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Oltrecultura: Eventi Arti Figurative - Oltrecultura: Eventi Arti Figurative
Scritto da Marisa Paladino   
Domenica 02 Dicembre 2012 19:38

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"Mi piacerebbe che qualcuno scrivesse che la mia vita e la mia arte sono molto affiatate, ma non nel senso di una vita da artista, no, questo non basta" parole di Mario Schifano, esponente di spicco del movimento artistico romano Scuola di piazza del Popolo, con la Galleria della Tartaruga che rappresentava il luogo in cui si incontravano Franco Angeli, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Jannis Kounellis, solo per fare qualche nome.
Erano i mitici anni '60, l'arte pop di Warhol e di Hamilton più vicina di quanto potesse pensarsi, Roma è da anni una capitale in pieno fervore creativo,  poeti, scrittori, pittori e musicisti, espressione di "una geografia culturale ampia" in cui Mario Schifano è un artista "irregolare" in quegli anni irripetibili e in un moto incessante di continue sperimentazioni. La mostra che si inaugura a Roma il 6 dicembre 2012 alle ore 18,30 presso la "Galleria La Nuvola" di Fabio Falsaperla e Nicoletta Maria Gargari in via Margutta offre un approfondimento della sua opera, un racconto di gesti elementari e ordinari, quali il raccogliere una cartolina o una busta di corrispondenza, connotando però gli oggetti di espressività artistica, le corrispondenze vengono dipinte attraverso una ricerca di colori, diventando abbozzi veloci per altre opere e tele che sorprenderanno per le più grandi dimensioni.
In esposizione eccole affiatate, la vita e l'arte, con oggetti banali ma carichi di energia creativa, l'allestimento 'Corrispondenza privata' a cura di Andrea Tugnoli è una ricognizione di inediti, circa 150 tra buste affrancate, cartoline postali, o lettere varie ricevute dall'artista da collezionisti, musei, istituzioni, su cui Mario Schifani sogna, compone, dipinge in spazi ridotti, rivelandosi con i suoi tratti inconfondibili, per raccontare paesaggi, alberi, cieli e terre, tra i timbri datati che si affacciano, reali, in questi squarci onirici.
I bozzetti restituiscono la grande vitalità dell'autore, via delle Mantellate suo studio romano ritorna sull'intestazione di questa corrispondenza, sfuggita alla distruzione, dal disegno impresso con tratti veloci, quasi il lampo di un guardare le cose per volerle possedere, pur se brevemente, prima di una nuova avventura, verso altri spazi e colori.
Si conferma la pennellata padrona di una decisa velocità esecutiva, l'esplorazione di un universo mentale di immagini sempre sul fino dell'ironia, in cui le soluzioni monocrome dell'esordio sono lontane e permangono solo alcuni stereotipi dei marchi della pubblicità, infatti il tema dominante dell'esposizione è il paesaggio. Ci si trova di fronte a stesure cromatiche libere e poetiche, è il debito di cui parla Renato Barilli all'eredità dai "valori" della Scuola romana, datano tra la fine degli anni '80 al 1997, lo spazio ristretto non limita l'espressione artistica, che in poche linee narra la vivacità di rappresentazione, il talento, la tecnica e di una lettura poetica della realtà.

L'inquietudine dell'artista traspare nei tratti decisi, emerge anche la bellezza che apre a suggestioni per mondi diversi, la felicità può apparire precaria ma è anche ironica, l'irridenza e l'immediatezza sono di un animo giovane, e il destino volle infatti sottrarre l'artista alla senilità. Fu la sua una parabola più complessa, l'artista si espresse al meglio sulla grande o grandissima dimensione, incorporando la cornice all'interno dell'opera, ma questa mostra ci racconta di un'intimismo espressivo, pervaso di una costante visionarietà.
La tavolozza dei colori è quella di Mario Schifano degli anni '80, i toni del verde, del celeste e del bianco, utilizzato quest'ultimo non come stacco, ma come colore che dà un senso allo spazio e al paesaggio, confermano il decennio lirico di continua ricerca e rinnovamento, giungerà nel 1985 anche la paternità con la nascita del figlio Marco Giuseppe, ma per grazia naturale l'artista conserverà sempre lo stupore infantile ed il contatto con la ricchezza dell'immaginario di quell'età.
Il puzzle espositivo racchiude le profondità di una pittura semplice in superficie, che conquista lo sguardo e cattura le emozioni, riesce a farlo, però, tra le pieghe meno note di questo maestro del Novecento italiano, artefice di un lavoro da lui stesso definito "ampio, insoluto", la morte prematura ne fu conferma. La mostra è visitabile fino al 31 gennaio 2013 dal martedì al sabato: 10,300 - 19,30 e su appuntamento.

 


Marisa Paladino

 

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