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Igudesman e Joo suonano a Salerno, il Mozart che non ti aspetti Stampa E-mail
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Scritto da Angelo Sirico   
Giovedì 30 Maggio 2013 13:07

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Ieri 28 maggio 2013, il palco del Teatro Verdi di Salerno è stato investito da una scarica di adrenalina ad alto impatto, ad opera del pianista anglo-coreano Richard Hyung-Ki Joo e del violinista russo Aleksey Igudesman.
I due producono un'esilarante addensato di musica classica, commedia, arte mimica e cultura popolare, col dichiarato intento di abbassare i canoni dei musicofili puristi e dunque consentire l'accesso all'universalità della musica classica, ad un pubblico quanto più giovane e tumultuosamente presente. I grandi autori della musica classica fanno irruzione nelle loro riletture di svariati brani, tanto che anche un tantino frastornato da un tripudio di fantasia, verve ed eclettismo, il pubblico vorrebbe che il concerto non finisse mai, chiedendo bis a ripetizione e talvolta anche con richieste ad hoc, come può accadere ad un finale di concerto di Bollani o più prosaicamente al pianobar di un grande albergo. E' necessario puntualizzare che le sfide, qualcuno direbbe gli attacchi, a capolavori della musica classica che i due strumentisti mettono in atto, non sono mai follie del momento o improvvisazioni estemporanee. Non si tratta di creare un filo narrativo su una qualunque radice armonica o melodica come accade nel jazz ma tutto quel che accade è profondamente analizzato, ragionato, studiato e dunque eseguito con attenzione all'impianto originario degli spartiti. Le intuizioni non dilagano mai nello stravolgimento totale, restando il rigore tecnico e l'interpretazione, nell'alveo della musica con la A maiuscola e nel rispetto della precisione d'esecuzione. Il concerto ha permesso alla platea salernitana di conoscere due grandissimi strumentisti di solida scuola che si conoscono dalla tenera età avendo entrambi frequentato la Yehudi Menuhin School. Gli anni di studio non riescono a celarsi dietro le battute e le gag e prendono corpo ampiamente, dopo la pausa di un concerto di quasi due ore, con la riproposizione poderosa della Rapsodia in blu di G. Gershwin. Poco dopo l'incipit del concerto, i due si erano presentati traendo spunto da un telefonino lasciato squillare in sala col tipico nokia tune, ne hanno a turno sottolineato il trillo, eseguendo la stessa melodia, simulando una leggere stizza per il disturbo arrecato.

Il tutto, ampiamente previsto come accade negli spettacoli circensi, dava la stura ad un mix ben studiato tra il Gran vals di Francisco Tarrega, (da cui il nokia tune è tratto) e Meditation da Thais di Massenet. Non meno istruttiva è stata la rielaborazione della Marcia alla turca di Mozart, con tutti i si bemollizzati e la nuova resa veramente orientale della melodia con piccole coreografie dell'esecutore che accennava a far danzare il ventre. Un nuovo cocktail sonoro è stato creato con gli ingredienti armonici forniti dalla Sinfonia n. 40 in sol minore di Mozart in unione col tema portante di John Barry dei film di James Bond. Si tratta della stessa musica che subì tra i tanti attacchi anche una riduzione popolare ad opera di Silvye Vartan. Durante lo spettacolo, tantissime le citazioni stilistiche, gli incroci di epoche e diverse sensibilità, ma sempre condite dallo spirito umoristico e talvolta goliardico come quando dovendo affrontare un brano di Rachmaninov, il pianista lo esegue facendosi passare dal collega, per suonare le posizioni più difficili, delle ideali mani di legno costituite da allunghi, atti a prendere i tasti sul pianoforte molto intervallati l'uno dall'altro. In tale cimento, non facendo mancare la battuta salace quando scusandosi per le mani piccole, il pianista come ogni sera, ci tiene a dire che “solo le mani sono piccole”. Pezzi suonati da sotto il pianoforte o con curiosità bambinesca, tanti e tanti ancora che a nulla vale ripercorrerli tutti. Ricordiamo tra varie scene musicali una tessitura del sirtaki che migra nella danza delle spade di A. Khachaturian per sublimare in Chariots of fire di Vangelis passando prima per la famosissima Kalinka. Particolarmente divertente è stato il brano suonato con l'ausilio di un ideale tom tom musicale, un navigatore che indicava la strada da percorrere, suggerendo itinerari e imponendo svolte di tonalità o chiedendo di tornare indietro a seguito di errori compiuti. Alla fine, quale bis a richiesta hanno suonato la celebre I will survive portata al successo da Gloria Gaynor. Il pezzo, che rappresenta un cavallo di battaglia del duo, è stato riveduto alla Mozart, in tonalità di Do maggiore e con il tipico fraseggio del settecento. Si è notato un abbigliamento meno casual del solito, forse in ossequio al palco teatrale in cui si sono trovati a loro agio, al pari di quando suonano in un palazzetto dello sport o in un caffè concerto. Perfino ammiccanti, hanno lodato il pubblico e la città ospitante anche tramite un uso della lingua italiana che è stata giustamente studiata e adattata al loro fine artistico. A ben guardare non ci sono attentati contro la musica classica e anche il repertorio scelto, entra in un bagaglio culturale meno elitario e di sicuro successo. Alla fine anche la voce solitaria che levatasi nel primo tempo dalla platea, lamentava l'insolito modo di proporre il loro repertorio, ha goduto di uno spettacolo che i puristi non gradiranno, e chissà se le mucche del Wisconsin, non aumenterebbero la produzione di latte del 7,5%, se ascoltassero la musica di Igudesman e Joo.

Angelo Sirico

 

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