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MeMus: "Il riflesso dipinto". Viaggio nella memoria tra storia ed innovazione Stampa E-mail
Oltrecultura: Eventi Arti Figurative - Oltrecultura: Eventi Arti Figurative
Scritto da Maria Lippiello   
Giovedì 23 Febbraio 2012 13:26

In occasione della conferenza stampa per la presentazione delle opere pittoriche e per la proiezione del documentario Il Riflesso dipinto dell’artista irpino Ettore de Conciliis, tenutasi il 18 Febbraio 2012 presso il MeMus, i “fortunati” presenti sono stati accompagnati in un fantastico viaggio nella memoria del Massimo di Napoli dalla Responsabile Scientifica del Museo Laura Valente.
Significative le parole pronunciate da Laura Valente all’inizio del viaggio :“L’apertura di questo spazio è, per me, la realizzazione di un sogno ed è motivo di grande orgoglio”; parole che fin da subito anticipano nell’immaginario di ognuno quanto di straordinario è conservato nel Museo ma soprattutto quanto l’amore e la passione e per una città e per il proprio lavoro consentono di realizzare e mettere a disposizione dei visitatori. Certamente quella di MeMus è una straordinaria esperienza, un valore aggiunto per una città che è madre di storia, tradizioni e conservazione di un patrimonio culturale materiale ed immateriale che le invidia il mondo intero, e che oggi attraverso l’innovazione tecnologica può consentire anche alle generazioni future di usufruirne.
MeMus, nome coniato dalla fusione delle iniziali delle due parole Memoria e Musica, per quanti non ne sono ancora a conoscenza è il nuovo spazio museale ed archivio storico del Teatro di San Carlo di Napoli, situato nel Palazzo Reale. Il Museo apre le porte al pubblico partenopeo e non il 1 ottobre scorso con la presenza straordinaria del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris. Si tratta di uno spazio espositivo di 600 mq, articolato su due livelli, dotato delle più moderne tecnologie che consentono con un semplice click, per esempio, di entrare in un mondo passato, di rivivere la storia dell’antica tradizione del Teatro di San Carlo, la cui costruzione, nel 1737, rappresentò la rinascita culturale della città di Napoli.
All’interno dello spazio museale è stata realizzata anche una galleria virtuale 3D che permette ai visitatori di rivivere gli spettacoli storici messi in scena nel Massimo ed ascoltare le opere musicali ivi conservate. Oltre la musica, al primo livello vi è uno spazio espositivo che, oggi, raccoglie le opere, accompagnate da immagini e video, dei prestigiosi allestimenti realizzati da grandi artisti quali Arnaldo Pomodoro, William Kentridge e Romain Ertè. 
Il secondo piano del Museo è dedicato all’esposizione di oggetti storici del Teatro di San Carlo - libretti, abiti di scena – ed ancora uno spazio innovativo, un database dove sono raccolte 15.000 schede su balletti, immagini e ritagli di giornali, fruibili grazie a quattro postazioni Ipad collegate a maxischermi: ancora una volta la storia si incontra con l’innovazione.
L’originalità ed il punto di forza del MeMus è sicuramente rappresentato dal binomio storia ed innovazione: grazie alle moderne tecnologie multimediali è possibile fare un viaggio virtuale nella memoria, navigare lungo i 274 anni della storia di un teatro tra i più antichi d’Europa e tra una delle eccellenze napoletane.
MeMus non è un museo nel senso tradizionale del termine, è un modo nuovo, innovativo ed interattivo di aprire una finestra verso un passato glorioso che consente di conservare e valorizzare un patrimonio che altrimenti sarebbe rimasto nel fondo di un baule, magari dai più dimenticato e certamente sconosciuto alle future generazioni. E’ un modo tutto nuovo per la città di rivivere e far vivere ai visitatori le antiche tradizioni e la storia del Massimo, con cui la città ha da sempre un legame profondo, è un nuovo modo di approcciarsi alla conoscenza, alle tradizioni ed alla cultura ancora raro in Italia. Per tutti questi motivi l’esperienza MeMus è un’esperienza che deve essere ripetuta, deve essere vista come un modello da imitare, a Napoli e non solo al fine di lasciare un segno tangibile al mondo della cultura.

Al di là di cosa si possa pensare dei musei virtuali, va detto che essi rappresentano un nuovo modo di valorizzare la memoria storica di una città e permettono alle molte delle opere finite nel fondo dei bauli, nelle cantine dei musei o dei palazzi nobiliari di vedere la luce dopo secoli e consentono a chi non ha vissuto quel passato, quella storia di averne testimonianza e memoria per il futuro.
Il San Carlo, in definitiva, con l’esperienza del MeMus dimostra ancora una volta di essere un luogo culturale dinamico, all’avanguardia, aperto allo scambio ma soprattutto aperto a nuove esperienze e sperimentazioni: il connubio tra cultura e tecnologia innovativa, frutto di una valida ricerca scientifica, è il suo tratto distintivo.
Questo nuovo modo di intendere l’arte e la cultura consentirà al patrimonio artistico, contenuto nei musei, di cessare di essere visto come una sequenza di immagini del passato fruibili soltanto da lontano e far si che le opere d’arte possono diventare strumenti di conoscenza, oggetti da guardare, da toccare e da condividere a proprio piacere.

 

Maria Lippiello

 

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