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La luce dell'arte crea ombre di poesia:Tenebrae al Teatro di San Carlo Stampa E-mail
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Scritto da Dario Ascoli   
Domenica 08 Dicembre 2013 17:10

 

(in progress) Niente paura, nessun black out elettrico, tanto meno artistico e men che mai economico, semplicemente Tenebrae, il Principe dei Musici è il suggestivo e inquietante titolo del Concerto del 6 dicembre 2013 per la Stagione Sinfonica del Teatro di San Carlo; interprete vulcanico è stato Giovanni Sollima con il suo Quintetto di violoncelli.
Il programma, come si intuisce, ha tributato omaggio a Carlo Gesualdo da Venosa, di cui ricorre il quattrocentesimo anniversario dalla morte, avvenuta nel 1613, a conclusione di una burrascosa vita iniziata nel 1566 a Venosa.
Musicista singolare e fuori dalle regole, il concerto di cui vi diamo cronaca ha affiancato il compositore uxoricida ad un altro straordinario artista, accomunabile per l'esistenza turbolenta e violenta: Michelangelo Merisi da Caravaggio, assolutamente contemporaneo del musicista. Essendo nato nel 1571 e scomparso nel 1610.
Due artisti delle Tenebrae, appunto, uno autore in prima persona di alcuni lividi brani eseguiti da Sollima con il suo Quintetto, il pittore, invece, ispiratore dell'opera Caravaggio, composta dal violoncellista.
Sollima, su commissione del Balletto Teatro di Torino, è partito da minimi frammenti di righi musicali e da suggestioni evocata da dipinti di Caravaggio,
Matteo Levaggi ha creato la coreografia per la prima rappresentazione avvenuta a Genova nel 2004; il violoncellista, per fedeltà iconografica, ha fatto ricostruire dal liutaio Walter Cangialosi un violino tenore, strumento oggi scomparso e largamente soppiantato dalla viola da braccio.
Sollima usa lo strumento a mo' di violoncello, ma poi lo dispone in terra, come in un dipinto seicentesco.
La stessa partitura del Caravaggio ha una storia rocambolesca, essendo stata dimenticata e abbandonata da Sollima fino a quando la figlioletta Marta ritrovò il master della registrazione.
Lo avevo del tutto rimosso. Cosa faccio spesso, forse anche intenzionalmente. Adesso - a distanza di 9 anni - non saprei cosa dire su questa musica, non dico nulla, penso ancora ai dipinti “musicali”, al fissare a lungo i dettagli di quei brandelli musicali - parziali, linee di basso o poco altro - maniacalmente riprodotti, composizioni del fiammingo Jacob (o Jakob o Jacques) Arcadelt, penso al suono ombra, alla luce laterale, agli strumenti ibridi delle forme e misure strane, alla sua stessa vita estrema. Marta nel frattempo prende lo spartito di "Voi sapete ch’io v’amo, e lo canta"”.
L'invenzione del nero, Lama eTrio e Flagellatione i brani del balletto eseguiti.
Ai colori cupi di Caravaggio e di Gesualdo si è contrapposta la solarità di Domenico Scarlatti (Sonate K32, K96, K94, K427).
Del Principe, celebrato protagonista sono stati eseguiti brani vocali trascritti da Sollima per ensemble di violoncelli:Tu piangi, o Filli mia, Beltà poi che t'assenti, O vos omnes e Gagliarda del Principe.
Ancora tra antico e contemporaneo “Stravagante, e per il Cimbalo cromatico” del napoletano Gioanpietro Del Buono (1641) e Fratres (1977) di Arvo Pärt; brano costruito su una serie di accordi interrotta da un motivo ricorrente.
Al centro del concerto un brano di un compositore contemporaneo fortemente legato al principe Carlo Gesualdo da Venosa, ci riferiamo al principe Francesco d'Avalos, evidentemente discendente della famiglia della sventurata Maria d'Avalos, sposa assassinata, insieme con l'amante di lei Fabrizio Carafa, da Gesualdo; indirettamente, il maestro napoletano di oggi è inoltre imparentato anche con il musicista uxoricida, che della sua prima moglie era cugino.
Dall'opera “Maria di Venosa”, recentemente rappresentata al Festival di Valle d'Itria in prima esecuzione, Sollima ha eseguito Una foresta/caccia.
Artisti del buio, come conferma L'invenzione del nero, brano suggestivo di Sollima.
Occorre la luce dell'arte per creare ombre poetiche, questo sembra emergere dallo splendido concerto sancarliano del 6 dicembre 2013.
Monika Leskovar, Hannah Suhyoung Eichberg, Amedeo Cicchese e Paolo Bonomini compongono l'eccellente quintetto di celli che si unisce a Sollima.

La serata si era aperta con un brano decisamente tastieristico che ha trovato nuove sonorità grazie al vertiginoso talento di Sollima e dell' ensemble, parliamo della Toccata VII di Michelangelo Rossi.
Il pubblico, che sarebbe dovuto essere ben più numeroso, in ragione della qualità e della singolarità dell'evento, ha applaudito con intensità da tutto esaurito chiedendo e ottenendo due bis: un brano da Natural Song Book n.8 dello stesso Sollima e una chicca, una piccola composizione, e ancora un centenario, di Richard Wagner.
"Lo compose a Palermo, dove si trovò assai bene, anche se gli dava fastidio che lo chiamassero "Uagner", racconta sorridendo il virtuoso palermitano.
Alle 18, prima dell'inizio del concerto è stato presentato il cortometraggio "Madre di Pietà", per la regia di Mimmo Calopresti.
Tratto dall'omonimo libro di Beatrice Cecaro, che, in tema delle celebrazioni gesualdiane, è discendente dei di Sangro di Sansevero e di Fabrizio Carafa, il film si occupa e traguarda l'efferato delitto di Maria d'Avalos e Fabrizio Carafa.
"Un frammento di una grande storia d'amore. Un amore senza freni, senza vergogna. Una traccia per un film che vuole raccontare una storia del Cinquecento arrivata fino a noi. E naturalmente Napoli: affascinante, misteriosa e scandalosa come non mai" ha dichiarato Mimmo Calopresti, che è intervenuto insieme con Beatrice Cecaro, e le attrici Patrizia Pellegrino e Imma Piro.

 

Dario Ascoli

 

 

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