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I Lombardi alla prima crociata Stampa E-mail
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Scritto da Dario Ascoli   
Domenica 18 Maggio 2008 15:56

I Lombardi alla prima crociata
Musica di Giuseppe Verdi
Libretto di Temistocle Solera
Prima rappresentazione,  11 febbraio 1843, Teatro alla Scala


Si tratta di un’opera di argomento dichiaratamente religioso,  circostanza che, tuttavia, non le  risparmiò un severo esame della censura, anzi, a quella politica si aggiunse quella clericale, al punto che a Verdi venne “imputato” di aver introdotto un’ Ave Maria in un melodramma, violando la sacralità di una preghiera attraverso l‘esecuzione  tra le profane mura di un teatro.

Il Maestro si vide costretto, senza nulla mutare, grazie alla sovrapponibilità della metrica, a trasformare il brano in “Salve Maria” per la prima rappresentazione l' 11 febbraio 1843 al Teatro alla Scala.

Molto ossequiosamente la partitura reca una dedica tutt’altro che eversiva a Maria Luigia d’Asburgo, Duchessa di Parma.

Dopo il trionfo di Nabucco, Verdi scelse di non abbandonare il filone epico come base per messaggi risorgimetal-romantici; le affinità de I Lombardi con l'opera precedente sono moltissime, a cominciare dalla centralità dei cori, alle situazioni eroiche.
Non poche furono le critiche mosse soprattutto al librettista Temistocle Solera, al quale si vollero imputare discontinuità storiche, improbabilità di situazioni,  repentini cambi di atteggiamenti e di sentimenti.
In verità, la storia del melodramma è cosparsa di incongruenze anche peggiori, ma il buon Solera dovette fare i non facili conti con una fonte come il poema epico di Tommaso Grossi, che coinvolgeva una miriade di personaggi, si dipanava su un arco temporale ampio e non faceva della sintesi teatrale la sua maggiore qualità.
Ne derivò un melodramma in  quattro atti e ben undici quadri; una dimensione fuori del comune nel repertorio operistico italiano.
Argomento religioso, si diceva,  che si sviluppa su una trama costellata di conversioni, battesimi e preghiere, ambientata in un'epoca oscura, intollerante e violenta della storia della Cristianità.
Si costituirono, come consuetudine del tempo, due fazioni contrapposte; quella degli estimatori, guidata da Niccolò Tommaseo, e quella dei detrattori, capitanata dal più grande librettista del tempo che era Felice Romani.
La critica più dura era rivolta all'assenza di "unità d'azione", l'assenza cioè di un percorso unificante, secondo i crismi aristotelici; il protagonista, Oronte, compare ex abrupto nel secondo atto e la trama gli offre la ribalta avvalendosi di una discontinuità drammaturgica non trascurabile.
Cosa dire della cronologia che ci mostra Pagano al cospetto  del fratello col quale era in competizione per sposare Viclinda, ritrovato alla vigilia della partenza di questi per la Terra Santa e con tanto di prole adolescente e in età da marito?


"Dovessi morire, l’opera vincerà"  ebbe a scommettere la prima  protagonista de "I Lombardi"  Emilia Frezzolini-Poggi;  non sappiamo se i book makers quotassero il successo dell'opera verdiana, ma se l' avessero fatto l'avrebbero data alla pari o poco più, tanto scontato era il gradimento che essa avrebbe riportato.

Trama in breve

Atto primo . I fatti  avvengono tra  il  1097 e il 1099.  L'azione ha inizio a Milano, nella chiesa di Sant’Ambrogio,  dove il popolo sta festeggiando il perdono  concesso da Arvino al fratello Pagano, il quale, geloso  delle nozze di Arvino con la bella Viclinda, aveva ferito gravemente quest'ultimo.
Dopo un lungo esilio Pagano torna , falsamente pentito, a Milano, accolto dai suoi familiari.
Arvino dovrà condurre i crociati da Milano in Terrasanta; Pirro , il suo scudiero, apprende da Pagano che questi ha ancora pensieri di vendetta e di gelosia, medita di uccidere il fratello e per questo chiede a Pirro di essere suo complice insieme ad un manipolo di bravi.
Viclinda e Giselda  temono per la vita di Arvino e si impegnano nel voto di andare in pellegrinaggio a  Gerusalemme se  Dio salverà il  loro congiunto.
Arvino ordina a moglie e figlia di attendere nelle loro stanze il  padre Folco. Sopraggiunge Pirro che dà il segnale a Pagano che Arvino è a letto;  Pagano entra nelle stanze di Arvino e trascina con sè Viclinda terrorizzata, mentre Giselda fugge.
Arvino giunge soprendendo primo tra tutti Pagano, il quale aveva ucciso non il fratello ma il padre;  disperato egli invoca su di sè il castigo divino, Arvino sta per colpirlo quando Giselda implora che il padre non aggiunga un delitto ad un delitto e che il tremendo rimorso sarà sufficiente castigo per l'empio  Pagano.

Atto secondo . Appartamento di  Acciano, tiranno di Antiochia, il quale riferisce di avere scorto in lontananza l'esercito cristiano, che ha invaso il suo paese seminando stragi e morti per cui invoca la vendetta di Allah.
Suo  figlio Oronte chiede alla madre Sofia, che si è convertita segretamente alla fede cristiana,  notizie di Giselda, la pellegrina rapita nel campo crociato e che Oronte ama, riamato.
Sofia mette in guardia il giovane che, pur amandolo,  Giselda non potrà essere sua sposa se prima egli non si convertirà alla fede cristiana;  Oronte si dichiara pronto a convertirsi.
Una caverna. Pagano, in esilio volontario, aspetta l’arrivo dell’esercito cristiano e quando ascolterà il grido di battaglia e di fede  " Dio lo vuole! " egli sarà finalmente pronto a combattere per la fede cristiana.
Nel frattempo anche Pirro è in Terrasanta e si è convertito all' Islam; giunge alla caverna dell'eremita che non sa essere Pagano, per invocare assistenza . Per ottenere il perdono divino, egli aprirà le porte di Antiochia ai Lombardi.
Anche Arvino si reca dall'eremita e non riconosce il fratello; gli chiede di pregare perchè possa ritrovare la figlia Giselda, rapita dai musulmani, e mostra il potente esercito di tutta l' Europa  al comando di Goffredo di Buglione; l'eremita  promette che  la città sarà riconquistata entro la notte.
Nell'harem le ancelle compiangono Giselda, che fra poco vedrà i suoi cari uccisi dai musulmani. Giselda  si sente colpevole di amare un infedele.
La città è  presa dai  crociati;  Sofia dice a Giselda che un traditore ha aperto le porte di Antiochia e che Acciano e il figlio Oronte sono caduti , trafitti dal condottiero dei Lombardi.
Arvino ritrova la figlia, che però  lo respinge maledicendo il trionfo cristiano, costato sangue e morte; Arvino la ripudia e starebbe per trafiggerla quando l’eremita gli frena la mano,  rivelandogli che la ragazza è pazza d’amore.

Atto terzo . Valle  di Giosafat, crociati e pellegrini; Giselda piange il perduto amore quindi  appare  Oronte, in costume lombardo, che le racconta del ferimento e della sua scelta di abbandonare l'esercito musulmano pur di ritrovarla.
I due giovani progettano di fuggire insieme.  Arvino maledice la figlia e medita vendetta contro  Pagano , che i crociati hanno visto aggirarsi nel loro accampamento.
Giselda  ha  accompagnato Oronte ferito in una grotta, dove sopraggiunge l’eremita, che esorta Oronte a convertirsi  prontamente al Cristianesimo; mentre riceve il battesimo,  Oronte muore  accanto a Giselda.

Atto quarto . Caverna dell’eremita: Pagano mostra ad Arvino la figlia Giselda, che assetata e in preda a forte febbre  implora il perdono paterno.
Nel sonno delirante Oronte appare a Giselda e annuncia ai cristiani che le acque del Siloe  interomperanno la siccità.
Nell' accampamento lombardo,  presso il sepolcro di Rachele, i crociati  elevano una preghiera al Signore, che li ha sottratti  alla terra natia  per  liberare Gerusalemme.
Giselda, Arvino e l’eremita annunciano che sono state trovate le acque del Siloe. L'eremita ferito viene trasportato nella tenda di Arvino, in fin di vita Pagano rivela la sua identità e implora perdono  per il parricidio e di perdonarlo. Arvino  abbraccia il fratello mentre Gerusalemme è conquistata dai crociati.

 

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