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Wunderkammer – dal Sacro al Profano di Elio Guerra in mostra al Circolo Savoia di Napoli Stampa E-mail
Oltrecultura: Eventi Arti Figurative - Oltrecultura: Eventi Arti Figurative
Scritto da Tonia Barone e Dario Ascoli   
Lunedì 28 Novembre 2016 00:00

 

Elio Guerra

Il 1 dicembre 2016 al Circolo Savoia di Napoli sarà inaugurata la mostra Wunderkammer – dal Sacro al Profano, oggetti artistici creati da Elio Guerra.
Lo spirito creativo di Elio Guerra si manifesta nella realizzazione di oggetti artistici raffinati nella fattura e mirabolanti nella forma per avviluppare l’immaginario dello spettatore e condurlo nella stanza delle meraviglie e svelargli tutte le possibili mirabilia. Le sue opere sono proposte come centellinati tesori da esporre in un’argentiera sapientemente illuminata per attanagliare lo sguardo dell’astante e condurlo in sconfinate suggestioni.
L’uso di differenti materiali nella creazione dei suoi manufatti artistici, assemblati con la perizia del cesello da un lato e dall’altro della giustapposizione, aprono la finestra interpretativa di Elio Guerra sulla bellezza contemporanea, sul nuovo gusto per l’esotico prezioso e raro che diviene narratore di luoghi e persone.
Un gusto dal sapore antico che vuole coniugare la sua terra di origine pregna di miti ancestrali – Cuba -  e la terra d’adozione - l’Italia - traboccante di tesori artistici.
Si può assistere ad un continuo scorrere di immagini surreali dai preziosismi  manieristi,  opere aperte alla contemporaneità in un continuo flusso di tempo e di spazio che nega lo spazio definito per aprirsi al fluire infinito del virtuale. 
Opere linkate potrebbero definirsi, poiché destano immaginazione, meraviglia, sogno, memoria in un percorso impalpabile e soggettivo.

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Ciro Longobardi, con la sua maestria, libera la musica da pregiudizi e intellettualismi Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica © - Cameristica ®
Scritto da Katia Cherubini   
Martedì 22 Novembre 2016 06:36

Una serata all'insegna di un repertorio moderno, quella che ha offerto l' Associazione Alessandro Scarlatti, il 21 novembre 2016, al Teatrino di Corte di Palazzo Reale di Napoli.
Protagonista Ciro Longobardi, pianista dall'interpretazione impeccabile che ha mostrato una notevole musicalità supportata da una padronanza tecnica che hanno reso la sua interpretazione molto intensa e di altissima qualità.
Particolarissimo il percorso che l’esecutore ha sviluppato negli anni che lo ha portato ad affrontare con straordinaria disinvoltura interpretativa e profonda introspezione il repertorio contemporaneo.
«
Un bravo divulgatore è colui che prova a liberare la musica moderna e contemporanea dal cappello intellettualistico che troppo a lungo l'ha appesantita e cerca di restituire interesse per la materia sonora»
Queste le parole di Longobardi
nella cui formazione si possono riscontraretre “anime" che si sostengono e si alimentano a vicenda: una legata alle avanguardie storiche, Debussy, Ravel, Ives, la seconda Scuola di Vienna, un’altra legata alla musica del secondo dopoguerra e contemporanea, di cui sono testimonianza le collaborazioni con Sciarrino e Fedele, le collaborazioni con Algoritmo di Roma e Prometeo di Parma, con l'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI e con Dissonanzen e, per ultima, ma non per importanza, la terza "anima", quella dedita all'improvvisazione.
Avvincente la sua interpretazione dei dodici preludi del I° libro di Debussy, resa con notevole partecipazione emotiva in cui evidente è stata l’ affascinante ricerca sulle sonorità, lasciando appena trasparire le emozioni e con un fraseggio alternante tra familiarità e intimismo, con una pedalizzazione morbida, senza pero’ trascurare i momenti più intensi. Il 1° libro fu composto in un impeto di fervore creativo fra il dicembre 1909 e il febbraio 1911: 12 brani di tonalità ed ispirazioni differenti, Danseuses de Delphes, Voiles, Le vent dans la plaine, "Les sons et les parfums tournent dans l'air du soir", Les collines d'Anacapri,Des pas sur la neige, Ce qu'a vu le vent d'Ouest, La fille aux cheveux de lin, La sérénade interrompue, La Cathédrale engloutie, La danse de Puck, Minstrels.

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San Pietro a Majella ricorda Pierre Boulez con Christophe Desjardins Stampa E-mail
Oltrecultura: Eventi Musica © - Cameristica ®
Scritto da Emma Amarilli Ascoli   
Mercoledì 23 Novembre 2016 20:55

Da tempo ormai il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli è diventato non solo un centro di alto livello didattico, ma ha anche di produzione concertistica. Il Conservatorio offre infatti numerosi eventi, in collaborazione con illustre istituzioni quali il Museo Nazionale di Capodimonte, al pari una vera e propria stagione concertistica.
L'iniziativa riveste un ruolo anche didattico poiché a fianco dei maestri si esibiscono gli studenti del Conservatorio sia in qualità di orchestrali che di solisti.
Ma sul palco della Sala Scarlatti il 25 novembre 2016 si esibirà un ospite d'eccellenza il violista Christophe Desjardins docente alla Hochshule di Detmold e al CNSM di Lyon.
Il concerto sarà dedicato a Pierre Boulez, direttore d'orchestra scomparso all'inizio dell'anno, e si svolgerà in seguito alla Masterclass rivolta agli studenti del Conservatorio e non solo.
Il progetto è stato realizzato in collaborazione con l'Institut Français di Napoli e "La Francia in scena 2016".
La masterclass si svolgerà giovedì 24 novembre dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00 mentre l'atteso concerto, che vedrà protagonista Christophe Desjardins, si terrà il giorno seguente, venerdì 25 novembre, alle ore 18.00, nella Sala Scarlatti del San Pietro a Majella.
Il concerto prevede brani per viola solista ed elettronica, tra cui Messagesquisse di Boulez nella versione per viola, dedicata a Desjardins. Inoltre si ascolterà la monumentale Partita I di Philippe Manoury per viola elettronica in tempo reale che, al vertice della creazione usa tutta la gamma di possibilità si trasformazione del suono e d'interazione con il computer sviluppate all' IRCAM di Parigi, creato nel 1969 da Boulez stesso.
Pierre Boulez (1924-2016) è stato un direttore d'orchestra e un compositore; apprese e approfondì la tecnica dodecafonica sotto la guida di René Leibowitz e giunse a scrivere musica atonale secondo lo stile seriale post-weberniano. Subito Boulez divenne una guida nell'ambiente artistico del dopoguerra, indirizzato verso una maggiore astrazione e sperimentazione. Legato alla cosiddetta Scuola di Darmstadt che era impegnata nella creazione di un nuovo linguaggio che fosse il rimedio ai fervori nazionalistici del tempo: internazionale, cosmopolita, che non potesse essere strumentalizzato a fini propagandistici come il regime nazista aveva fatto, per esempio, con la musica di Beethoven.

Boulez era anche in contatto con molti giovani compositori, che si sarebbero imposti nel panorama artistico, come John Cage.
Come direttore d'orchestra egli si prodigò per far conoscere alcuni degli autori più significativi del Novecento, da Debussy a Mahler da Schönberg a Stravinskij da Bartòk a Webern da Varèse a Zappa. Dal 1971 al 1977 fu direttore artistico della New York Philarmonic Orchestra e dal 1971 al 1975 direttore principale della BBC Symphony Orchestra.

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Souper (La Cena) Stampa E-mail
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Scritto da Dadadago   
Mercoledì 23 Novembre 2016 14:31

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Bella e amara la commedia portata in scena al Teatro Bellini di Napoli da martedì 22 al 27 novembre 2016, poco conosciuta qui in Italia ma che merita certamente di essere vista e applaudita.
Breve, sarcastica, pungente con finale a sorpresa: parliamo di Souper nella traduzione di Ada Salvatore di Ferenc Molnár, scrittore, drammaturgo e giornalista ungherese di origine ebraica noto più che altro per il libro I ragazzi della via Pál, pubblicato nel 1906.
Sotto il nostro sguardo una sala da pranzo di una ricca casa, (scena di Laura Benzi) una cena che riunisce uno stimato direttore di banca all'apice della propria carriera che festeggia con amici cari il compleanno. Ma i vari coups de scène che si susseguono nella serata, sembrano catapultarci in un oggi, in un sempre, inamovibile presente, in cui un intreccio semplice si amplia con le dinamiche relazionali che si ripropongono immutate nel tempo, analizzate senza alcuna indulgenza. “Souper – come sostiene il regista Fausto Paravidinoè una pièce interessante, minuscola, che sembra sia stata scritta adesso, non nel 1930. Mi piaceva aver a che fare con l’ambizione teatrale che c’è nel testo di vedere un po’ di gente sul palcoscenico e l’umiltà di raccontare una cosa assolutamente non pretenziosa, una storia che fila come una barzelletta”.

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L'opera della notte: Macbeth onirico e freudiano Stampa E-mail
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Scritto da Dadadago   
Martedì 22 Novembre 2016 15:01

 

 

A Salerno prosegue la stagione lirica con un'opera verdiana che nonostante rappresenti un lavoro audace per l'epoca della sua genesi, non figura spesso sulle scene teatrali. Da lunedì 21 novembre 2016 (repliche previste giovedì 24 e sabato 26) al Teatro intitolato al compositore bussetano è allestito Macbeth con la regia prestigiosa di Lina Job Wertmüller e la direzione di Daniel Oren.
Soffermiamoci brevemente sulla composizione di questa partitura dal capolavoro shakespeariano. Nel bel mezzo degli “anni di galera” Verdi avrebbe voluto imprimere un mutamento alla sua produzione drammaturgica e musicale e l'occasione gli viene offerta dalle conversazioni con il letterato Andrea Maffei, ed è così che prendono forma i progetti ambiziosi dei Masnadieri e di Macbeth.
Questi due soggetti rappresentano, per l'arte verdiana, in un sol colpo, un salto di qualità, rispetto alle opere precedenti.
La gestazione del dramma che segna una svolta nella produzione del musicista e del melodramma romantico italiano è rapida: a dicembre 1846 Verdi era già al primo atto, intimando il librettista Piave di redigere un libretto sintetico, talvolta componendo prima che questi avesse completato i versi concisi, a gennaio era finita, ovviamente non orchestrata, a febbraio Verdi era a Firenze per coordinarne l'allestimento nei particolari, dato che la prima era fissata per il 14 marzo 1847. Innanzitutto, aveva fatto istruire lo scenografo del Teatro La Pergola sulla Scozia del secolo XI, poi si avvalse dei consigli di Sanquirico, il più grande scenografo del tempo: arrivò a vietare seta e velluto per i costumi poiché non esistevano nei luoghi di Macbeth, creò botole e velari per non banalizzare entrate e uscite nelle scene delle apparizioni. Altrettanta cura fu adoperata per la disposizione orchestrale ma fondamentale era lo stile di canto che doveva riflettere la condizione psicologica del personaggio, quasi radicarsi nella recitazione.
Nella ripresa dell'opera a Napoli, l'anno dopo, nel disapprovare la scelta della protagonista, dette una definizione chiara di Lady Macbeth: “La Tadolini ha una figura bella e buona, io vorrei Lady Macbeth brutta e cattiva, la Tadolini canta alla perfezione, ed io vorrei in Lady una voce aspra, soffocata, cupa. La voce della Tadolini ha dell'angelico, la voce di Lady vorrei che avesse del diabolico”. 

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