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Scritto da Miriam Artiaco   
Lunedì 07 Aprile 2014 11:46

La prestigiosa Camerata della Royal Concertgebouw Orchestra di Amsterdam diretta da Giorgio Mezzanotte si è esibita nell'Aula Magna dell'Università la Sapienza di Roma sabato 29 marzo 2014.
Il programma articolato in due tempi non ha seguito una linea tematica né tra gli autori e tanto meno tra le composizioni, piuttosto ha tracciato un percorso musicale teso a porre in evidenza la grandissima qualità dei solisti.
Nel Poema sinfonico di Richard Strauss ( 1864-1949) "Till Eulenspiegels lustige Streiche" op.28 (trascrizione per nonetto di Brett Dean) la scrittura mette in evidenza il virtuosismo strumentale attraverso un tracciato narrativo ispirato alla tradizione folcloristica tedesca del popolano beffatore dove vengono esaltati talora gli aspetti comici talvolta quelli grotteschi che sfociano infine nel diabolico del personaggio.
Till, mezzo storico, mezzo leggendario deve essere stato un personaggio popolare, malandrino, fascinoso, vissuto nella Germania del Nord nel XIV secolo, ma per quanto viva sia la leggenda tanto incerti sono i riferimenti documentabili e persino il nome è incerto.
Questa celebre figura dell'eterno briccone piacque a Strauss.
La forma musicale è quella del Rondò, come in una pantomima musicale nella quale il "briccone" appare, scompare e ricompare.
"C'era una volta un burlone", "Il suo nome era Till", "su un cavallo in mezzo alle donne del mercato"," Till travestito da frate" sono le didascalie.
L'opera è articolata in cinque episodi evocanti altrettante avventure del protagonista, preceduti da un'introduzione e seguiti da un epilogo, dove Till viene arrestato e condannato a morte.
Ma essendo un personaggio fiabesco, immaginario il suo spirito è destinato a rimanere immortale.
A seguire la Serenata n.11 in mi bemolle maggiore KV375 per strumenti a fiato di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) che fu scritta nel 1781 quasi come un biglietto di presentazione all 'Auditorium di Vienna, dove venne eseguita poco dopo.
La Serenata è pensata per un sestetto di fiati ( coppie di clarinetti, corni e fagotti), ma nel 1782 Mozart aggiunse due oboi, equilibrando i registri e schiarendo la timbrica generale.
Nonostante le forme assai chiare e semplici, Mozart riserva a tutti gli strumenti un'agilità, una chiarezza e un dinamismo (evidenti nel primo movimento) che ben ci parlano della vitalità di questi anni, forse i più fecondi, felici e ricchi di sviluppi futuri.
Seguono due Minuetti che inquadrano al loro interno un Adagio.
Il primo Minuetto è leggero e passa quasi come un momento di distensione. Il tempo centrale, il terzo movimento Adagio è il più compiuto che rende pienamente il senso di placidità, "nobile semplicità" e "quieta grandezza" che Winckelmann teorizzava per la bellezza classica, proveniente dalla solida simmetria della costruzione sintattica.
Qui Mozart realizza un'esatta rispondenza di ogni frase, un procedere per tempi simmetrici, con un ordine ritmico semplice e regolare, dove ogni melodia si divide in una proposta ed una risposta lievemente variata.
Il finale un Rondò su un tema a note ribattute, riporta la scrittura del primo tempo in quell'atmosfera di luminoso dinamismo che aveva aperto la composizione.
Dopo una breve pausa durante la quale è inevitabile non fare una riflessione sul significato e l'importanza dell'iscrizione incisa sulla cornice del palco dell'aula Magna: " DOCTRINAE STVDIVM VITAM PRODVCIT ET AVGET IMMORTALIS ERIS SI SAPIAS IVVENIS" ( Gli studi prolungano ed accrescono la vita. |Se hai il sapere, o giovane, sarai immortale).

Immortalità e gioventù, dopo il Divino Mozart, invocabile anche per il Quintetto per archi n.2 in sol maggiore op.77 di Antonin Dvoràk (1841-1904), che al tempo della composizione aveva circa 33 anni, con cui si è aperta la seconda parte della serata.
La perfetta sintonia e l'esecuzione tecnico-espressiva del quintetto della Camerata, con l'assolo del violino sono stati decisamente il momento più significativo ed interessante dell'evento musicale.
L'Allegro con fuoco iniziale si apre con un pianissimo di poche battute, al quale segue un tema brillante ed estroso d'intonazione slava. Poi si sviluppa lungo un gioco di domande e risposte con la riproposta della frase di attacco per terminare con l'assieme e la chiusura finale di tutti e cinque gli strumenti.
Contrariamente alla tradizione, Lo Scherzo, che è un allegro vivace, è collocato nel secondo movimento.
Il Poco andante del terzo tempo è contrassegnato da un lirismo brahmsiano, in cui la linea espressiva è affidata al primo violino, mentre il contrabbasso esegue una serie di delicati pizzicati.
l'Allegro assai conclusivo ha una scrittura molto serrata in un dialogo stretto e compatto tra gli strumenti.
Il finale vede impegnati tutti e 13 gli elementi dei virtuosi della Camerata, diretti dal Maestro Giorgio Mezzanotte nell'esecuzione dell' "Idyll Siegfried" di Richard Wagner (1813-1883).
Un Richard Wagner da camera, per un'esecuzione privata, domestica, possiamo dire, visto che lo stupendo brano venne composto per il compleanno della seconda moglie Cosima Liszt ed eseguita più volte durante l'arco della giornata nella villa del compositore a Tribschen, sul lago di Lucerna in Svizzera dove viveva con la moglie ed i figli.
Ricorrono i temi del Siegfried, ma soprattutto il compositore utilizzò alcune melodie dell'idillio per scrivere la fine dell'opera.
La destinazione privata viene confermata dalla solo tardiva pubblicazione della partitura, avvenuta bel otto anni dopo e nell'occasione l'organico venne accresciuto da 13 a 15 strumenti.
La Camerata della Royal Concertgebouw Orchestra è di recente formazione. Nasce nel 2009, ma ha già svolto numerosi concerti in tutto il mondo e inciso il primo 2 CD. Uno dedicato al Natale ed il sencondo pubblicato nel settembre del 2013 Sweet Dumplings (Mozart) e Cheese Strudel (Mendelssohn) dal quale prende il via la nuova stagione di concerti per il biennio 2013-2015.
I componenti, esibitisi per la IUC sono stati Daniel van Biemen, Annebeth Webb (violini), Jeroen Woudstra (viola), Johan van Iersel (violoncello), : Rob Dirksen (contrabbasso), Julie Moulin (flauto), Nicoline Alt (oboe), Hein Wiedijk e Arno Piters (clarinetti), Jos de Lange, Simon van Holen (fagotto e controfagotto), Fons Verspaandonk e Jaap van der Vliet (corni) e Bert Langenkamp (tromba).
Giorgio Mezzanotte ha una consolidata esperienza di direzione orchestrale. Ospite di numerose istituzioni sinfoniche e cameristiche italiane, tra cui l'Orchestra della Toscana, l'Orchestra sinfonica di Bolzano e Trento, l'Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano, l'Orchestra dell'Arena di Verona, l'Orchestra della RTSVI di Lugano, l'Orchestra della Fondazione Toscanini di Parma, l'Orchestra Filarmonica di Torino, della prestigiosa Orchestra Ensemble Kanzawa del Giappone.
Ha fondato L'Ensemble e l'Orchestra da Camera del Festival Massimo Amfiteatrof.
Nell'ambito della sua personale ricerca sui rapporti tra musica e psicologia del profondo, ha tenuto conferenze per il Convegno " Le forme dell'immaginario" in occasione della seconda biennale di Liuteria di Cremona.
Ricercatissimi e delicati gli equilibri e gli impasti, e nitide le prove dei solisti, abili anche nel non incorrere in protagonismi inopportuni.
Da non perdere assolutamente i prossimi appuntamenti della Stagione:
Martedi 8 aprile 2014 ore 20.30 (Minerva) Mnozil Brass.
Per la prima volta a Roma il più eccentrico e straordinario gruppo di ottoni al mondo. Per l'intero programma www.concertiiuc.it.

Miriam Artiaco

 

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