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Scritto da Dario Ascoli   

Carmen

Musica di Georges Bizet (1838-1871)

Libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy

prima rappresentazione Parigi, Opéra-Comique, 3 marzo 1875

 

Con Carmen di georges bizet (1838-1875) il melodramma entra nel verismo; il debutto di quello che oggi è considerato un capolavoro indiscusso fu tutt’altro che sereno; in molti giudicarono scabroso l’argomento trattato dal libretto che Henri Meilhac e Ludovic Halévy derivarono dall’omonimo romanzo di Prosper Mérimée; sconveniente la trama e, per giunta, “poco francese” l’ambientazione.
Il linguaggio musicale di Bizet, per un certo verso, si era contaminato con non pochi wagnerismi: cromatismi, risoluzioni eccezionali ed enarmonie che preannunciavano il dissolversi del sistema tonale.
Dal punto di vista formale Carmen, rispetto alla precedente opera di Bizet, Djamileh, è, tuttavia, meno wagneriana; l’autore fa ricorso nuovamente all’aria chiusa, addirittura strofica e, se a 150 anni di distanza, l’opera della sensuale sigaraia di Siviglia è uno dei melodrammi più rappresentati e amati nel mondo, gran parte del merito va proprio alle cantabilissime arie dei personaggi principali.
Massenet e Saint-Saens ebbero parole di apprezzamento entusiastico per l’opera di Bizet, non altrettanto Gounod e Thomas, i quali videro in Carmen quasi un’offesa ai valori culturali della Francia e giudicarono volgari e posticci gli spagnolismi della partitura.
Nietsche, wagneriano convinto, usò parole per la Carmen che non hanno pari nei giudizi su opere del suo compositore prediletto :"Come rende perfetti un'opera simile! Udendola diventiamo "noi stessi" una capolavoro (...) mi sento un filosofo migliore di quanto non fossi solito reputarmi (...) questa musica sembra perfetta (...) e io diventi un uomo migliore."
Nemmeno il giudizio del pubblico delle prime recite fu unanime e, nel complesso, non lusinghiero: apprezzati la Galli-Mariè nel ruolo della protagonista, e il baritono Bouhy nel ruolo di Escamillo così come il soprano Chapuy nella parte sentimentale di Micaela; disapprovazione, invece per il tenore Lèhrie nella parte del gendarme, troppo impegnativa per i suoi modesti mezzi vocali.
In ogni caso vuoi per gli insuccessi, vuoi per l’improvvisa morte dell’autore, le repliche s’interruppero bruscamente e per molti anni il lavoro non fu ripreso.
La nascita dei movimenti operai e contadini nei decenni contigui alla composizione della Carmen (la Comune di Parigi è del 1871 e la prima dell’opera cade nel 1875) indussero alcuni musicologi ad attribuire all’opera una valenza rivoluzionaria, di antagonismo di classe che un giudizio più storicamente distaccato stenta a riconoscere.
Lontano dagli echi delle lotte sulle barricate parigine viene da osservare che in Carmen i momenti di reale contrapposizione di classe sono rari e sfumati; il potere costituito viene rappresentato in maniera bonaria: pochi giorni dopo l’evasione, ci imbattiamo in Carmen intenta a danzare con gendarmi e ufficiali mentre Don Josè, che ha tradito la divisa, sconta qualche settimana o poco più di gattabuia.
Liberiamoci da sociologismi datati e godiamoci la Carmen per quella che è: un capolavoro di sensualità in musica, basato su un libretto debole nel quale a viva forza Henri Meilhac e Ludovic Halévy vollero introdurre qualche elemento di sentimentalismo aggiungendo il personaggio di Micaela, per aprire qualche squarcio di carattere elegiaco e veicolare elementi dolenti come la nostalgia per il paese natio, nonché per farne la messaggera delle notizie della madre del militare, dai consigli matrimoniali ai bollettini medici della genitrice, esponente delle madri sempre malate e sempre immanenti.
Carmen esordisce descrivendo l’amore come “uno strano uccello” e dì come sia “figlio di Boemia” che sta per “zingaro senza fissa dimora”; nulla di romantico, ma sensualità allo stato puro.
Meditando circa la passione che lega la protagonista prima a Don Josè e poi, nel breve volgere di qualche settimana ad Escamillo, non possiamo non adombrare il sospetto di utilitarismo.
Carmen offre la propria sensualità e dona piacere più di quanto essa ne riceva; è nella psicologia della donna inappagata l’uso della seduzione come strumento di ascesa sociale, ma, alla fine, essa cerca l’espiazione attraverso la morte inducendo Josè ad ucciderla come estremo atto di redenzione.
Escamillo rappresenta un simbolo di virilità sfacciata, esibita, un uomo di successo probabilmente benestante, ma egli è anche , in quanto torero, dispensatore di morte per l’animale simbolo da secoli del membro virile e che se sceglie di sfuggire a carducciane funzioni agresti da pacifico evirato, va incontro a morte violenta.
Il libretto non ci propone scene di passione travolgente tra Carmen ed Escamillo, sembra una relazione tra simboli, piuttosto che tra un uomo e una donna di carne e sangue.
L’unico sentimento vibrante è la gelosia di Don Josè, un uomo tormentato da un Edipo irrisolto, in costante riferirsi con la figura materna (parle moi de ma mêre! ....baiser de ma mêre!... baiser por son fils!) ed è proprio la scelta di recarsi dalla madre malata che segna la fine, annunciata, della sua relazione con Carmen.
Passione, sensi e non sentimenti veri aleggiano sull’opera di Bizet e ne costituiscono il fascino e il limite.
Straordinarie le pagine musicali partorite da georges bizet, spagnolismi fittizi, ma colori orchestrali di rarissima bellezza, un uso sensualissimo dei legni , pulsioni ritmiche trascinanti e una cura per la vocalità quella si, tutta francese; la ricorrenza dei motivi conduttori della tragedia e dell’eros lungo l’intero sviluppo della partitura, l’introduzione del coro di voci bianche (che sarà ripreso da Puccini e non solo) fanno di Carmen un’opera di riferimento assoluto.


Trama in breve

Atto primo . La vicenda si svolge a Siviglia intorno al 1820. La prima scena mostra il piazzale davanti alla manifattura dei tabacchi, nei pressi della quale giunge Micaëla dal paesino di campagna, in cerca del brigadiere Don José, che però arriverà di lì a poco col successivo turno di guardia.
Una folla di ragazze anima la piazza nell'ora di pausa della fabbrica e suscitano le attenzione di giovanotti e dei gendarmi. José, arrivato con il nuovo plotone si dichiara disinteressato alle giovani perchè innamorato di Micaëla, che si è impegnato a sposare ubbidendo alle richieste di sua madre.
Irrompe Carmen, una bella e vivace sigaraia che intona e danza un' habanera provocante: “L’amour est un oiseau rebelle”.
Carmen sfida la resistenza di José e gli lancia un fiore; José resta turbato e raccoglie l'omaggio per custodirlo.
Micaëla, frattanto, ritorna e legge a José una lettera della madre (“Parle-moi de ma mère”), lo bacia fraternamente e fa ritorno al paesino. Improvvisamente un tafferuglio nella manifattura rompe l'atmosfera quasi sognante che si era determinata: Carmen ha ferito una compagna.
Il tenente delle guardie la arresta e affida a José il compito di tradurla in cella, ma Carmen seduce il brigadiere promettendogli il suo amore in cambio della libertà (“Près des rémparts de Séville”). José accetta di aiutarla ad evadere.

Atto secondo . Un mese dopo, nella taverna di Lillas Pastia, Carmen, fedele, è in attesa di Don José, che è stato condannato per averle permesso di fuggire.
Sopraggiunge tra l'entusiasmo della folla il torero Escamillo, che festeggia (“Votre toast, je peux vous le rendre... Toréador, en garde”). Il Toreador resta affascinato da Carmen, la quale però è legata a Josè che giunge dopo poco.
Pochi momenti di affetto trai due, quando uno squillo di tromba richiama ai doveri di caserma il brigadiere che si accinge a lasciare Carmen, indispettita per quello che lei considera na mancanza di affetto.
José le rinnova la dichiarazione del proprio amore (“La fleur que tu m’avais jetée”) ; giunge il tenente dei gendarmi Zuniga e scoppia un litigio tra i due militari; la rissa sarà sedata dai contrabbandieri, ma ormai José , per aver levato le armi su un superiore, è di fatto un fuorilegge e si unisce ai malviventi.
Atto terzo . Tra i monti, Don José è pentito della scelta di diserzione. Una cartomanzia predice a Carmen che ella morirà. Micaëla giunge nel covo dei banditi tentando disperatamente di ricondurre sulla retta via José e di convincendolo a recarsi a trovare la madre di lui morente. José segue Micaëla, dopo aver minacciato Carmen.

Atto quarto . Siviglia, davanti all'arena, una scena di festa per l'imminente corrida. Carmen è ora innamorata di Escamillo. Nella folla di spettatori è appostato Don José, accecato di gelosia, ma ancora speranzoso di riconquistare Carmen.
José e Carmen si affrontano nella piazza antistante la plaza de toros, mentre tutti ormai sono entrati per la corrida; Carmen rifiuta le ultime profferte dell'uomo e, pur consapevole di andare incontro alla morte, lo irride e con disprezzo restituendogli l'anello che aveva a suo tempo ricevuto in pegno d'amore. Accecato dalla gelosia e dalla disperazione José pugnala Carmen al cuore (“C’est toi! C’est moi!”).

 

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