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Pippo Oriani, dipinti e pastelli Stampa E-mail
Oltrecultura: Eventi Arti Figurative
Scritto da Melania Costantino   
Venerdì 19 Febbraio 2010 15:12
Presso la Galleria di via A.M. De Luca, 14 a Salerno, Sabato 20 febbraio 2010 alle ore 19:00, un evento determinante per la celebrazione dell’arte a livello internazionale, troverà la giusta collocazione nell’inaugurazione della mostra: ‘Pippo Oriani, dipinti e pastelli’.
A cavalcare l’onda di echi surrealisti ed astrattisti, Pippo Oriani, in una – ahinoi – poco conosciuta, eppure determinante, pagina dell’Arte italiana, esponente del secondo futurismo, sarà omaggiato, dunque, proprio in occasione di un’importante ricorrenza, qual è, per l’appunto, il centenario del Manifesto dei pittori futuristi (febbraio 1910).
Pippo Oriani, nato a Torino nei primi anni del Novecento, si dedica dapprima agli studi di architettura, per poi abbandonarli, dopo non molto, nell’intento di concentrarsi esclusivamente sulla pittura.
Nel 1928, sull’avanzare del secondo futurismo, insieme a Fillia ed ai futuristi che in quei frangenti davano vita al gruppo torinese, espone per la prima volta le proprie opere nel Padiglione dell’Architettura futurista presso la mostra internazionale allestita a Torino.
A seguire questo evento, troveremo la presenza dell’artista in molti altri avamposti futuristi.
Oriani sarà presente, difatti, sia alla Mostra dei Futuristi Italiani’ tenutasi alla Galleria Pesaro di Milano, sia a quella organizzata a Parigi dalla Galerie 23.
La sua assidua presenza al Caffè Nazionale nel capoluogo piemontese, luogo frequentato dai futuristi, dai ‘Sei’ e da innumerevoli artisti, gli consente di confrontarsi con l’ intellighenzia del periodo che intercorre tra la fine degli anni ’20 e gli inizi dei ’30.
Egli incontra, tra altri, artisti del calibro di Casorati, Spazzapan ed architetti come Cuzzi, Pagano, Levi Montalcini e Persico, arricchendosi e formandosi, in tal modo, per mezzo di un proficuo e appassionante dibattito.
Si recherà spesso a Parigi, dove avrà modo di rapportarsi ad altri personaggi illustri e stimolanti, come: Léger, Zadkine, Kandinskij, Lurçat, Le Corbusier, Delaunay, Walençi, Severeini, Seuphor, Mondrian, Vantongerloo, Mallet-Steven ed Enrico Prampolini.
Oltre che con il ‘Secolo XIX’ e l’ ‘Ambrosiano, collaborerà, inoltre, per molte riviste, tra cui:La Città Futurista”, “La Città Nuova”, “La Terra dei vivi”, “La Forza” e “Stile Futurista”.
Se dapprima il suo sguardo si rivolge all’eredità lasciata dalle avanguardie artistiche circa l’indagine sul mito e sul cosmo, nella seconda metà del Novecento egli pone l’attenzione su di una ‘figurazione espressionista’, per proiettarsi, nell’immediato dopoguerra, nell’archetipo, nell’immagine primordiale.
Prima della tragica fine a causa di un incidente automobilistico, avvenuta nel 1972, numerose sono le mostre che testimoniano la sua intensa e sorprendente opera.
Saranno presenti, nella nuova mostra a lui dedicata - curata da Massimo Bignardi - numerosi suoi lavori, tra cui: ‘Natura morta in giallo’, del 1929 e ‘Ballerina e Cavallino al Medrano’, degli anni Trenta; i dipinti ad encausto su cartone gessato, ‘Interno metafisico’, del 1950, ‘Natura morta con tabacco’, della seconda metà del decennio e i pastelli ‘Compenetrazione fruttiera/chitarra’, ‘Chitarra con brocca’ e ‘Arlecchino alla ribalta’; opere pubblicate nel catalogo generale e archiviate dalla Fondazione Oriani di Greelyork (Ontario, Canada).
Per Oriani la pittura, in particolare quella legata al mito, si è fatta ispezione nel bacino di un’immaginazione arcaica, cioè di archetipi che, più di ogni altra evidenza narrativa, hanno sollecitato la sua fantasia: una scelta già palese nelle opere della seconda metà degli anni Trenta.
È una presa di coscienza – scrive Massimo Bignardi in catalogo – che prova a misurare la tenuta di un impianto compositivo che avverte ancora sia le sollecitazioni di un ‘neo-cubismo’ ispirato a Gris, sia l’idea di simultaneità propria dei primordi del Futurismo. In dipinti del periodo parigino quali Oggetti, Natura morta con chitarra (molto simile a quella più volte ripresa nel corso del decennio Sessanta), Ballerina, presente in mostra, la scala cromatica fa i conti con una luminosità intensa, fatta spandere sul piano secondo i registri di una linea elegante, spesso orientata ad esaltare la profondità di prospettive cosmiche (il richiamo è alla pittura di Prampolini e, per la gamma cromatica, di Fillia), popolate da luci aurorali, oppure, ispirata (è il caso delle nature morte con chitarra) da una geometria scandita da un ordine sintetistico. Una pittura che guarda dapprima ad una plastica polimaterica, originata da interessi accresciuti in ambito dell’aeropittura: in tal senso penso a Itinerario spaziale, databile tra il 1931 e il ’32 (Oriani esporrà a Parigi nel 1932 nella mostra “Enrico Prampolini et les Aeropeintres futuristes italiens” tenutasi alla Galerie de la Renaissance e, nel 1933, in quella dell’aeropittura allestita ad Atene), ove la presenza di nuovi materiali, legno, sughero, carta catramata, cartoni ondulati, marmi proponeva, rileva Crispolti, l’abbandono«a supposizioni d’ordine cosmogonico e d’aspirazione immediatamente universalistica». Successivamente porrà attenzione ad un dettato pervaso da un certo simbolismo interiore, cifrato da un segno espressionista, non lontano dalle prove di Guttuso, di Pirandello o di Cagli.
All’indomani della guerra l’esplosione di una luminosità accecante, fatta rimbalzare su piani di colori puri segna la nuova pagina della pittura di Oriani, come attestano alcune opere esposte in mostra, quali Interno metafisico, del 1950 e Natura morta con tabacco, databile tra il 1955 e il 1960[…]”.

Melania Costantino

 

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