Ediz. n.242 - 09.10.16

Partnership

Sostieni
Oltrecultura
e sarai visibile a  1 milione di  contatti !
scrivi a
commerciale


di mary
Via Oslavia , 44 - 00195 Roma
 +39 063208224
lallegrettodischi@yahoo.it


minabottesini@libero.it

+39 3392394093

 

 

 


Luigi Petrosino - Grafico e Pittore

 

Bottega Federiciana delle Arti

 

 

Dove saremo

Area Riservata

Intingendo il calamaio nel cielo Stampa E-mail
Oltrecultura: Eventi Prosa © - Oltrecultura: Eventi Prosa
Scritto da Direttore   
Mercoledì 16 Ottobre 2013 00:05

Va bene, sarà pure retorica alla Totò e Peppino, ma questo marzo milanese è freddo e nebbioso; non è difficile deprimersi con questo clima... e quello lì, sì, quello col nome da agendina, da post-it, da Ventimila leghe sotto i mari, Memo, che mi viene a raccontare “sapessi com'è strano sentirsi innamorati a Milano”, bravo, grazie!

Qui la sola cosa che non è strana è lavorare e fare dane'... prova a trovare una rima, che so io, con Castel dell'Ovo... sapessi com'è... nuovo, sì, perchè lì ogni volta ti riinnamori.....

Ma io che ne so di amore, non ho un pulpito idoneo, piuttosto...un patibolo su cui essere giustiziata...

Ma quando arriva, 'sta tipa? A giudicare dalla puzza del fumo che aumenta... sta arrivando...

Dio, come sono intollerante, non mi piaccio: ex fumatrice, ex amante, ex innamorata, ex comunista: quel cazzo di crollo del Muro ci ha lasciati ex di qualcosa, pure quelli come me, come noi, che le violenze e i soprusi di oltre-cortina condannavano e venivano emarginati anche nelle Feste del'Unità.

Quelle feste, speranze, illusioni e … ecco il ricordo più pregnante che mi è rimasto è quello dei panini con le salsicce, sempre troppo cotte, e di quel sapore di libertà che per me si traduceva nel sentire i ragazzi eccitarsi con me, con un occhio alle mie tette, un pugno chiuso di saluto e un altro ad emulare la mia fica... riservata a pochi... e non sempre per mio volere...

 

Alda: eccomi, l'ho fatta attendere e mi scuso, ma mi ero immersa in ricordi, guardando delle foto degli anni '80.... e ho, senza accorgermene, atteso che quel racconto intrecciato dai ricordi mi riportasse al tempo presente...spero di avere velocizzato abbastanza il nastro per non averla annoiata e poi, accidenti, non aveva nemmeno una sedia...

 

Anna: Non importa, dottoressa, so di non poterla intervistare per troppo tempo, e restare in piedi al suo cospetto mi pare anche più rispettoso...

 

 

Alda: No, guardi, dottoressa lo sono diventata honoris causa, per deliberazione dell'ateneo di Messina, ma non sono certo una donna che ami fregiarsi di titoli.
Dalla scuola sono stata emarginata da ragazza: insufficiente in italiano.

Non polemizzo, ormai non avrebbe senso... e poi... tornando a “dottoressa” oggi come oggi, rimanda alla medicina, ad ospedali a...

 

Anna: sì, capisco..

 

Alda: No, lei non capisce, non dia per scontato nulla! Ma che fa, manda a memoria le mie biografie, alcune fantasiose e apocrife, e trae conclusioni.

Ma scusi, ma cosa è venuta a fare allora fin qui …. vada in una biblioteca e non mi faccia perdere tempo (Anna tossisce).. e poi... lei patisce il fumo... si vada a riempire i polmoni di nebbia dei navigli...faccia la turista

 

Anna: mi perdoni... non volevo

 

Alda: sapesse quante cose non avrei voluto io... mettiti a tuo agio, dammi del tu e non fare deduzioni, se no, con una diretta seconda persona ti mando al diavolo

Ho festeggiato ieri l'altro il mio compleanno.... ormai il mio essere nata nel primo giorno di primavera comincia a starmi stretto, da ragazza ne facevo un vezzo.... ma... la mia stagione è ormai l'inverno... e la nascita in primavera assume una contrapposizione che mi pone di fronte all'altro estremo della vita... stai attenta a non annuire....

 

Anna: me ne guardo. Ma mi dica..dimmi... gli anni della guerra quanto hanno influenzato la tua maturazione di donna e di artista?

Vivere quegli anni da adolescente deve essere stata un'esperienza devastante..

 

Alda:

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve 
vede piovere sulle erbe
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

Posso dire che le violenze di quegli anni di morti e dolore, mi hanno privata del guscio, del nido e mi hanno trasformata bruscamente da figlia in levatrice. Morte e nascita non sono mai state così stridentemente a contatto come in quegli anni.
Il guscio, il nido.... la mia casa natale rasa al suolo dai bombardamenti inglesi mentre, e qui è l'altro paradosso, io sopravvivevo perché ero già sepolta...

 

Anna: cioè.... un forzato ritorno nelle visceri, non di madre umana, ma di madre Terra...

 

 

Alda: eh... le visceri di mia madre molto occupate... e sarebbe toccato a me favorirne la liberazione...il parto, da cui nacque mio fratello.

Avevo 12 anni e prima di avere maturato la piena esperienza di donna, il destino mi forzava a scoprire il dolore di dare vita...

“La maternità è una sofferenza, una gioia molto sofferta. Da un amante ci si può staccare, ma da un figlio non riesci”.

Iniziai a capirlo allora....

 

 

 

Fuori campo:

Lettera al medico in manicomio

Egregio professore, so che le è stato riferito che io non prendo «regolarmente» le sue medicine. Naturalmente si tratta dei soliti pettegolezzi di ospedale che purtroppo alle volte rovinano con la loro cattiveria la buona fede di chi crede nella lealtà del prossimo. È vero, qualche volta ho omesso il Nobrium perché non volevo cadere nel solito stato di incoscienza e volevo tenermi un po´ desta, un po´ attiva, ma se mai un ammalato non prendesse i medicamenti prescritti la cosa più grave non è nella omissione degli stessi ma nel proposito, assurdo e malato, di non volere guarire. Chi viene a riferirle queste cose dimostra un animo molto meschino ed io nella mia semplicità ed anche nella mia malattia mi rallegro di non essere tra le file di quelli che si chiamano «spie». [...]

Vede che in questo momento il mio equilibrio è sano, però prima che io possa accedere ad una certa chiarezza occorre che lasci libero sfogo alle lacrime che comprendono tanti e tanti dispiaceri. Ad esempio proprio ieri ho visto un uccellino che giocava nella sabbia, era così tenero, così patetico, che vi ho visto raffigurata la mia creatura. Le parrà assurdo ma lei non può sapere da uomo cosa significa sentirsi palpitare dentro un altro cuore, sentirselo proprio per dei mesi, donarsi ed essere continuamente gratificata da questo amore nuovo che sorge. Come vorrei farglielo intendere e come vorrei pure che ella capisse che tutta la mia confusione altro non è che un grande contenuto dolore, tanto grande, quanto grande può essere la misura di un sacrificio umano.

L´ho stancata per dei mesi e forse lo farò ancora, stamattina mi aveva promesso delle medicine che poi non mi ha prescritte facendomi così intendere che mi trattava da povera esaltata. Ma se il dolore è esaltazione allora posso dire che tutto il genere umano è in questo stato e il mio dolore, il mio lutto per la morte della mia coscienza è il dolore di tutta la nostra povera comunità umana. Non ho fiducia nei medicamenti, no, glielo dico con franchezza, perché in questi mesi non mi sono più rallegrata di nulla e quando una cosa non si prende con quella fiducia che occorre non ha nessun risultato, perché solo la fede è la molla di tutto, guarigioni comprese.

Io per avere questa fede dovrei sentirmi amata e invece anche questa mattina mio marito non è venuto da me; adesso posso dirle sinceramente che malgrado la sua ignoranza, il suo poco sapere, lo amo profondamente e tutto questo amore l´ho gettato sopra di lei perché per anni sono stata frustrata, maltrattata, vilipesa. Caro dottore, da lei non mi aspetto proprio nulla, solo mio marito, con un cenno, un assenso, un atto di comprensione potrà guarirmi ed è proprio in questa direzione che io vorrei dirigerla.

Solo lui potrà, se vorrà, essere il mio medico, altrimenti la mia fine è già segnata. Se vuole aiutarmi è in questo senso che deve muovere la sua abilità. Adesso la lascio, ma ho passato con lei tante ore di calda fiducia, ho conversato, sono penetrata nel suo animo ed ella è penetrata nel mio come un padre. Quando le chiedo qualche cosa però non mi prenda in non cale perché mi vengono in mente adesso i bei versi di padre Davide Turoldo che dicono: «Io non ho mani che mi accarezzino il volto, duro è l´ufficio di queste mie parole».

E se anche ho tanto amato nella mia vita ciò non significa che la società mi debba condannare se nemmeno il Cristo ha condannato Maddalena ma l´ha ammessa fra i suoi seguaci. Perdoni il tempo che le ho rubato. Quando vengo da lei e le do del tu è come se parlassi con un angelo, qualche cosa che solo a me è dato di vedere e di sentire, qualche cosa di incorporeo che non ammette alcun desiderio. Perciò mi tenga per scusata.

Alda Merini

 

 

Alda: Milano, l'Italia, l'Europa e il mondo erano fatti ferro e fuoco e, come maghi alchimisti noi a quel metallo e a quelle fiamme contrapponemmo l'acqua.

Lo Spe-gnem-mo, o meglio lo evitammo.

Ma rifiutammo una sepoltura che ci difendesse dalla morte; ai ricoveri nei sottoscala, bui, nei quali il rumore degli assassini del cielo veniva sopraffatto da urla di sgomento, pianto di bambini e soprattutto da gelidi silenzi di terrore che echeggiavano nella mente, la invadevano quasi togliendo alla vita il valore del pensiero...

L'acqua che lungo millenni era stata protagonista di migrazioni e di esodi per la salvezza, per molti di noi era quella delle risaie.
Tra Piemonte e Lombardia ben presto si determinò un'area protetta, una no-flying zone.

Non era certo per una specie di rispetto per le terre delle mondine, figurarsi, ma l'aviazione alleata capì ben presto che sganciare ordigni su zone paludose avrebbe solo lasciato un'inutile eredità di bombe inesplose, e Dio sa se qualcuna non ci sia ancora lì.

Ma presto i bombardieri si limitarono a sorvolare quelle terre operose e vive, per distribuire morte su Milano e su Torino e poi su Genova..

 

 

Lettura:

Sono tornata a Milano quando è finita la guerra, siamo tornati a piedi da Vercelli, solo con un fagotto, poveri in canna, e ci siamo accampati in un locale praticamente rubato, o trovato vuoto, di uno straccivendolo. E ci stavamo in cinque. Abbiamo ripescato anche mia sorella che era partita con i fascisti, con i tedeschi, aveva imparato, si metteva in strada, tirava su le gonne, i tedeschi andavano in visibilio e le regalavano il pane, si sfamava così, si alzava solo la gonna, era bellissima.
In questo stanzone stavamo tutti e cinque, accampati, con delle reti, allora sono andata con il primo che mi è capitato perché non ce la facevo più. Avevo 18 anni, dove dormivo scusate?

 

Nel Vercellese le mondine erano rimaste e lì in cibo, pur se non posso dire vario, non mancava... riso e quello che con esso si riusciva a scambiare, con un baratto nell'esercitare il quale gli sguardi che si incrociavano scambiavano umanità che si sommavano lasciando entrambi i “contraenti” più ricchi di qualcosa.
In quel tempo conobbi il valore del lavoro, dell'associarsi, del fare fronte comune; per una cattolica... era una forma di fratellanza calda, intensa... vera.

 

Lettura

 

. Mi sento cattolica e profondamente moralista, nel senso che sono una persona seria allevata da genitori serissimi, pesanti e pedanti in fatto di morale. Non lo so se credo in Dio, credo in qualcosa che… credo in un Dio crudele che mi ha creato, non è essere cattolici questo? Perché, Dio non è così? Tutti abbiamo un Dio, un idoletto, ma proprio il Dio specifico che ha creato montagne, fiumi e foreste lo si immagina solo… con la barba, vecchio, un po’ cattivo, un Dio crudele che ha creato persone deformi, senza fortuna. Credo nella crudeltà di Dio. Non penso siano idee blasfeme, la Chiesa non mi ha mai condannata. Anzi, il mio “Magnificat” è stato esaltato, perché ho presentato una Madonna semplice, come è davvero lei davanti a questo stupore dell’Annunciazione, che non accetta fino in fondo perché lei ha San Giuseppe.
Io pregavo da bambina, ero sempre in chiesa, sentivo sette, otto, dieci messe al giorno, mi piaceva, però non ci vado più dai tempi del manicomio. Ho trovato una tale falsità nella Chiesa allora, in manicomio vedevo le ragazze che venivano stuprate e dicevano di loro che erano matte. Stuprate anche dai preti, allora mi sono incazzata davvero. L’ho visto accadere ad altri, non è una mia esperienza. La Chiesa è dura con le donne, da sempre. Però oggi come sono magre e secchette le donne, prima erano belle adipose.

 

Alda

Le donne lì avevano un ruolo protagonista, le mondine, intendo... e io conobbi le “leghe”, quello che il fascismo aveva lasciato sopravvivere e quelle che aveva rafforzato....

Sarà per questo che sono diventata la moglie di un sindacalista, Ettore Carniti, lo zio di Pierre.. proprio lui.

Beh... ho detto che qualcuno avrei dovuto sposare... è vero, ma non è così...

 

Anna

Cioè? Spiegami...sembrava che tu avessi operato una scelta di comodo....di opportu....

 

Alda

Ma che cazzo dici!

Ci siamo sposati nel 1953, era un bell'uomo e mi piaceva fare l'amore con lui... ed è il padre delle mie 4 figlie-

Non avevamo da mettere in tavola, nei primi mesi e si mangiava da mia madre...

Dopo...io diventai “la fornaretta”, per via della panetteria che mettemmo su...

mi piaceva quel soprannome... rimandava a Raffaello e a una donna dalle forme prosperose..

 

 

Lettori nel 2016

mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter
Verificati > 1 milione di lettori nel corso del 2015 -------------------- Previsti > 1.200.000 lettori nel corso del 2016