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Arancia Meccanica al Teatro Bellini di Napoli: Da perderci il Gulliver ! Stampa E-mail
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Scritto da Dario Ascoli   
Domenica 23 Marzo 2014 15:59

 


 

Un libercolo scritto in fretta e furia giusto per pagare l'affitto”, così Anthony Burgess definisce uno dei romanzi più celebri, sebbene non tra i più letti, del XX secolo: “A Clockwork Orange”, giunto alla notorietà nella versione che Stanley Kubrick ricavò per il cinema con lo stesso titolo, in Italia divenuto “Arancia Meccanica”, che approda al Teatro Bellini di Napoli dal 1° aprile 2014, per la regia di Gabriele Russo.
L'origine del bizzarro binomio sostantivo-aggettivo risale allo slang in voga nell'Inghilterra degli anni '60 del '900; l'accostamento tra un frutto e un orologio meccanico vuole restituire l'immagine di dolce disordine di uno strumento progettato per essere preciso, ma contaminato da un uso tanto improprio quanto gustoso: sei matto come un'arancia meccanica!
Nel moderno vocabolario l'accostamento evoca violenza irriverentemente fine al puro appagamento istintuale, di norma perpetrata da adolescenti a danno di vittime mature e della buona società: Effetto antonomasia.
La principale riflessione suggerita da Burgess e ripresa da Kubrick nel meraviglioso film del 1971, genera l'interrogativo se sia preferibile essere malvagi per libera scelta invece che buoni per azzeramento del libero arbitrio.
La dottrina cattolica privilegia ed esalta il libero arbitrio, mentre il calvinismo, diffuso nell'Inghilterra di Cromwell, ma con riverberi fino ai nostri giorni,  sostiene una teoria della predestinazione, che, evidentemente, si presta a condanne pregiudiziali e a razzismi, tutti nella discrezione piena del Potere.
Coraggiosa, quindi,  ma a pensarci bene “necessaria” la trasposizione teatrale che Gabriele Russo ha realizzato per portarla sulle scene del Teatro Bellini di Napoli  con la propria regia e con protagonista Daniele Russo nel ruolo di Alex.
"Un mondo rarefatto e onirico in cui però avvengono cose reali. In cui ad una causa corrisponde sempre un effetto.
In tal senso sarà interessante indagare e chiedersi quanto sia possibile l'idea del male assoluto, del male come fine a se stesso, come puro godimento" afferma il regista.
Onirico, come a richiamare una celebre sentenza di  Platone che recita: "I cattivi attuano ciò che i buoni sognano" che è stata ripresa da Robert Simon in un best seller di criminologia.

Le scene sono di Roberto Crea, i bellissimi  costumi, ispirati a simboli e immagini attuali, sono di Chiara Aversano,  e, vero motivo di interesse aggiunto, le musiche sono di Marco Castoldi in arte Morgan, mattatore della conferenza stampa del 22 marzo 2014, nella quale ha fatto spesso capolino il Nadsat, lo slang ideato da Burgess mescolando inglese giovanile del tempo con parole e fonemi isolati della lingua russa.
Gli interpreti, molti dei quali impegnati in più ruoli, sono in ordine alfabetico: Alfredo Angelici, Marco Mario De Notaris, Martina Galletta, Sebastiano Gavasso, Alessio Piazza, Daniele Russo, Paola Sambo.
I protagonisti , in conferenza stampa, hanno “gavottato” adoperando il linguaggio inventato da Burgess, roba da rompersi i “Gulliver” per comprendere, ma nemmeno tanto; in bella mostra il
tetrapack di Latte Più di marca “Arancia Meccanica”, intrigante trovata escogitata dalla produzione e già, attraverso i social network, diventata oggetto cult.
Grande aspettativa, quindi, per uno spettacolo che si annuncia provocatorio nell'accezione più alta che è di Burgess e di Kubrick e ora di Gabriele Russo, una provocazione che vuole essere liberatoria ma non assolutoria, che susciti indignazione meditata sulla violenza, ma non una perbenistica condanna a carico di una “società” che si vorrebbe soggetto collettivo immateriale da cui prendere farisaicamente le distanze.
"Non c'è niente di più facile che condannare un malvagio, niente di più difficile che capirlo" come non ricordare la frase di Dostoevskij ?
Ancora il regista: "La sottile linea di confine fra bene e male, il rapporto fra vittima e carnefice, la connessione fra la violenza del singolo individuo e quella della società saranno i temi che vorrò portare in evidenza".
E in attesa di vedere azione Alex e i Drughi, rifocilliamoci con una bevuta di moloko.

Dario Ascoli

 

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