di regia -. Ho sempre avuto una grandissima attrazione per i testi cosiddetti incompiuti. Mi sembrano da sempre così giusti rispetto al teatro. L'incompiutezza è per la letteratura, per il teatro è qualcosa di ontologico. Trovo perfetto per Pirandello e per il Novecento che il lascito ultimo di un autore così fondamentale per il contemporaneo sia senza conclusione. Senza definizione. Senza punto e senza il sipario di quando c'è scritto - cala la tela.I Giganti della Montagna è un testo che penso si possa permettere ormai il lusso di destinarsi ad altro possibile. Dopo le bellissime messe in scena che grandissimi registi e attori del nostro Teatro recente e contemporaneo ci hanno già regalato, penso ci sia l’occasione di non resistere ad altre tentazioni. Provarci, almeno. La compagnia di attori che arriva alla villa della Scalogna sembra avere, in qualche forma, un appuntamento col proprio doppio. Cotrone e Ilse stanno uno all'altra come scienza e coscienza, gli stessi Giganti, mai visti o vedibili, sono così nei pressi di ognuno da poter immaginare come proiezioni di sé. Voglio immaginare tutta l'immaginazione che posso per muovere dalle parole di Pirandello verso un limite che non conosco. Portarle “al di fuori di tempo e spazio”, come indicato nella prima didascalia, toglierle ai personaggi e alle loro sfumature, ai caratteri, ai meccanismi dialogici, sperando possano portarmi ad altro, altro che non so, altro, oltre tutto quello che può sembrare. Se i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo, per andare appena oltre, per provarci almeno, devo muovere proprio da quelli».

Leggi tutto...
 
L'orchestra di Piazza Vittorio è al Verdi di Salerno con la sua 'Carmen' Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica © - Lirica ®
Scritto da Marisa Paladino   
Domenica 11 Dicembre 2016 12:41

 

Un'orchestra unica nel nostro panorama musicale, artisti dal background diverso e culture che si incrociano in questa esperienza dove i confini non separano ma uniscono. Nata a Roma nel 2002 l'Orchestra di Piazza Vittorio, dopo il successo del Flauto Magico di Mozart rivisitato in chiave etno-pop, scommette questa volta su un'opera lirica molto amata come Carmen di George Bizet. Mario Tronto, direttore artistico e regista, ha curato con Leandro Piccioni gli arrangiamenti mentre il libretto è stato adattato da Serge Valletti, così la ricchezza della materia musicale e drammaturgica è diventata un'eredità rigenerata, in chiave etnico-pop, conservando un rinnovato fascino. Al Teatro Verdi di Salerno l'8 dicembre 2016 la diversa musicalità espressiva ha costruito su nuove geografie sonore una ridda di alchimie ritmiche e recitative, e uno stupefacente intreccio di lingue, spaziando dal francese, all'arabo e al brasiliano, pur in una comprensione non definita, hanno creato la suggestione di una trama narrativa emozionante.
La leggerezza sfrontata e passionale di Carmen, gitana volitiva e seducente, ma anche tenera negli abbracci e nella domanda di amore, ha incrociato, ancora, la debolezza titubante di José, un soldato disertore per amore e vittima di incontrollabili sentimenti, a far rivivere il fatale incontro un'appezzata interprete della reagge music italiana
Mama Marjas e la saudade del brasiliano Evandro Dos Reis scandita dal suono tipico del cavaquinho.

Leggi tutto...
 
Fotografia in bianco e nero di un salotto borghese: Francesco Paolo Tosti (1846-1916) Stampa E-mail
Archivio © - Approfondimenti ®
Scritto da Mariapaola Meo   
Mercoledì 07 Dicembre 2016 13:58

Conservatorio di Musica

San Pietro a Majella

di Napoli

ISTITUTO DI ALTA FORMAZIONE MUSICALE

 

 Dipartimento di Canto

Laurea di I Livello

 

Tesi di Laurea

Fotografia in bianco e nero

di un salotto borghese:

Francesco Paolo Tosti

(1846-1916)

 

Relatore

Ch.ma prof.ssa

Valeria Baiano

Candidata

Mariapaola Meo

 Anno Accademico 2016/17

 

 

Premessa

 

Le sorti della figura di Francesco Paolo Tosti hanno seguito, forse non del tutto a ragione, quelle della considerazione del genere musicale nel quale il compositore abruzzese fu particolarmente prolifico: la Romanza da Salotto.
Ma se la grande abilità e facilità creativa di un autore possono assicurargli successo e visibilità mondana in un'epoca, sul versante opposto esse rischiano, ad un'analisi sommaria, di associare la statura dell'artista al giudizio critico di quel periodo storico-politico e, talvolta, persino alla condanna morale dello stesso.
Il metodo analitico storico-materialistico, codificato ed esaltato da Karl Marx e ampiamente adottato da Arnold Schoenberg in campo musicale, se ha permesso di realizzare analisi approfondite nel macrosistema, ha, altresì, ulteriormente sfocato in secondo piano tutte quelle figure che, con diverso sforzo, successo e impegno, hanno operato e creato in direzione anacronistica rispetto al sistema economico e politico in cui esse sono vissute.
Così, per i decenni di fine '900, un poeta come il pescarese Gabriele Rapagnetta, meglio conosciuto come D'Annunzio (Pescara, 12 marzo 1863 – Gardone Riviera, 1º marzo 1938), è stato associato nella condanna al fascismo, di cui il letterato fu sostenitore, salvo, successivamente, separare il giudizio dell' intellettuale da quello del paladino del Duce.
Uno studente, ad un esame di maturità degli anni '70, rispose con prontezza di spirito sessantottino al docente che gli faceva notare che “La pioggia nel pineto” fosse un'opera indovinata:

 «Professore, con tutto il rispetto, non mi sarei mai espresso sul talento di meteorologo del Vate...».

Il Nostro musicista è legato al poeta pescarese da molto più della corregionalità, dell'amicizia e della collaborazione nella composizione di alcune romanze; nato a Ortona il 9 aprile del 1846, il compositore, dopo diverse fortunate residenze, concluse il proprio viaggio terreno a Roma il 2 dicembre del 1916.

 

 

Leggi tutto...
 
L’enigma della femminilità Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Prosa © - Oltrecultura: Recensioni Prosa ®
Scritto da Andrea Bocchetti   
Domenica 11 Dicembre 2016 19:50

 alt

 

La locandiera, o l'Arte di Vincere, di Carlo Goldoni, dall'8 al 12 dicembre 2016, Galleria Toledo, Napoli, una produzione Teatro del Loto (Libero Opificio Teatrale Occidentale), di TeatriMolisani Ferrazzano CB, adattamento e regia Stefano Sabelli, con Silvia Gallerano (Mirandolina), Claudio Botosso (Cavaliere di Ripafratta), Giorgio Careccia (Conte di Albafiorita), Andrea Ortis (Marchese di Forlimpopoli), Alessandra Evangelisti (Ortensia), Eva Sabelli (Dejanira), Diego Florio (Fabrizio), Giulio Maroncelli (il Servo), Pierdomenico Simone (il Fisarmonicista muto), scene di Lara Carissimi, decorazioni sceniche di Michelangelo Tomaro, costumi di Martina Eschini, disegno luci di Daniele Passeri, aiuto regia di Giulio Maroncelli, foto di scena di Mauro Presutti.
L'interpretazione del testo goldoniano di Stefano Sabelli sembra essere andato in porto.
Il suo adattamento, forte di un'articolata e sofisticata soluzione scenografica, ripropone in modo egregio i punti chiave della pièce classica del drammaturgo veneziano.
Data la grande notorietà della trama, ci asteniamo dal riportarne le linee sintetiche.
Basta sottolineare come l'anti-vortice, perché centripeto, in cui tutti i personaggi finiscono per ruotare è ben rappresentato e caratterizzato: il centro, infatti, tutt'altro che pacificato, della Locandiera è animato dal capriccio e dall'innocente inconsapevolezza della "potenza del femminile". Inconsapevolezza che non manca di affermarsi narcisisticamente come desiderio di riscatto e di affermazione dinanzi ad un maschile fin troppo prono ai vezzi in gonnella, ma che non può che svelarsi come gioco più che come piena presenza a sé del potere.

Leggi tutto...
 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 7 di 496

Lettori nel 2016

mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter
Verificati > 1 milione di lettori nel corso del 2015 -------------------- Previsti > 1.200.000 lettori nel corso del 2016