Ediz. n.242 - 09.10.16

Partnership

Sostieni
Oltrecultura
e sarai visibile a  1 milione di  contatti !
scrivi a
commerciale


di mary
Via Oslavia , 44 - 00195 Roma
 +39 063208224
lallegrettodischi@yahoo.it


minabottesini@libero.it

+39 3392394093

 

 

 


Luigi Petrosino - Grafico e Pittore

 

Bottega Federiciana delle Arti

 

 

Dove saremo

Area Riservata

Salotto musicale romantico a Palazzo Venezia di Napoli Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica © - Cameristica ®
Scritto da Valeria Chianese   
Martedì 06 Maggio 2014 17:59

Musica a Palazzo Venezia a Napoli con gli appuntamenti, che a giusto titolo e finalmente rientrano nella più ampia rassegna del Maggio dei Monumenti 2014 organizzata dal Comune di Napoli con le associazioni culturali e sportive del territorio. Gli incontri raggruppati sotto il titolo ‘Il Sabato degli Aperitivi Musicali’, diretta musicalmente dal M° Luciano Ruotolo e frutto della collaborazione tra Palazzo Venezia Napoli e l’Accademia Musicale Europea, attraversano dunque in continuità anche i mesi di maggio e di giugno 2014: bella offerta culturale primaverile che benché già nota ha ora la possibilità di essere più profondamente conosciuta e con essa il Palazzo Venezia, antica dimora nel centro antico di Napoli, in via Benedetto Croce 19, tratto di strada ‘ingresso’ verso il decumano dei tre forse il più famoso, San Biagio dei Librai. Ad accogliere gli ospiti nelle sale storiche Gennaro Buccino, presidente dell’associazione culturale Pa.Ve, con un aperitivo di benvenuto al quale segue il concerto all’interno della suggestiva Casina Pompeiana.
La mattinata si conclude con la visita guidata agli altri ambienti di Palazzo tra i quali il Giardino Pensile.
Sabato 3 maggio 2014 il primo Sabato degli Aperitivi Musicali sotto l’egida romantica di Chopin e di Schumann, con incursione di Mendelssohn, presentato dal duo Adriano Ancarani, al violoncello, e Angela Picco, al pianoforte, entrambi di lunga esperienza. Un ‘Salotto dell’Ottocento’, secondo l’appropriato titolo, che ha riportato nella Casina Pompeiana di Palazzo Venezia le atmosfere intime di quel tempo, o come ha sottolineato Ancarani, «cuore della musica romantica da camera» dove «il musicista esprime sentimenti diretti e personali».
Tutto ha perfettamente raggiunto gli ascoltatori attraverso i due virtuosi che avevano in programma la Sonata per pianoforte e violoncello op. 65, dedicata da Frederick Chopin al violoncellista francese Auguste Franchomme; i 3 Fantasiestucke, o Pezzi Fantastici, op. 73 di Robert Schumann, e, con un ritorno a Chopin, l’Introduction et Polonaise brillante op. 3. Bis con una delle Romanze Senza Parole di Felix Mendelssohn.
Un concerto, benché breve, di sostanza emotivamente varia poiché il primo brano, la Sonata per pianoforte e violoncello op. 65, era l’ultimo scritto da Chopin ormai malato e prossimo alla morte, e in alcuni passaggi si avverte la tristezza, che non è più quella romanticamente nostalgica dei Notturni, così sentimentalmente seducente e coinvolgente. Eppure si intravedono spiragli di luce: la speranza nello struggimento. L’archetto del violoncello di Adriano Ancarani e le dita di Angela Picco sui tasti del pianoforte hanno accompagnato gli ascoltatori nel susseguirsi dell’alternanza dei sentimenti e nel baleno dei contrasti emotivi che il giorno avaro di sole e di calore accentuava posandosi sul giardino pensile steso davanti alla Casina Pompeiana, rigoglioso di verde sotto il cielo plumbeo.
La Sonata per pianoforte e violoncello op. 65 fu iniziata da Chopin nel 1845 e portata a termine nel 1846. In questa composizione – l’ultima pubblicata prima della morte - Chopin unisce tutte le risorse di una scrittura pianistica magistrale con una profonda comprensione delle qualità espressive del violoncello. La Sonata è formata da quattro movimenti. Il primo, Allegro moderato, è il più ampio e sviluppato; è una pagina di carattere drammatico, ricca di impennate, di furori, e di momenti di malinconico ripiegamento, di sconsolato abbandono. In essa ci parla lo Chopin degli anni Quaranta: non più il musicista raffinato e alla moda, ma un compositore che, nella più assoluta libertà, si esprime in un linguaggio nudo e diretto, di tormentata espressività. Il successivo Scherzo è una pagina breve ed essenziale, con un Trio intensamente lirico tutto cantato dal violoncello. Il Largo, con la sua aforistica brevità, ci introduce invece in quel clima di straordinaria modernità linguistica che è tipico di molte pagine dell’ultimo Chopin; il Finale, Allegro, con le sue inflessioni di danza e con le sue generose concessioni al virtuosismo, sembra riportare la composizione in un ambito di più tradizionale brillantezza sonatistica, riproposta peraltro in un’ottica lucidamente stravolta, in cui frenesie e tesi cromatismi si sostituiscono ai consueti toni affermativi caratteristici di brani consimili.
Un’annotazione particolare alla meravigliosa sensibilità di Angela Picco che è riuscita a tenere a bada gli echi musicali del pianoforte, in perfetto accordo con il violoncello, restituendo armonia e intimità che diversamente si sarebbero dispersi in suoni un po’ esagerati per il concerto in programma poiché la Casina Pompeiana, benché dall’acustica perfetta, è come indica il nome relativamente ampia e oltretutto pensata originalmente più come un ‘gazebo di lusso’, quindi aperto sul giardino.
Forse all’ombra degli alberi avremmo goduto più profondamente della bellezza del suono? Ci sarà certo qualche altra occasione! Quando si tratta di buona musica, perfettamente eseguita, si pensa sempre ad un seguito.
Si diceva della complessità emotiva del concerto offerto dal Duo Ancarani-Picco: l’altra composizione di Chopin, l’Introduction et Polonaise brillante op. 3, che ha concluso l’esibizione ufficiale in programma, è invece un’opera giovanile in cui l’autore riversa entusiasmo e voglia di vivere e che si rifà, sin dal titolo, al carattere nazionale polacco.

Il pianoforte è inseguito dal violoncello, e viceversa, e si ritrovano abbracciati in un gioioso girotondo, in una danza vorticosa di felice giovinezza. Ed ecco che si separano come ciascuno per bere da solo un bicchiere di vino, per poi riunirsi e continuare la danza. L’Introduction et Polonaise brillante op. 3 è datata tra il 1829 e il 1830 e la ‘inesperienza’ è testimoniata dall’aver dapprima composto la Polacca, si legge nella Guida all’ascolto, per poi anteporvi la maestosa introduzione. La prima esecuzione, con l’autore al pianoforte e il violoncellista Kaczinski avvenne a Varsavia nel 1830. L’aggettivo ‘brillante’ è usato da Chopin frequentemente nei titoli, come a promettere di stupire e di animare al tempo stesso, ma non può essere letto, come qualcuno vorrebbe, come un tributo all’estetica Biedermeier del meravigliare con leggerezza anche a detrimento dei contenuti. Anche il riferimento alla terra di Polonia, patria lontana e ferita, è stato enfatizzato da storici della musica tra ‘800 e ‘900. quanto giunge all’ascoltatore è un dinamismo travolgente che si fonde a linee cantabili di gusto italiano. Brillante e appassionato, in cui il mondo poetico del compositore si affida, oltre che al timbro prediletto del pianoforte, al suono caldo e intenso del violoncello.
«Una singolare circolarità» l’ha definita Adriano Ancarani presentando il concerto. Chopin si dedicò quasi esclusivamente al pianoforte, rivendicando con comprensibile orgoglio la propria scelta motivata dall’eccellenza e dal virtuosismo. Il Duo Ancarani-Picco ha perfettamente seguito e onorato la tensione del compositore polacco.
A dividere l’ultimo dal primo Chopin, Robert Schuman con i 3 Fantasiestucke, o Pezzi Fantastici, op. 73, articolati nei movimenti I: Zart und mit Ausdruck, Delicato con Espressione; II: Lebhaft, leicht , Animato, Leggero; III: Rasch und mit Feuer, Rapido e con fuoco. In quest'opera l'arte di Schumann si eleva e sublima in un fuoco sacro dell'anima, nei tre pezzi in successione, il successivo sempre più veloce del precedente, in un crescendo continuo di tensioni e di conflitti, non solo musicali. Il carattere sognante del primo è stato esposto in maniera minuziosa, con una profonda delicatezza e un vibrato intenso e caloroso. Nell’ultimo dei tre Fantasiestucke, i nostri artisti sono riusciti ad avvolgere gli ascoltatori con un fascio di suoni in un’atmosfera appassionata.
Le Romanze Senza Parole (titolo originale tedesco Lieder ohne Worte), bis concesso dal Duo Ancarani-Picco ad un pubblico entusiasta sono 48 brevi brani per pianoforte composti da Felix Mendelssohn tra il 1829 ed il 1845. Sono state pubblicate in otto raccolte di sei brani ciascuna.
D’obbligo qualche parola su Palazzo Venezia, che ospita la rassegna, e sull’associazione culturale omonima Pa.Ve che ne gestisce spazi, attività, iniziative. L’antica dimora nulla ha perso del suo fascino, ma come altre vorremmo vedere restaurata e restituita alla città e allo splendore appannato dal tempo. Ne troviamo e ne leggiamo la storia sul sito palazzovenezianapoli.it, a firma di Giancarlo Pagano.
«Nel suo scritto “Un angolo di Napoli”, il filosofo Benedetto Croce, parlando di Palazzo Filomarino, ove egli abitava, fa ripetutamente cenno all’edificio confinante, chiamandolo “il napoletano palazzo di Venezia”.
Nonostante il richiamo crociano però l’esistenza di una sede veneziana a Napoli, è quasi del tutto sconosciuta offuscata com’è dalla notorietà del più famoso Palazzo Venezia di Roma.
Soltanto pochi mesi fa, nell’ ambito dell’importante manifestazione di “Maggio dei monumenti”, quella che era stata per circa quattrocento anni la sede dell’ambasciata veneta nel regno di Napoli è stata riaperta al pubblico. Da molti anni, infatti, Palazzo Venezia, detto anche Palazzo di San Marco, era caduto in una sorta di oblio dovuto, per lo più, ai compilatori delle varie guide di Napoli che, probabilmente, avevano sottovalutato la rilevanza del sito; una paradossale “congiura del silenzio”, sorta spontaneamente ai danni di una costruzione dal passato tanto illustre. Grazie però ad un gruppo di professionisti e studiosi napoletani, la prestigiosa sede dell’ambasciata veneta è ritornata a far sentire la sua voce.
Un impegno notevole, quindi, sia dal punto di vista organizzativo che finanziario; ma soprattutto un impegno a carattere totalmente privato. Sicché due parole vanno senz’altro spese per ringraziare
Gennaro Buccino e il suo staff che hanno reso possibile la ripresa e la rinascita della prestigiosa ambasciata veneta posta nel cuore di Napoli.
Gennaro Buccino
, attualmente, è  Presidente de l’INCANTO, la società che ha in gestione le attività di Palazzo Venezia; ma è anche un rappresentante delle migliori energie di questa città che tanto fatica a recuperare il suo prestigio.  Un uomo che, avendo nel cuore un sogno e in testa un progetto,  in piena autonomia,  ha scelto di impegnarsi per restituire alla città un gioiello storico da troppo tempo sottaciuto.
Uno spirito dinamico, dunque, autonomo e libero; una figura che sarebbe piaciuta a
Benedetto Croce quando in Etica e Politica scriveva che la  libertà  : “non è fatta pei timidi e pei pigri, ma vuole interpretare le aspirazioni e le opere degli spiriti coraggiosi e pazienti, pungnaci e generosi, solleciti dell’avanzamento dell’umanità, consapevoli dei suoi travagli e della sua storia “.
Dunque, l’uomo e la cosa in un tutt’uno per una rinascita meritata. Intanto perché il napoletano palazzo di Venezia è di almeno mezzo secolo più antico di quello romano – Il Palazzo Venezia di Roma fu costruito nel 1455 e fu ceduto dalla Chiesa alla Repubblica di Venezia nel 1564 -, poi perché attraverso di esso si possono ricostruire le vicende che, sin dal XII secolo, caratterizzarono la posizione politica e commerciale della Serenissima nell’Italia meridionale. A ulteriore conferma dell’ importanza del sito, sta poi l’interesse per la sua storia che non era sfuggita a studiosi del calibro di Croce e di Fausto e Nicola Nicolini, i quali vi hanno dedicato più di uno scritto apparso sulla prestigiosa rivista di storia dell’architettura Napoli Nobilissima. E ancora negli anni settanta, un importante gruppo di studiosi, collocò urbanisticamente Palazzo Venezia in un “blocco” definito come:” uno degli insiemi di fabbriche più importanti di tutto il centro antico per la peculiarità di forme artistiche e complessità di stratificazione storica”.( AA.VV. Il centro antico di Napoli, 3 voll. Napoli, 1971 vol.II, cit.p. 215)
Dunque, in epoca angioina, lungo il napoletano decumanus inferior, oltre agli edifici religiosi sorsero importanti edifici patrizi. Di origine trecentesca è, appunto, Palazzo Venezia che, nel 1412, fu donato alla Serenissima Repubblica di Venezia dal re Ladislao D’Angiò Durazzo interessato a concludere, con la potenza marinara, una lega contro l’Imperatore Sigismondo d’Ungheria. L’edificio, già proprietà dei Sanseverino di Matera, fu a questi confiscato verosimilmente per la loro dichiarata fedeltà al pretendente francese.
L’intera area, facente parte del sedile di Nilo, era in gran parte abitata dalle famiglie Brancaccio e Sanseverino ed ha sempre avuto una importanza capitale nella vita di Napoli, sia dal punto di vista urbanistico che dal punto di vista storico. Ciò che oggi resta di Palazzo Venezia certo non rende giustizia al suo prestigioso passato, ma è opinione comune degli studiosi che questo edificio sia di grande rilievo e meriti ben altra attenzione, in quanto testimonianza di rapporti politici ed economici, in cui, in pieno rinascimento, la repubblica veneta e la stessa città di Napoli recitarono un ruolo di prim’ordine.
Sicché, pur privo di particolare rilievo architettonico,
Palazzo Venezia ha sempre contato molto sul piano storico-politico in quanto testimonianza privilegiata ed esclusiva dei passati rapporti intercorsi tra il Regno Napoli e la Repubblica di Venezia in periodo rinascimentale.
Storicamente, infatti, è sempre stato vigoroso l’interesse di Venezia per il Mezzogiorno d’Italia e per Napoli in particolare. Va detto subito però che tali premure furono ben lontane dal configurarsi soltanto in chiave economica e commerciale; su questo versante, infatti, Venezia era per lo più attenta ai noli e alle assicurazioni nonché alla gestione di alcuni settori merceologici come l’olio della terra d’Otranto e di terra di Bari.
I motivi fondanti che invece indussero la Repubblica veneta, intorno al 1565, a riaprire una sua rappresentanza diplomatica a Napoli, dopo l’interruzione seguita alla caduta della dinastia locale nel 1501, furono essenzialmente politici. Il Regno di Napoli, invero, controllava la sponda cristiana all’uscita dall’Adriatico ed in più costituiva un valido baluardo contro i turchi, la cui latente ostilità con Venezia spingeva la Serenissima ad avvalersi di tutti i rapporti che potevano favorire la difesa della repubblica. Inoltre Venezia si trovò a condividere con Napoli lo spinoso problema della pirateria barbaresca che affliggeva entrambi gli stati.
Se da un lato, dunque, la vicenda di Palazzo Venezia rappresenta la testimonianza più evidente della collaborazione politica tra la Repubblica di Venezia e il Regno di Napoli, dall’altro essa rientra in un più generale contesto di innovazione delle relazioni internazionali, anticipando quella che, in maniera piuttosto rapida, sarebbe diventata una regola generale nei rapporti fra paesi sovrani.
Nel corso del XV secolo, infatti, le relazioni internazionali furono sempre più caratterizzate da stabilità e continuità; condizioni necessarie a sostenere e favorire la sorprendente vitalità di rapporti economici, culturali e commerciali che si andavano diffondendo velocemente in Europa.
Sicché la tradizione degli ambasciatori in sede straniera, inizialmente guardata con sospetto da molti sovrani europei per i pericoli connessi agli intrighi di potere che ne sarebbero potuti derivare, era invece praticata in Germania e in Italia, paesi caratterizzati dal frazionamento della struttura politica e da un elevato tasso di particolarismo ma con la necessità di avere costanti rapporti fra le loro rispettive diplomazie. Infatti nel 1455 rappresentanze stabili erano già a Milano, Firenze, Venezia e Napoli; tale sistema indusse a coniare l’appellativo di “residente” per indicare la figura del diplomatico. E tale fu il titolo che ebbe il rappresentante di Venezia a Napoli all’incirca a partire dal 1565, quando la Serenissima cominciò a tenervi stabilmente suoi diplomatici.
Palazzo Venezia di Napoli
oltre allo spazio disponibile per le mostre e gli eventi, offre ampia possibilità di reperire materiale anche presepiale come scene della natività sorte dall'inventiva degli artisti moderni e di pastori di più tarda fattura.
Il
Palazzo Venezia di Napoli è un'opera privata aperta a tutti per il bene e la conoscenza delle arti visive e teatrali del proscenio napoletano.
Esso è collocato lungo via Benedetto Croce, in anticipo di pochi metri alla piazzetta di san Domenico Maggiore a Spaccanapoli, da sempre ritrovo degli spiriti liberi della città».

 

I prossimi appuntamenti della rassegna:

Sabato 10 Maggio 2014 ore 11.00
Duo Souvenir’
Carla Senese (mandolino), Riccardo Del Prete (chitarra)

Sabato 31 Maggio 2014 ore 11.00
Concerto allievi del Corso di Pianoforte del M° Luciano Ruotolo

Contributo organizzativo 5 euro

Sabato 7 giugno 2014 ore 17,30

W.A. Mozart ‘Così fan tutte’ in forma di concerto

Allievi del laboratorio Lirico Giovanile

Contributo organizzativo 10 euro

Ègradita la prenotazione entro il giorno precedente il concerto

Info e prenotazioni: 081 5528739 lun. – ven. 9,30-13,30/15,30-19,00

 

 

 

Lettori nel 2016

mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter
Verificati > 1 milione di lettori nel corso del 2015 -------------------- Previsti > 1.200.000 lettori nel corso del 2016