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Il Mozart adolescente a Napoli: I Turchini di Antonio Florio e Maria Grazia Schiavo Stampa E-mail
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Scritto da Dario Ascoli   
Venerdì 14 Febbraio 2014 14:22

 

(in progress) L'Associazione Alessandro Scarlatti di Napoli ha proposto ancora, come è nel suo consolidato standard, un concerto raffinato e di interesse musicologico.
Due soli autori molto distanti quanto a notorietà, ma che l'ascolto ravvicinato fa scoprire non marginali similitudini, quanto meno nel genere della cantata e sonata da chiesa: W.A.Mozart (1756-1791) e Gian Francesco De Majo (1732-1770).
I dati anagrafici denunciano una prima triste analogia che è rappresentata dalla brevità delle vite di entrambi, stroncate quando meno che quarantenni, ma le note di sala di Dinko Fabris mettono in evidenza, traendole da cronache e da epistolari, le interrelazioni reali tra l'adolescente genio in visita a Napoli nella tarda primavera del 1770 e il maestro napoletano, ormai alla fine dei suoi giorni.
Esibizioni pubbliche e private, salotti nobiliari e istituzioni, prima fra tutte quel Conservatorio della Pietà de' Turchini, cui Antonio Florio si riferì quasi trent'anni or sono allorché fondò l'ensemble che sarebbe divenuto uno dei maggiori gruppi di musica antica del mondo e che oggi unisce nella "ragione sociale" il nome del fondatore e quello che fu degli Artisti, veri protagonisti, della storica Scuola della Napoli tra '600 e '700: I Turchini di Antonio Florio.
Una scelta onomastica che attribuisce agli artisti il primato su luoghi e istituzioni, all'arte la superiorità sulla politica, alla partitura il dominio per eccellenza sugli atti notarili e le cancellerie.
La rozzezza di Re Lazzarone, Ferdinando IV, non consentì ai Mozart di esibirsi a corte, e solo tardivamente, scomparso da oltre trent'anni il Genio di Salisburgo, i Borbone tentarono di instaurare un contatto con la Mitteleuropa musicale offrendo un generoso contratto a Haydn. Ma questi aveva solo pochi giorni prima definito il proprio ingaggio a Londra, presentandosi con le cosiddette Sinfonie Londinesi che non pochi ritengono ebbero serie possibilità di essere etichettate come "Napoletane", essendo state composte dal Maestro della forma-sonata come biglietto da visita per il futuro mecenate, quale ne fosse la nazionalità, salvo apporre la dedica più reverenziale.
Tuttavia, tornando ai Mozart, essi godevano della simpatia e della protezione della regina asburgica di Napoli e questa non ebbe difficoltà ad introdurre i due musicisti nei più importanti consessi culturali napoletani.
Gian Francesco De Majo suscitò una notevole impressione su Mozart padre e figlio, tant'è che nella lettera che Wolfgang scrisse alla sorella il 29 maggio 1770, riferì di una "bellissima musica" ascoltata in una chiesa napoletana, composta dal "Sig. Cicio Demajo (sic)" e ci informa come lo stesso musicista dialogò con il giovane collega "ci parlò e fu anche lui molto compito".
In quella stessa circostanza ad esibirsi, probabilmente in un mottetto, data la collocazione in chiesa, fu non un castrato, ma un soprano, ovvero la Sig.ra Anna De Amicis che "cantò a meraviglio".
A meraviglia il 13 febbraio 2014 ha cantato Maria Grazia Schiavo, che in molti abbiamo conosciuto come enfant prodige e che oggi, ancora giovane, è una star internazionale con un curriculum che sembra collezionato in due vite artistiche.
Elementi protagonisti del programma sono stati il mare e la tempesta o procella, che trovano intersezione per eccellenza nel periodo che oggi definiamo barocco, in virtù dei simboli che essi incarnano nell'immaginario letterario e nella religiosità popolare e colta, e che nel secolo dei lumi si apprestano a diventare oggetto di studio più che di venerazione e di terrore.

Proprio a proposito di un recente concerto promosso dall'Associazione Scarlatti con l'Oratorio Nativitas  di Gaetano Panariello, avevamo evidenziato come la letteratura fosse ricca di associazioni tra Maria e mare, facilitata dall'assonanza fonemica, che, d'altra parte è non incidentale, rimandando alla consonante labiale seguita dalla vibrante, onomatopea di suzione e bacio, mentre in "mamma" ricorre la doppia labiale.
Ed ecco che un delicato brano di ispirazione mariana ha aperto il concerto del 13 febbraio 2013 all'Auditorium di Sant'Elmo a Napoli: il Salve Regina in sol minore per soprano e archi di Gian Francesco De Majo, in stile così tipicamente napoletano e che tuttavia rinuncia al trattamento contrappuntistico nell' Eja ergo, che viene realizzato in uno stile cantabile che colloca la composizione in un pieno clima proto-galante.
Le cronache epistolari del giovane Wolfgang ci informano come nel 1770 il canto di mottetti fosse affidato al timbrato registro sopranile, invece che alla voce bianca degli evirati secondo una prassi che aveva dominato i precedenti centocinquant'anni.

Secondo brano, nell'alternanza che è stata costante dell'evento, la Kirchensonate in re maggiore per archi e organo K144 di W.A.Mozart.
All'organo positivo l'ottima Patrizia Varone, che, quando "affrancata" dai compiti del continuo sa essere solista puntuale ed efficace.
"Per te sum in procella", mottetto in re maggiore per soprano e archi di De Majo ed è ancora la voce di Maria Grazia Schiavo ad accarezzare un uditorio attentissimo e mai intempestivo, pronto ad esplodere nell'applauso dopo la virtuosistica cadenza dell'Alleluja, con lo sfoggio misurato e non esibito oltre misura di un luminoso re5.

All'inizio della seconda metà del concerto tocca a De Majo proporsi con una Sonata in do maggiore per tastiera e archi, in tre tempi con un largo centrale cantabile ma quasi andante e un tempo finale "non presto".
La breve Kirchensonate in fa maggiore per archi e organo K145 di Mozart si attesta nella piena galanterie rococò.
"Superba in mare irato", mottetto in do maggiore per soprano e archi concede alla splendida cantante napoletana l'onore di raccogliere l'entusiasmante applauso finale; interrotto non già dall'esaurirsi del calore del pubblico ma dalla generosa concessione del bis, con il recitativo Ah quaeso pro pietate e il seguente Alleluja del già ascoltato mottetto in re maggiore.
Anche nella scelta di fare precedere al pezzo di bravura il connesso recitativo rientra nell'opzione di alta classe che è propria dei Turchini di Florio e di tutti quanti con essi collaborino.
Eccellenti gli strumentisti, fedeli e costanti collaboratori di Florio: Alessandro Ciccolini (primo violino); Patrizio Focardi, Paolo Cantamessa (Violini primi); Marco Piantoni, Nunzia Sorrentino, Massimo Percivaldi (violini secondi); Rosario Di Meglio (viola); Alberto Guerrero (violoncello); Giorgio Sanvito (contrabbasso); Patrizia Varone (organo positvo).
Toni Florio sa trarre il meglio da partiture e da interpreti, e quando entrambi sono, come nel caso di cui diamo cronaca, di eccelso rango, le esecuzioni risultano autentiche gemme.
Antonio Florio, va ricordato, è anche artefice e direttore scientifico  del progetto ScarlattiLab, promosso dalla stessa Associazione Concertistica A.Scarlatti, cofondatrice con il suo direttore artistico Chiara Eminente e la collaborazione con il Conservatori San Pietro a Majella di Napoli, e quelli di Bari e Cosenza, e con il prezioso contributo musicologico di  Dinko Fabris.

Dario Ascoli

 

 

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