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Scritto da Valeria Chianese   
Lunedì 06 Maggio 2013 09:23

Uno dei molti aforismi di Ralph Waldo Emerson, filosofo, scrittore, poeta e saggista statunitense (1803-1882), recita: "In ogni opera di genio noi riconosciamo i pensieri che avevamo rifiutato, essi ritornano a noi con una certa maestà alienante". Parole che, a riflettere, almeno per chi la conosce, appaiono una efficace benché concentrata descrizione, e non sembri un paragone azzardato, di quel gioiello barocco che è la Cappella Sansevero a Napoli, nota nel mondo per la statua del Cristo velato, eredità che il principe Raimondo di Sangro (1710-1771) ha lasciato a noi posteri ancora e sempre stupiti di fronte ai tesori che il luogo, opportunamente innalzato a Museo, conserva. Visitatori stupiti e meravigliati come era nelle intenzioni del principe di Sansevero quando ideò la superba Cappella, deputata a conservare non solo spoglie mortali, anche e soprattutto le forme consistenti del suo estro. Che viene dal lontano, probabilmente non del tutto conosciuto e apprezzato, Settecento e che ci ritorna, appunto, ad ogni sguardo in tutta la sua geniale ed intoccabile ed irripetibile magnificenza.
La Cappella Sansevero, in via Francesco De Santis, vicolo che unisce vico Nilo e vico San Domenico Maggiore – siamo nel cuore dei Decumani – per chi l’ha visitata e per chi la visiterà, diventa per antonomasia il luogo dello stupore e della meraviglia. Proprio per questa distanza non esclusivamente temporale o culturale e al tempo stesso per la vicinanza alla nostra sensibilità. Non vaneggiava il pastore Emerson. In quanto a Raimondo di Sangro, principe di Sansevero, sapeva quel che faceva. E possiamo immaginare che l’Eccellenza avrebbe saputo apprezzare la trasformazione della sua Cappella diventata Museo in un luogo che per cinque martedì, dal 7 maggio al 4 giugno 2013, ospiterà la rassegna di letteratura, teatro performance e musica non a caso denominata MeravigliArti.
Tema è dunque la meraviglia, concetto che contraddistinse tutta l’attività intellettuale, scientifica e mecenatesca del principe: i libri che scrisse, le sorprendenti invenzioni, le opere che commissionò per la Cappella Sansevero miravano, più che a ogni altra cosa, a destare stupore e incredulità e rispondevano alla sua visione “meravigliosa” del mondo. La varietà delle arti rappresentate nella manifestazione, d’altro canto, è un omaggio alla molteplicità di interessi di Raimondo di Sangro, che indusse i contemporanei a definirlo non un accademico, ma “un’accademia intera”.
"Con MeravigliArti – spiega Fabrizio Masucci, giovane presidente del Museo Cappella Sansevero - intendiamo aprire sistematicamente gli spazi a eventi di letteratura, teatro e musica e a un’installazione di arte contemporanea. MeravigliArti consentirà di assistere a eventi caratterizzati da una forte contemporaneità nella più celebre cappella del Barocco napoletano, evocando così la coesistenza e la fertile tensione tra originalità e tradizione nella figura del principe". E aggiunge: "Anche la provenienza geografica dei protagonisti dei vari appuntamenti, napoletani e non, ricalca la linea adottata dal principe nel suo mecenatismo, orgoglioso com’era del prestigio culturale della capitale borbonica e attento a valorizzare i talenti locali, ma sempre vigile nell’individuare eccellenze artistiche di altre città che potessero dar forma al suo messaggio culturale e alla sua idea di bellezza. L’augurio – conclude - è che questa del 2013 sia solo la prima di numerose edizioni di MeravigliArti e che il tempio barocco ideato da Raimondo di Sangro continui a incantare non solo per i capolavori che contiene da secoli, ma anche per gli eventi che prenderanno vita tra quei capolavori. Sarebbe il più adeguato tributo alla memoria del principe che – come disse il suo principale biografo contemporaneo – rese la sua casa “un’accademia ben continua delle più famose arti” e indirizzò senza posa “il suo maraviglioso intelletto” alla creazione di portento e splendore".

Gli artisti coinvolti declineranno il tema in differenti accezioni e secondo la propria sensibilità. Aprirà la rassegna, martedì 7 maggio 2013, Sergio Bini (in arte Bustric) che porterà in scena, riadattato per l’occasione, Napoleone magico imperatore, rivisitazione ora surreale, ora poetica, ora intelligentemente divertita di una personalità entrata nel mito, tra effetti speciali, giochi di prestigio e suggestivi racconti. Martedì 14 maggio 2013, Antonella Cilento e Giuseppe Montesano in È del poeta il fin la meraviglia, prendendo avvio da questo verso di Giovanbattista Marino proporranno un percorso letterario scandito dalle letture di Andrea Renzi: dalla poesia barocca ad Anna Maria Ortese, scrittori e attore guideranno il pubblico alla scoperta del meraviglioso in letteratura. Con il loro jazz-rock dalle risonanze etniche, gli Slivovitz, band partenopea apprezzata a livello internazionale, il 21 maggio 2013, si esibiranno in La cabala della meraviglia, composizioni originali e improvvisazioni sulla scorta della smorfia napoletana, fino ad arrivare al numero 72: la meraviglia. Martedì 28 maggio 2013 sarà la volta di Ondadurto Teatro, prestigiosa compagnia di Roma, che presenterà C’era una volta, una versione “riveduta e scorretta” di alcune note fiabe, spogliandole del consueto velo dolciastro: le musiche, le proiezioni, i costumi, perfino una grande macchina teatrale creeranno un’atmosfera incantata, ma al contempo grottesca e bizzarra. Chiuderà la rassegna, il 4 giugno 2013, l’artista e performer napoletana Roxy in the Box (Rosaria Bosso) che esporrà La sposa madre, installazione video-luminosa che interpreta liberamente le suggestioni di alcune sculture della Cappella Sansevero: per la prima volta un’opera d’arte contemporanea dialogherà da vicino con i capolavori del tempio gentilizio.
Con MeravigliArti il Museo Cappella Sansevero consolida e rilancia il suo impegno di istituzione che non solo custodisce cultura, ma ne produce. La rassegna è realizzata grazie al sostegno di Banco di Napoli S.p.A. ed è organizzata in collaborazione con l’Associazione culturale Ballatoio.

 

Martedì 7 maggio, ore 21.00

Bustric

Napoleone magico imperatore

Dramma buffo in un atto scritto e interpretato da Sergio Bini

 

Per la prima volta a Napoli, Sergio Bini – in arte Bustric – porta in scena, riadattato per l’occasione, il suo dramma buffo che ha per protagonista il grande generale francese, rivisitazione ora surreale, ora poetica, ora intelligentemente divertita di una personalità entrata nel mito. Tra effetti speciali elaborati con cura artigiana, giochi di prestigio e suggestivi racconti, l’attore fiorentino ammalia e diverte, attingendo al suo variegato repertorio che spazia dalla più nobile clownerie al canto. Per la durata dello spettacolo, il presbiterio della Cappella Sansevero e gli spazi ad esso adiacenti si trasformano in una rutilante officina delle meraviglie.
Dalle note di scena di Sergio Bini: "Napoleone, simbolo invidiato del potere, ha avuto una popolarità straordinaria; la sua carriera fu folgorante. Sempre spettinato, romantico alla moda, solitario, soldato che sapeva parlare ai soldati, piaceva e piace molto. Rappresenta il rischio, l’avventura e il desiderio senza limiti. Finalmente su di lui vedrete qualcosa di umano, allegramente inventato, ma fedele nella sostanza alla storia. Un magico imperatore, capace di volare, rubare e cantare".

 

Produzione: Compagnia Bustric
Drammaturgia e regia: Sergio Bini
Collaborazione alla drammaturgia e costumi: Éric Pujalet-Plaà
Musiche a cura di: Roberto Secchi, Éric Pujalet-Plaà

Sergio Bini, in arte Bustric, è nato a Firenze. È autore, regista e attore. Dopo aver frequentato la scuola di circo di Annie Fratellini e Pierre Étaix e quella di pantomima di Étienne Decroux a Parigi, nonché la scuola di Roy Bosier a Roma, ha studiato con John Strasberg dell’Actors Studio. Ha creato la Compagnia Bustric, con la quale scrive e interpreta spettacoli che mette in scena usando varie tecniche: dal gioco di prestigio alla pantomima, dal canto alla recitazione, in un ritmo narrativo che riempie le sue storie di sorprese. Un teatro ricco di verve, a volte poetico, certamente unico. Ha girato il mondo, recitando in italiano, inglese e francese.
Tra i suoi lavori si ricordano La meravigliosa arte dell’inganno, Atterraggio di fortuna, Nuvolo e molti spettacoli musicali, come il suo originalissimo Pierino e il lupo di Sergei Prokofiev, Variété di Mauricio Kagel, Pinocchio e La meravigliosa storia del circo in musica. Ospite dell’Orchestra Verdi di Milano e dell’Accademia di Santa Cecilia, ha inoltre firmato la regia di un Don Giovanni ed è stato Ambrogio ne Il Barbiere di Siviglia all’Arena di Verona.
Lavora nel cinema e ha preso parte, tra l’altro, al film da Oscar La vita è bella di Roberto Benigni.

 

Martedì 14 maggio, ore 19.00

Antonella Cilento e Giuseppe Montesano
Letture di Andrea Renzi
È del poeta il fin la meraviglia
Viaggi letterari con brani recitati

 

Spaziando dalla letteratura barocca a quella contemporanea, Antonella Cilento e Giuseppe Montesano esplorano testi di autori più e meno noti alla scoperta della meraviglia. Andrea Renzi dà voce con le sue interpretazioni agli excursus proposti, che prevedono – tra l’altro – poesie di Giordano Bruno e Francisco de Quevedo e prose di Anna Maria Ortese e Rosa Montero. Visioni e incantamenti tra le pagine dei libri.
Scrivono Cilento e Montesano: "La meraviglia è forse il momento in cui si esce da un lungo corridoio buio e incertamente si riconoscono le forme della realtà, e si dà un nome a esse…
Ma allora la meraviglia sarebbe lo stupore…
Però la meraviglia è anche disconoscere le cose del mondo troppo viste e troppo dette, e dette in modo sempre uguale, e provare a dirle in modo diverso e meraviglioso… È forse il momento in cui si scollano le etichette che ci impediscono di vedere le cose stesse, e si resta perplessi di fronte a quella cosa che si aveva sotto gli occhi da secoli o da giorni ma che non si conosceva.
Ma allora la meraviglia sarebbe la conoscenza o l’arte…".

 

Testi di: Giordano Bruno, Antonella Cilento, Giovan Battista Marino, Rosa Montero, Giuseppe Montesano, Anna Maria Ortese, Francisco de Quevedo Villegas.

 

Martedì 21 maggio, ore 21.00

SLIVOVITZ

La cabala della meraviglia

Percorso acustico attraverso le figure della smorfia

 

In un particolare allestimento acustico creato ad hoc per la Cappella Sansevero, gli Slivovitz eseguono una serie di composizioni originali miste ad alcune improvvisazioni, ognuna ispirata a un numero e a un simbolo della smorfia napoletana, delineando così un percorso iniziatico immaginario che li porterà infine al numero 72: la meraviglia. Nel solco del jazz-rock, la giovane band napoletana si distingue per le forti risonanze etniche e per la ricerca e la sperimentazione di nuovi linguaggi diversamente codificati e liberi dai canoni del mainstream. Contaminazioni e toni policromatici caratterizzano un sound cangiante e difficilmente inquadrabile, ma al contempo deciso e riconoscibile. Nel tempio del principe di Sansevero, che si interessò tra l’altro anche di musica e progettò un grande orologio a carillon capace di eseguire “qualunque aria”, echeggeranno note di violino, chitarre e sax: tutti gli strumenti a disposizione si intrecciano perfettamente, non relegando mai nessun elemento del gruppo al ruolo di mero accompagnatore. Un concerto che sollecita, coinvolge, guida gli ascoltatori con l’incanto delle sue note.

 

Armonica: Derek Di Perri
Chitarre: Marcello Giannini
Basso: Vincenzo Lamagna
Batteria: Salvatore Rainone
Tromba: Ciro Riccardi
Sassofono: Pietro Santangelo
Violino: Riccardo Villari

 

Martedì 28 maggio, ore 21.00

ONDADURTO TEATRO

C’era una volta

Un evento site-specific per MeravigliArti

Fiabe in scena rivedute e scorrette

 

Proiezioni, bizzarri costumi, musiche e balli frenetici, perfino una grande macchina teatrale: con C’era una volta la Cappella Sansevero diventa location di una rivisitazione altamente spettacolare delle più celebri storie di Hans Christian Andersen, dei fratelli Grimm e di altri autori. L’immaginario fiabesco, cristallizzato da decenni in versioni edulcorate, viene scompaginato al punto che i confini tra Bene e Male diventano assai labili. Qual è il lato oscuro di Cappuccetto Rosso? Che malinconie attraversano la perfida Regina intenta a rimirarsi nello specchio incantato? Ondadurto Teatro dà forma a simili suggestioni, con esiti ora poetici ora grotteschi. Dalle note di scena: "Molto più di uno spettacolo su principesse ed eroi. Sono tracce sconosciute di ben note fiabe. Storie, leggende e favole italiane e della grande tradizione tedesca e danese, rilette in una chiave noir e un po’ agrodolce. C’era una volta è una rivista colorata e suggestiva, un evento multimediale in cui le contaminazioni tecnologiche creano un’esperienza ampliata. Un’Opera contemporanea che rimescola le tradizioni più antiche spogliandole del velo zuccherino. Uno spettacolo con grandi macchinari scenici per il gusto di MeravigliArti".

 

Produzione: Ondadurto Teatro
Coproduzione: Museo Cappella Sansevero
Regia: Marco Paciotti
Artistic concept: Marco Paciotti, Cristian Paraskevas, Lorenzo Pasquali
Musiche: Autori vari
Macchine sceniche: Lorenzo Pasquali, Massimo Carsetti
Costumi: Claudia Tortora
International consulting: Ute Classen

 

La compagnia Ondadurto Teatro è nata nel 2004 e ha base a Roma. A partire dalla pedagogia Lecoq, approda al phisical and visual theatre. Il gesto, l’acrobatica, il testo e il teatro-danza sono parti essenziali della creazione artistica, unitamente all’utilizzo di macchine scenografiche in movimento, effetti pirotecnici, giochi d’acqua, video e musica dal vivo. La compagnia propone sia in teatro che all’aperto spettacoli ed eventi multidisciplinari, coniugando differenti linguaggi espressivi che raggiungono con poesia e ironia diverse culture e platee internazionali. Tra gli spettacoli prodotti e portati in tour si ricordano Felliniana, Orlando Furioso, Crash Flight. Ondadurto Teatro ha prodotto anche eventi ideati per occasioni particolari (come Arabian Nights) e teatro ragazzi (Pulcinella va alla guerra, Vita di Galileo). La compagnia cura ogni anno l’ideazione e la realizzazione del Festival inEURoff ed è attiva anche nel teatro sociale con il progetto Officina Ondadurto. Gli inviti ai principali festival del mondo sono il riconoscimento dell’altissima qualità artistica del gruppo.

 

Martedì 4 giugno, ore 19.00

ROXY IN THE BOX

La sposa madre

Installazione video-luminosa
Per la prima volta un’opera d’arte contemporanea viene esposta nella navata della Cappella Sansevero, a pochi passi dal Cristo velato. Proprio dal capolavoro di Giuseppe Sanmartino e da altre opere del tempio gentilizio la performer napoletana Roxy in the Box ha tratto spunti e suggestioni per La sposa madre: un’operazione potente e originale nella “casa” del principe che amava destare stupore.

Dal testo critico di Anita Pepe: "Tra un Uomo deposto dalla croce e uno caduto da un’impalcatura non c’è differenza d’attrito emotivo. Nel suo sangue precipitano tutte le vite. E il compianto sul Cristo morto si trasforma nell’ennesima cronaca di una morte annunciata. Su un cantiere in periferia o in un palazzo del centro, con i documenti o senza, divorato dal fuoco, intossicato dal veleno, bruciato dalla polvere, mentre tua moglie non ha ancora chiuso l’oblò della lavatrice aspettando la tuta sporca.
Nella città che con
Pergolesi ha consegnato alla musica il più bello Stabat Mater della storia, e generazioni di braccia piene di dignità, Roxy in the Box firma un’installazione luminosa, ove Pietà e Passione si incontrano in quell’unico luogo sacro chiamato dolore".

 

Testo drammaturgico: Massimo Andrei
Interprete: Antonella Romano
In collaborazione con: Studio Trisorio
Rosaria Bosso
, in arte Roxy in the Box, è nata a Napoli. Si esprime attraverso pittura, video, installazioni e performance. Dopo gli studi presso l’Istituto Filippo Palizzi, si specializza in affresco a Bologna, ma è nella sua città natale che decide di radicarsi e dare il via al suo percorso artistico. Utilizza linguaggi e icone della pop art, ma la travalica attraverso la riflessione sulla sofferenza dell’individuo e su problemi etici e sociali, trattati con aspra ironia. Ha esposto in musei, gallerie e sedi istituzionali in Italia e all’estero. Ha partecipato alle collettive Acthung! Acthung! all’ex Gil di Roma, L’impresa dell’arte al PAN di Napoli, N.EST 2.0 The making of the city/Disegna la tua città al MADRE di Napoli, Arredo Palazzo Italia a cura della Farnesina a Belgrado e Cow Parade in Piazza della Signoria a Firenze. Sue personali (Kitakkat, La svernissage, Message in a bubble) si sono tenute in gallerie di Roma e Viterbo. Nel 2008 il regista Massimo Andrei ha diretto il documentario Schiaffilife su vita e opere dell’artista, presentato in anteprima al Festival Internazionale Artecinema di Napoli, a cura di Laura Trisorio, e vincitore del Festival Internazionale del Cinema d’Arte di Bergamo.

 

 

Raimondo di Sangro e le arti della meraviglia

"Uomo fatto a tutte le cose grandi e meravigliose": così Antonio Genovesi, gigante del pensiero settecentesco, definì Raimondo di Sangro, traducendo liberamente una frase in latino della Lettera Apologetica del principe di Sansevero, poi apposta anche sulla sua lapide nella cappella gentilizia. E ancora: "maravigliose e stupende invenzioni" enumerò il contemporaneo Giangiuseppe Origlia Paolino nel profilo biografico del di Sangro, un "ingegno singolare, meraviglioso, si direbbe prodigioso" riconobbe al principe perfino la Congregazione dell’Indice dei libri proibiti, nell’atto di mettere al bando il capolavoro letterario del libero pensatore.
Dal giovanile progetto di una macchina teatrale alla riproduzione in laboratorio dello scioglimento del sangue di San Gennaro, dalla stampa policroma agli scritti sulla realizzazione di un lume eterno, dai capolavori commissionati per la Cappella Sansevero alle ultime uscite pubbliche a bordo di una carrozza marittima, tutta l’avventura intellettuale di Raimondo di Sangro fu segnata dall’ansia di meravigliare, dall’intento di illudere, dall’estro di provocare. I viaggiatori settecenteschi che visitavano il palazzo del principe in largo San Domenico Maggiore si inoltravano in una vasta Wunderkammer, dove macchine anatomiche, complicati orologi, marmi e gemme artificiali, tessuti dalle proprietà inconsuete, cera e seta vegetali, quadri di lana o dipinti con tecniche di nuova ideazione, perfino risultati di misteriosi esperimenti di palingenesi facevano bella mostra di sé. Né lo stupore cessava quando dalle stanze del palazzo, attraverso un ponte, gli ospiti passavano nella cappella prospiciente e restavano incantati dinanzi alla trasparenza del velo del Cristo di Sanmartino, alla virtuosistica rete del Disinganno o alle simulate architetture della volta.
Quelle invenzioni e quei capolavori testimoniavano la varietà degli interessi di Raimondo di Sangro, dotato di una mente cui – sintetizzò efficacemente Origlia Paolino – "era impossibile restringersi nell’occupazione di un solo oggetto": il suo desiderio di stupire trovò sbocco così nelle più diverse scienze, tecniche e arti, tanto da indurre i contemporanei ad affermare che il principe non era un accademico, ma "un’accademia intera".
Culto per la meraviglia ed ecletticità fecero di Raimondo di Sangro una personalità profondamente barocca, ma non andarono mai disgiunte da un’altra caratteristica che connotò tutto il suo operare: l’ironia. Nelle più avventate affermazioni delle sue opere letterarie, nelle più spettacolari delle sue trovate, nelle più incredibili opere d’arte che commissionò si celava sempre il sorriso arguto di chi amava suscitare negli altri il dubbio su credenze radicate, se non anche sulle loro percezioni. L’orgoglio fin troppo esibito per una cultura sterminata e il gusto per il coup de théâtre convissero in lui con la leggerezza del gioco e il costante invito, rivolto agli altri come a sé, a non prendersi troppo sul serio.
In questo spirito andrà intesa – ma potrebbero farsi altri mille esempi – la domanda che pose a un suo corrispondente, perplesso sulla opportunità che il principe comunicasse un suo poco verosimile esperimento: "Dovrei portarmi fino al sepolcro l’acerbissimo dolore di non aver potuto render pubblica una mia maravigliosa scoperta?". E sarà superfluo dire che, dopo queste parole ostentatamente piccate, della "maravigliosa scoperta" del lume perpetuo, annunciata diffusamente perfino alla prestigiosa Accademia delle Scienze di Parigi, il principe non rivelò mai il segreto, lasciando contemporanei e posteri con più di un interrogativo.

 

 

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