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"Trii con...corno" a SS. Apostoli Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica © - Cameristica ®
Scritto da Dario Ascoli   
Lunedì 27 Maggio 2013 09:03

(in progress) Musica ai SS.Apostoli si avvia a concludere la Stagione 2012-13, e si annuncia uno spostamento di sede per la prossima, per probabile indisponibilità della sala di via del Vaccaro in Roma.
Detto questo, vi diamo resoconto del magnifico concerto del giorno 26 maggio 2013, che ha visto esibirsi una formazione dall'organico non proprio di frequente ascolto: un trio violino, corno e pianoforte.
E' solo dagli inizi del 1800 che una combinazione simile ha potuto trovare pacifica e armoniosa convivenza, vuoi per i perfezionamenti organologici del pianoforte, che vide potenziare il proprio volume, vuoi per quelli del violino, sia di liuteria che tecnici, vuoi, soprattutto, per quelli subiti dal corno che, finalmente, consentiva di eseguire tutti i 12 semitoni e di suonare in tutte le tonalità maggiori e minori, duttilità pressoché indispensabile per assumere ruoli tematici in composizioni in forma-sonata.
Il corno conquistava un ruolo di strumento per cantabili, per temi eroici e sentimentali, ben più di un rafforzativo di armonie e volumi come nell'orchestra del primo '700, quando costituiva insieme con gli oboi e il fagotto l'intera sezione dei fiati tout court.
Progressivamente, nelle composizioni sinfoniche, al e ai corni, che non di rado diventano 3, 4 e anche più, si affidano temi principali, sia nel primo tempo che nei successivi; l'apice, a nostro avviso, viene raggiunto dalla Sinfonia n.3 in fa maggiore, op. 90 di Johannes Brahms (1833-867), autore che ha saputo guardare con attenzione e con "affetto" allo strumento.
Il Trio Tritonus, ovvero Filippo Azzaretto, corno; Fabrizio Falasca, violino e Tullio Forlenza, pianoforte, ha dedicato al gigante di Amburgo il Trio op.40 in Mib maggiore, facendolo precedere da una composizione di Jan Ladislav Dussek (1760-1812), decisamente più classica che romantica.
Il compositore  ceco, dalla vita rocambolesca, tra rivoluzioni, esilii, amanti, tresche, fu apprezzato da Mozart, da Haydn e da Beethoven.
A Dussek si deve il merito di avere ispirato molte modifiche costruttive del pianoforte, in collaborazione con John Broadwood, il quale realizzò il pianoforte "English Action".
Dussek stimolò il costruttore ad ampliare l'estensione e a migliorare sia la potenza che l'articolazione dei pianoforti.
Per qualche decennio, negli anni 20 del XIX secolo, il cosiddetto pianoforte inglese conquistò un discreto primato nel mondo, grazie ai miglioramenti suggeriti da Dussek, il quale propose anche di disporre lo strumento parallelamente al palco, con il coperchio rivolto al pubblico anche in funzione di "accoppiatore acustico"; la disposizione è quella ormai universalmente adottata.
Forse anche dimostrativamente, il musicista boemo compose un Trio con un organico che sollecitava le dinamiche del pianoforte.
Due soli tempi I.Andantino; II. Menuetto - molto moderato ed espressivo; una scrittura rococò con un bell'episodio centrale con violino pizzicato e progressioni cromatiche del pianoforte su cui il corno si eleva.
Una scrittura quasi sperimentale per il tempo, una scommessa sugli impasti tra un pianoforte e un corno che andavano assumendo la attuale struttura e un violino che aveva abbandonato definitivamente l'arco barocco e che adottava tensioni di corde sempre maggiori: siamo nel 1809.
Il Trio in mib maggiore op.40 di Johannes Brahms si colloca come svolta tanto nella produzione quanto nella biografia del musicista, il quale inizia a preparare appunti per la sua stesura durante l'estate del 1864.
E' quella una stagione che inizia in un'atmosfera serena, di riconciliazione con la natura e con gli affetti, durante la quale Johannes soggiorna nella località termale prediletta, Lichtenthal, dove ha modo di incontrare con una certa frequenza Clara Schumann, che risiede a Baden Baden, con cui si confronta e da cui trova stimolo ad intraprendere la scrittura delle grandi pagine sinfoniche che sarebbero state di lì a poco realizzate.
Prendono forma in quei mesi il Quintetto con pianoforte op.34 e il grande Sestetto per archi op.36.
La composizione del Trio procede con discontinuità, così che accade che nel febbraio 1865 un tragico evento interviene a infrangere, forse definitivamente, la serenità di Brahms: la morte improvvisa della madre.
La prima esecuzione pubblica, con l'autore al pianoforte, avverrà il 7 dicembre 1865 a Karlsruhe.
Si vuole che le pagine più dolenti del Trio op.40 siano in qualche misura legate all'elaborazione del lutto.
Costruito in 4 tempi (I. Andante; II. Scherzo. Allegro; III Adagio mesto; IV Finale), il brano presenta la particolarità di adottare la forma-sonata per il movimento conclusivo e di avere il primo, viceversa, in forma di quasi rondò, per il primo.
In quel periodo il genio di Amburgo si rivolge al corno affidandogli sempre maggiore rilievo, che, come si diceva, culminerà in quello determinante nella Terza Sinfonia.

Sono ben tre i temi introdotti nel primo tempo del Trio op.40, e ciò che affascina è l'ingresso del corno a dare colore al dolce ed espressivo, dichiarando da subito quale sia la cifra espressiva che l'autore attribuisce allo strumento.
La tonalità di mib maggiore apre e chiude e fa da cardine al procedere del movimento, che però modula a sol maggiore (poco più animato) e a solb maggiore , e che ripresenta l'episodio iniziale in un sib (dominante) che evoca, ma non adotta, lo schema sonatistico.
Le transizioni avvengono aggiungendo, riccamente, nuovo materiale tematico: è un Brahms maturo che nella musica cameristica ha già superato quel modello beethoveniano, da cui invece con maggiore progressività si affrancherà la scrittura sinfonica, almeno fino alla Seconda Sinfonia.
Lo Scherzo è animatissimo, energico e bitematico, con il Trio in la bemolle, Molto meno Allegro, meditativo, ma sereno, pur se con "premonizioni" di quello che sarà il terzo tempo Adagio mesto, anch'esso armato in mi bemolle.
E' la pagina più lirica e memorabile del Trio op.40, riccamente articolata in ben quattro sezioni; il pianoforte sembra farsi carico delle emozioni più tormentate, fin dal suo esordio per 18 battute, dopo le quali i due strumenti "melodici" entrano imitandosi su un secondo tema, con ritorni al materiale iniziale e con un crescendo poderoso fino al fortissimo accompagnato da accordi pieni del pianoforte.
Il Finale. Allegro con brio è costruito come un primo tempo in forma-sonata, con ben quattro temi!
Dapprima il corno sembra essere destinato a farsi carico di un ruolo ancillare e orchestrale, ma ben presto esso riprende la funzione tematica.
Va detto che qui, più ancora che altrove, Brahms è maestro nel dare valenza tematica ai ponti modulanti, che diventano momenti di alta emotività, non di necessario transito tonale.
Il terzo tema appare come funzionale all'assetto tonale, ma si affranca e si sbalza con personalità autonoma, mentre è inglobato nello sviluppo il quarto elemento tematico, contraddistinto dal procedere a terzine del violino, così come era stato per il corno nella sezione precedente.
Il volumi si intensificano per i raddoppi delle voci al pianoforte e per i crescendo degli altri due strumenti fino alla ripresa e alla coda, che si colora di tinte trionfali.
Trionfo che inizialmente non fu incontrato dal Trio op. 40 se è vero che nel 1879 Theodor Billroth dirà: "Il Trio per corno ultimamente ha avuto presso il grande pubblico un successo che non mi sarei mai aspettato. E' un brano talmente profondo, che un po' di tempo fa la gente non voleva ascoltarlo. Come stranamente cambiano le cose!"
Ciò che si apprezza maggiormente del Trio Tritonus è la grande capacità dei singoli strumentisti di ascoltarsi tra loro, di "concertarsi" ricercando e raggiungendo equilibri dinamici ottimali.
E' affascinante cogliere i pianissimo del corno di Filippo Azzaretto, così come è pregevole la cura messa nei crescendo nel mantenere a tutte le dinamiche via via incrementate, la proporzione tra i tre strumenti.
L'intonazione e l buona precisione dell'attacco dei suoni di Azzaretto è adeguata all'eccellente tecnica d'arco di Falasca, violinista del suono incisivo e dal vibrato misurato ed espressivo.
Il giovane violinista ha altresì evidenziato una precisione ammirevole nei bicordi che le pagine hanno presentato.
Assumere il ruolo che fu dell'autore è condizione non certo inconsueta per un pianista, che nella propria carriera concertista è di volta in volta alter ego redivivo di Chopin, di Liszt, di Rachmaninov e chi più ne ha più ne metta, tuttavia nella musica cameristica si aggiunge una responsabilità "concertativa" che è un impegno ulteriore e una necessit° di abdicare al ruolo di protagonismo sonoro per riconsegnare il primato alla scrittura dell'autore.
Tullio Forlenza è stato impeccabile nel giocare il difficile ruolo, sostenuto da tecnica vigorosa e sicura e da padronanza di fraseggio.
I curricula dei tre musicisti non a caso recitano di successi e incarichi importanti; Azzaretto è cornista dell'Orchestra del Teatro di San Carlo di Napoli da decenni e docente al Conservatorio di F.Cilea di Reggio Calabria; Fabrizio Falasca è tra i maggiori giovani talenti violinistici italiani, indicato da Salvatore Accardo e solista ospite di prestigiose istituzioni di tutto il mondo, e quanto a Tullio Forlenza si segnala per la vastità del repertorio solistico e, soprattutto, per la grande duttilità di camerista, nelle più varie formazioni.
Applausi convinti e per certi versi "sorpresi", inevitabile concessione di ben due bis, il primo dei quali una romanza i trio di Koechlin, di grande impatto emotivo e in grado di esaltare le doti di cantabilità dei tre musicisti.
La ripetizione dello Scherzo del Trio op.40, senza ritornelli, ha congedato i musicisti dal pubblico, che è stato catapultato in una Roma centrifugata dal derby di finale di Coppa Italia di calcio e dalle elezioni amministrative.

 

Dario Ascoli


 

 

 

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