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Il violoncello del XIX secolo, dall'alba al tramonto Stampa E-mail
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Scritto da Redazione   
Domenica 05 Maggio 2013 15:04

Ancora un concerto aperitivo proposto dall'Associazione A.R.C.A. '85 (www.arca85.it) , nella propria sede di via Imperia n. 15 a Roma, il 4 maggio 2013; protagonisti il violoncellista Adriano Ancarani e la pianista Angela Picco; Beethoven, Schumann e Chopin sono stato gli autori presentati, in un percorso di nascita e sviluppo del linguaggio musicale ottocentesco.
Adriano Ancarani si è formato alla Civica Scuola di Musica di Milano, al Conservatorio "G.B. Martini" di Bologne e perfezionandosi con Franco Rossi, Mario Brunello, Johannes Goritzki, Marie P. Milone, Roberto Gini.
Attento alle prass filologiche della musica antica, si esibisce con strumenti originali, ma non disdegna incursioni fortunate nel repertorio contemporaneo e nel tango.
Naturalmente è nella musica romantica del XIX secolo che Ancarani ha l'opportunità di evidenziare le qualitè tecniche salienti. Opus 111 e Astrèe e per la rivista Amadeus
E' attivissimo nella didattica.
Angela Picco ha studiato  pianoforte con il M.° E.Solimini diplomandosi  presso il Conservatorio "L.Refice" di Frosinone e inoltre ha coltivato lo studio del clavicembalo con i Maestri Ferruccio Vignanelli ed Enrico Baiano diplomandosi presso il Conservatorio "N.Rota" di Monopoli. Ha inoltre conseguito i Diplomi in Didattica della Musica e Diploma Accademico di 2°Livello Didattica della Musica ad indirizzo strumentale .Ha studiato inoltre organo e composizione organistica con la Prof.ssa Edda Hilly Vignanelli. Ha seguito corsi di perfezionamento pianistici e cameristici con i Maestri G.Sandor, E. Hansen,J.Demus, R.Jansen, presso la Sommereakademie di Salzburg e la Hocheschule fur Musik di Amburgo
Le 12 Variazioni in sol maggiore per violoncello e pianoforte, sul tema "See the conqu'ring hero comes" dell'oratorio "Giuda Maccabeo" di Georg Friedrich Händel, sono un'opera giovanile di Beethoven.
In esse il compositore tributa omaggio a quello che per tutta la sua vita sarebbe stato il musicista del passato preferito.
Certo a Vienna le opere di Bach e di Händel erano poco note e, tra l'altro, i due massimi autori del 'primo '700 tedesco erano presenti in misura assai diversa nella biblioteca imperiale, curata dal barone  van Swieten, che già aveva destato la folgorata ammirazione di Mozart.
Le partiture del Cantor di Lipsia erano in numero molto esiguo e si limitavano a mottetti e rare pagine strumentali, ben altra rappresentanza avevano le opere di Händel; tanto va detto per comprendere il giudizio di Beethoven.
La data di composizione risulta nell'anno 1796, mentre la pubblicazione è, a cura di Artaria, del 1797, con dedica alla principessa Maria Christine von Lichnowsky, senza numero d'opus, tant'è che il catalogo Kinsky-Halm le classifica come Werke ohne Opuszahlen (Lavori senza numero d'opera) col progressivo, del tutto anacronistico, di 45.
Le 12 variazioni sono in verità due gruppi di sei, con una progressione di peso musicale che riprende le analoghe composizioni mozartiane.
Vi troviamo una variazione che è in sé una fantasia (la V), un Adagio di ampio respiro (la IX), un ingannevole conclusione (la X).
La scelta del tema, è ragionevole ipotizzare sia stata di ordine meramente musicale, tuttavia merita qualche notizia il personaggio protagonista dell'Oratorio handeliano, un autentico best seller nella Londra di fine '700.
Giuda Maccabeo è un eroe biblico, simbolo della resistenza e ribellione alla dominazione di re Antioco IV Epifane, siriano, salito al trono nel 176 a.C., il quale si opponeva alla religione ebraica, favorendo il politeismo ellenico.
Antioco proibì rituali e pratiche religiose (circoncisione, Shabbat, ecc...), introducendo la pena di morte in caso di violazione del divieto, salvo esplicito abiuro.
E' interessante l'origine del nome Maccabeo, che è un acrostico di un versetto dell'Esodo ("Chi è come Te tra i potenti, o Eterno?"), M.A.C.C.A.B.I. Che è in relazione con la parola ebraica "maqqabah" (martello).
Maccabeo diveniva antonomasia di combattente determinato nella difesa dei diritti a professare la religione ebraica.
Giuda Maccabeo liberò Gerusalemme e riconsegnò il Tempio al popolo di David, nel 160 a.C., cadendo nella battaglia il 25 del mese di Kislev del calendario ebraico, ebbe origine la festa di Chanukah (Festa dell'Inaugurazione, detta anche Festa delle Luci).
La festa celebra anche il miracolo della luce prodotta da una sola ampollina di olio rimasta, la quale, tuttavia, permise di illuminare il tempio per otto giorni.
Dante colloca Giuda Maccabeo in Paradiso.
Eppure Beethoven era considerato il compositore di cameristica di riferimento dal III Reich, così come Händel lo era per gli oratori, tant'è che le Variazioni su Judas Maccabaeus erano molto eseguite nella Germania nazista: ironia della sorte e ignoranza delle dittature!
Pieno clima romantico, invece, per i 3 Fantasiestücke op.73 di  Robert Alexander Schumann (Zwickau, 8 giugno 1810 – Bonn, 29 luglio 1856): Zart und mit ausdruck; Lebhaft,leicht; Rasch und mit Feuer.
Inizialmente definiti "notturni", i brani sono in forma di romanza senza parole con ampio sviluppo e, in diverse tonalità, sono destinati al clarinetto e al violino, anche se il lirismo intenso li rende particolarmente godibili nella versione per violoncello, strumento alla composizione per i quale Schumann si dedicò assai poco.
Si vuole che essi siano stati composti, in breve tempo, nel 1849, periodo in cui le avvisaglie della trisgte fine del musicista si erano ampiamente manifestate.
I brani prevedono un da capo e una coda ed è' consuetudine eseguirli come un un unica composizione in tre movimenti, benchè disinti tra loro essi siano; il carattere più sereno del secondo e il piglio energico e focoso del terzo "mit Feuer", ben  conducono verso un climax sequenziale.

Se Schumann non si dedicò più di tanto al violoncello solo, Chopin si dedicò quasi esclusivamente al pianoforte, rivendicando con comprensibile orgoglio la propria scelta motivata dall'eccellenza e dal virtuosismo.
"Ho scritto solo per il pianoforte. Questo è il mio terreno, quello su cui mi sento più sicuro" dichiarò in una lettera-confessione alla sua amica, la contessa Delfina Potocka.
La Sonata in sol minore per violoncello e pianoforte è un'opera tarda del compositore polacco; dedicata al violoncellista Auguste Franchomme, essa è datata 1847 e la sua prima esecuzione pubblica coincide con l'ultimo concerto tenuto da Chopin a Parigi, nella Salle Pleyel il 16 febbraio 1848, quando l'incombenza della fine era nella consapevolezza dell'artista non meno che in quella dei suoi ammiratori.
Determinante, dal punto di vista tecnico, fu il contributo del virtuoso del violoncello, e, dobbiamo ritenere che grande sia stata anche la funzione di stimolo sull'ormai malato compositore, perché questi si impegnasse nella stesura di in brano per uno strumento diverso dal "suo" pianoforte.
Realizzata in 4 tempi: I. Allegro moderato; II. Scherzo: Allegro con brio; III.Largo; IV.Finale: Allegro, pur essendo presumibilmente ultimata, nella prima  parigina, la Sonata venne eseguita priva del movimento iniziale.
Successivamente il violinista David ne realizzò una trascrizione per il proprio strumento, sempre" accompagnato" dal pianoforte, mentre Moscheles ne realizzò una versione per pianoforte solo.
Sia quel che sia, il ruolo del pianoforte è nettamente prevalente e nessuno, Franchomme e Chopin primi tra tutti, si preoccuparono di nasconderlo, anche per la venerazione che il violoncellista nutriva per l'amico, al quale non impose di riservare un trattamento privilegiato al violoncello, il quale trova parità solo nei frangenti lenti e cantabili, in particolare nel Largo.
La dimensione concertante è prevalente nello Scherzo, impiantato in re minore, caratteristica che forse suggerì ai due interpreti la scelta di omettere il pur meraviglioso primo tempo, composto in forma-sonata.
Nell'Allegro moderato iniziale ad un primo tema è un mesto presagio di morte, una nostalgia per una vita che si sente essere ormai tutta alle spalle; il secondo tema, invece, è di quiete, quasi un'alba sonora, come una speranza di resurrezione, di eternità, tant'è che Chopin accenna ad una ripresa, molto concentrata, nella quale il tema dolente viene sovrascritto dalla luminosità del secondo, come in un Et vitam venturi saeculi.
Il Finale, invece, è incentrato sull'episodio contrappuntistico centrale, con due temi di pari ponderazione e non contrastanti, rafforzanti il dialogo tra gli strumenti in vista della conclusiva coda.
Applausi convinti hanno accompagnato l'esecuzione, al termine della quale i due interpreti hanno concesso un bis "speciale" che Ancarani ha dedicato alla propria figlia: una Romanza senza parole di Felix Mendelssohn-Bartholdy.
Il duo Acarani-Picco mostra un'intesa musicale eccellente, che permette ad entrambi di porre in risalto le qualità di strumentista che sono testimoniate da curricula di tutto rispetto, che li colloca a pieno titolo tra i migliori solisti nei rispettivi strumenti.
Ancarani possiede una ragguardevole tecnica di arco, che gli consente un'aderenza e una rotondità di suono di primissimo ordine; i numerosi scambi di diteggiatura sono eseguiti con precisione e le sonorità rotonde e, all'occorrenza, incisive, non rinunciano mai alla nitidezza di intonazione.
Angela Picco unisce ad agilità tecnica una qualità di tocco che le deriva dalla lunga pratica con il repertorio barocco e del classicismo, oltre che dalla frequentazione clavicembalistica.
Musicalità e "disponibilità all'ascolto", tipiche della cameristica, la configurano come eccellente interprete in formazioni strumentali e vocali.
Gli appuntamenti di A.R.C.A. '85 proseguono.

 

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