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Scritto da Redazione   
Lunedì 18 Novembre 2013 22:49

(in progress) Il Conservatorio San Pietro a Majella ha, usando le parole del direttore Elsa Evangelista,scelto di essere luogo di cultura, riscoprendo la bellezza e il patrimonio culturale della nostra Napoli, riconoscendo che la cultura di una città dipende dalla produzione, dalla creatività, dalle proposte culturali che si offrono, oltre che dalla riscoperta del suo patrimonio artistico
La nuova occasione è stata offerta dalle celebrazioni del Quarto centenario della morte di Carlo Gesualdo principe di Venosa (1566-1613), musicista e personaggio complesso e per certi versi inquietante, realizzate a San Pietro a Majella nei giorni 14,15 e 16 novembre 2013.
Inquietante per le vicende private, note a tutti, e anche per l'arditezza delle scelte compositive.
La stessa vita del Principe dei Musicisti sembra una metafora di una dissonanza dura che risolve solo dopo avere esercitato la funzione tensiva.
Il periodo conclusivo dell'esistenza di Gesualdo da Venosa si sviluppa, infatti, in una sobrietà quasi di pentimento.
Il duplice omicidio, cruento, della bellissima moglie Maria d'Avalos e dell'amante di lei Fabrizio Carafa segnò un'inevitabile svolta nella vita del compositore; l'impunità di fronte ad una legge arcaica, maschilista e classista privò Gesualdo dell'espiazione della condanna umana, consegnandolo a quella ben più inflessibile e dura comminata dalla coscienza, se vogliamo rimanere in un ambito laico.
Tre giorni di relazioni dotte, di visite alla Biblioteca, di concerti, come nel pomeriggio di venerdì 15 novembre nella Sala Scarlatti, con la prima esecuzione assoluta di “In morte di due nobilissimi amanti” di Francesco d'Avalos su testo di Torquato Tasso, e di 10 brani composti dalle classi di composizione del Conservatorio nel corso di un laboratorio curato da Enrico Renna; i brani sono stati basati su materiale musicale dei madrigali di Carlo Gesualdo da Venosa.
5 voci soliste, Loredana Nocerino, Tonia Langella, Elsa Tesciome, David Fruci e Carlo Feola e tre strumentisti, Emma Ascoli (viola), Giovanni Sanarico (violoncello I) e Norma Ciervo (violoncello II) diretti da Carlo Gargiulo per il dotto brano di d'Avalos, che nei tre strumenti sembra proporre una metafora sonora degli amanti e del Principe di Venosa.

Dissonanze e imitazioni contrappuntistiche, madrigalismi sul dolente testo del Tasso che quasi, in contrasto con le celebrazioni, condanna Gesualdo per l'efferato delitto, che di onore ha davvero poco.
Precisa la direzione di Carlo Gargiulo, molto concentrato sulle voci, intonati i tre strumentisti, anche a sostegno delle difficili combinazioni verticali delle linee vocali.
Insolito ensemble strumentale per il polittico su temi di Gesualdo, realizzato dal Laboratorio di composizione, curato da Enrico Renna, con musiche di A.Altieri, F. Ambrosino, R.Barone, A.Cerbo, A.Cioffi, D.Davide, F.De Biase, G.Monetti, P.Pignatiello, M.Tessitore.
Stili diversi, da quelli più tradizionali a quelli dal gusto strawinskiano, troppo presente è l'esempio altissimo di Monumentum pro Gesualdo, che il compositore russo dedicò al Principe del madrigale in occasione del 400° della nascita, nel 1966, per la coreografia di George Balanchine destinata al New York City Ballet.
A dirigere l'ensemble, che, come ha spiegato Enrico Renna, risponde ad esigenze di grande varietà timbrica e di spazialità del suono, Paolino Addesso, docente di Strumentazione per banda.
Il Comitato d'onore è di altissimo profilo, annoverando Riccardo Muti, Aldo Ciccolini, Francesco D'Avalos, Vincenzo De Gregorio, Roberto De Simone, Vincenzo De Vivo, Licia Borrelli Vlad, non meno prestigioso il Comitato Scientifico con Dinko Fabris, Giovanni Guanti e Daniela Tortora.
Il Presidente della Repubblica ha concesso l'Alto Patronato alle celebrazioni, nel corso delle quali è stato realizzato un Omaggio a Roman Vlad, compositore e musicologo da pochi mesi scomparso.

Il Convegno è stato fortemente voluto dal Presidente di San Pietro a Majella, Achille Mottola, che ha anche aperto il ricco programma a stampa con una prolusione che denota una conoscenza storica e musicologica non certo comune tra coloro che sono chiamati ad amministrare la complessa macchina conservatoriale, senza possedere quella conoscenza della materia musicale che alimenta l'amore per ciò di cui si prende cura e che è sicura motivazione per operare al meglio.
Della passione e dell'abnegazione di Elsa Evangelista, che sa abbinare dinamismo e competenza avendo a cuore tutte le funzioni del Conservatorio: didattica, produzione e ricerca.
Squisitamente musicologici i contributi di Dinko Fabris e di Daniela Tortora.
Opportunità di percorrere la percezione di Gesualdo nelle epoche, fino a trattare dell'autobiografia di Francesco d'Avalos, dalla quale Fabris cita un passo molto significativo: “Io credo che una musica si possa definire antica quando la tecnica con cui è scritta è facile da imitare”.
Certo, sembra voler dire Daniela Tortora, i secoli XVIII e XIX non avevano riservato a Gesualdo la meritata attenzione forse anche perché una figura di nobile inosservante le regole, ma che incarnasse i privilegi di quella classe nobiliare che la rivoluzione borghese aveva sconfitto, evocava contrastanti idee di insubordinazione e di restaurazione.

Diverso atteggiamento e diversa considerazione del XX secolo, epoca di nuove rivoluzioni , ma anche di ricerca di riferimenti antecedenti il secolo dei lumi, atti a proporre idee di nuovi modelli che superassero e soppiantassero la società capitalistica.
Prima studiata, rieditata in notazione moderna, poi fatta oggetto di elaborazioni e parafrasi, la musica di Gesualdo da Venosa conosce l'apice di riconoscimento nel più volte citato Monumentum stravinskiano, la cui prima esecuzione italiana venne diretta al Teatro di Corte di Napoli nel 1982 proprio da Enrico Renna, che oggi cura il Laboratorio di composizione.
Nella tre giorni gesualdiana si sono succeduti interventi di Daniela Tortora, Patrizia Veroli, Ivamka Stoianiova, Massimiliano Locanto, Mila De Santis, Giovanni Guanti, Pietro Misuraca, Bo Holten, Dinko Fabris, Renato di Benedetto, Quirino Principe, Francesco d'Avalos, Vincenzo De Gregorio, Renato Ricco, Matteo Sansone, Stefano Lombardi Vallauri, Roberto De Simone, Glenn Watkins e i saluti del Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris , e dell'Assessore alla Cultura, Nino Daniele.

 

 

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