Ediz. n.242 - 09.10.16

Partnership

Sostieni
Oltrecultura
e sarai visibile a  1 milione di  contatti !
scrivi a
commerciale


di mary
Via Oslavia , 44 - 00195 Roma
 +39 063208224
lallegrettodischi@yahoo.it


minabottesini@libero.it

+39 3392394093

 

 

 


Luigi Petrosino - Grafico e Pittore

 

Bottega Federiciana delle Arti

 

 

Dove saremo

Area Riservata

40 anni politicamente scorretti: Buon Compleanno “Chille” Stampa E-mail
Oltrecultura: Eventi Prosa © - Oltrecultura: Eventi Prosa
Scritto da Redazione   
Venerdì 11 Ottobre 2013 05:38

Le cronache dell'anno 1973 riportano, non disdegnando del tutto inappropriate immagini medievali e appena meno anacronistiche citazioni manzoniane, l'epidemia di colera a Napoli.
In quei giorni, aggirandosi tra improvvisati centri di vaccinazione allestiti in tempi da record dalla Croce Rossa, e sopportando la violenza perpetrata nei confronti della liturgia del caffè - riconducibile all'uso obbligato del bicchierino “monouso” - una decina di giovani e giovanissimi artisti napoletani fondava il gruppo “Chille de la Balanza”, ovvero Quelli della Bilancia, che il 10 ottobre 2013 al Teatro della Pergola di Firenze hanno spento 40 candeline con l'energico soffio di Claudio Ascoli.
Nulla di astrologico né di dietologico nel nome che, invece, rimanda agli abitanti e ai venditori di quella zona della Napoli del XVI secolo, pullulante di mercanti ambulanti di frutta e verdure, muniti, quindi, di bilancia.
Pesare e bilanciare, scambiare merce contro valuta nel bel mezzo di piazze vocianti, convulse, frenetiche, acuendo in donne e uomini coinvolti nel negoziare una capacità di ascoltare, valutare, confrontarsi, elogiare a voce piena le proprie mercanzie, contrattare e, perché no, imbonire, ricorrendo ad astuzie e a ipocrisie.
Ecco il legame semantico e sociologico tra quelli della bilancia, mercanti e talvolta irriverenti furfanti, con Chille de la Balanza - fondati da Claudio Ascoli, allora 24enne - capaci di imbonire, sicuramente, ma prima di tutto di ascoltare ogni singola voce, per quanto flebile fosse, in una piazza-società,  che un lustro dopo il '68 aveva incamerato nelle tasche alcuni fondamentali diritti, ma che andava scoprendo come il prezzo della libertà crescesse più velocemente persino della vertiginosa inflazione.
Un silenzio indesiderato e forzato si allargava sulle città in cui l'Austerity, imposta dalla crisi petrolifera, faceva scoprire il fascino delle strade pedonalizzate e la democrazia della condivisione dei mezzi pubblici.
Nel teatrino ricavato da una cantina di un palazzo dalla nobile storia in via Port'Alba n. 30 di Napoli, la cui insegna artigianale identificava come “Teatro, Comunque”, i Chille sperimentavano e si confrontavano, provocavano spettatori e critici, sfidavano perbenismi e violenze neo-fasciste.
Le restrizioni al consumo dei prodotti petroliferi erano la conseguenza dell'embargo dei paesi arabi nei confronti di Europa e U.S.A. Per rappresaglia dopo la la Guerra del Kippur, tra Israele ed Egitto.
Tra le restrizioni vi era anche la limitazione alle ore 22 delle trasmissioni televisive; riteniamo che anche questo divieto abbia favorito un dialogo tra persone che gli anni '80 ci avrebbe fatto rimpiangere.

I “Chille” davano voce a quella sinistra “altra” che rivendicava equità e diritti, extraparlamentare non per rifiuto aprioristico del sistema, ma perché non rappresentata dai due grandi partiti, uno dei quali impegnato a mostrarsi alternativo all'altro e  accreditarsi nei salotti buoni della finanza, dell'impresa e dell'editoria; l'altro preoccupato di non alienarsi i favori dei compagni del Paese Guida.
In quegli anni, Claudio Ascoli, che ha appena abbandonato l'Accademia d'Arte drammatica “Silvio d'Amico” e i Maestri Sergio Tofano ed Ernesto Calindri, scrive testi che partono dal basso, dalla voce di contadini, operai, lavoratori, studenti, ascoltandoli senza mai assumere atteggiamenti radical-chic di chi voglia spiegare al popolo come si realizzi la rivoluzione; impostazione ideologica assai in voga in quegli anni, fino al decennio successivo, quando la parola “rivoluzione” sarà bandita da una sinistra cosiddetta riformatrice, che ha tentato di spiegare, in un buonismo castrante,  che sarebbe stato meglio non capire, perché comprendere è "troppo ideologico", e le ideologie ormai, caduto il Muro, non rimpinguano più i conti correnti e si finisce col chiudere bottega, luminosa od oscura che sia.
La ricerca musicale, che è parte viva e inscindibile del lavoro dei Chille , produce brani di chiara derivazione popolare per linguaggio e forma, accanto a provocazioni da tonalità allargata e negata, da Ue' Pullecene' a Faticanno a Majakovskij alla Festa Nazionale dell'Unità.
L'eliminazione di quel superfluo che è sovrastruttura borghese posta ad occultare le verità strutturali di contrapposizioni di classe: ecco uno dei pilastri della costruzione degli eventi teatrali di Claudio Ascoli e dei Chille, siano essi coinvolgimenti di Teatro di Strada oppure riproposizioni di teatro d'autore davanti alle tradizionali tre pareti.
Musicisti di solida “accademia” e di estrema duttilità come un allora giovane Pasquale Scialò e Gino Evangelista, cantanti-attori come Anna Barletta, Umberto Borzillo, Loredana Porpora, Monica Assante di Tatisso, Marisa Fiumanò e molti ancora.
Negli anni '70 si aggiunge ai Chille una figura che sarà determinante per la sua capacità di introdurre follia organizzata e di creare immagini teatrali e, soprattutto, Amore: Sissi Abbondanza, compagna di creatività e di vita di Claudio Ascoli.
Mentre inizia il processo di “liberalizzazione” della televisione e i sogni degli italiani si popolano di seni e glutei targati Berlusconi, i Chille si trasferiscono in Toscana, a Pontassieve prima, in una struttura gonfiabile contigua a moduli prefabbricati, è il Teatro d'Aria, progettato da Hans Walter Müller.
E' in quegli anni che, in controtendenza alla chiusura domestica indotta dalla invadenza della televisione, i Chille trovano la migliore sintesi tra teatro sperimentale tra tre pareti e teatro di strada, coltivato per anni tra i vicoli della Napoli antica e nelle periferie urbane.
Gli anni '80 sono il tempo delle grandi tournée nelle principali città europee, nelle quali i personaggi interpretati da Ciro Discolo, Bartolo Incoronato, Enzo Decaro, Jeri Trocino imperversano fino ad incappare nelle sanzioni di esterrefatti tutori della legge, come quando un improbabile poliziotto impersonato da Discolo, a Parigi, “arresta” Jacques Chirac, allora sindaco della capitale francese.
Le diplomazie italiane hanno spesso avuto il loro da fare per cavare d'impaccio gli artisti dei Chille, fantasiosi e irriverenti.
Dall'incontro con il teatro di Apollinaire, Tristan Tzara, maturato alla fine degli anni '70, il gruppo napoletano adotta linguaggi dadaisti: inizia la seconda stagione dei Chille.
Il 1998 rappresenta l'anno della nuova svolta con l'approdo a Firenze, a San Salvi, nei locali di manicomio cui la legge Basaglia ha sottratto la repressiva e inumana funzione.
Nel capoluogo toscano, nello splendido Teatro della Pergola, i Chille de la Balanza hanno festeggiato i primi 40 anni il 10 ottobre 2013.
La location era stata indicata da uno storico amico come Maurizio Scaparro, malauguratamente assente per dovere presenziare ad un impegno cui mai avrebbe voluto partecipare: un ricordo di Carlo Lizzani, tragicamente scomparso nei giorni precedenti.
La più grande adunata di “chillini” della storia “Chille de la Balanza, 40 anni di Felicità! - Dalla residenza del Teatro, comunque a Napoli a San Salvi Città Aperta” ha proposto testimonianze e contributi di Ilaria Fabbri ,dirigente Spettacolo Regione Toscana, Lucia De Siervo Direttore Cultura Comune di Firenze, Giulio Baffi critico teatrale e presidente Ass.ne Nazionale Critici Teatrali, il moderatore è stato Maurizio Naldini, già cronista di guerra e poi di cultura de La Nazione e de L'Avvenire.
Dopo le celebrazioni, la 528sima replica della passeggiata “C’era una volta il manicomio”; oltre trentacinquemila spettatori per un evento che racconta la storia di San Salvi immergendola nelle attualità sempre diverse e pure inscrivibili nella desolante emarginazione di diversità variegate accomunate nel destino di volere essere rese invisibili alla società dei cosiddetti sani.
Un lager senza guerre, ma con atrocità non meno orribili, perpetrate su donne, uomini, spesso rinchiusi solo perché non arruolabili nell'esercito obbediente della società.

 

Lettori nel 2016

mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter
Verificati > 1 milione di lettori nel corso del 2015 -------------------- Previsti > 1.200.000 lettori nel corso del 2016