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Scritto da Dadadago   
Lunedì 12 Maggio 2014 13:13

 

Capita talvolta che un'indisposizione si frapponga tra l'artista e il pubblico: e così accade sabato 10 maggio 2014 al Teatro Verdi di Salerno dove era previsto l'arrivo di Jan Lisienski giovanissimo pianista, di già noto internazionalmente per le sue straordinarie doti con un recital interamente dedicato a Chopin. A sostituzione abbiamo ascoltato il duo costituito dal violinista Fabrizio Falasca e dal pianista Dario Cusano. In apertura i musicisti si sono confrontati con la Sonata in mi minore K. 304 di W. A Mozart composta nel 1778 tra la malattia e la morte della madre, strutturata in due movimenti con l'Allegro iniziale e un delicato Minuetto. La scelta della tonalità già ne anticipa il carattere emotivo: una melanconica tensione anima il dialogo iniziale tra violino e pianoforte e proseguendo, i due strumenti mantengono lo stile concertante ricco di pathos ed inventiva, realizzato anche ricorrendo a stilemi contrappuntistici e variazioni. Il secondo tempo principia con una melodia espressiva raffinatissima, prima cantata dal pianoforte e ripresa poi dal violino dal carattere quasi schubertiano come ebbe a dire Paumgartner. Accolto un po' freddamente, forse a causa dell'inattesa sostituzione il duo artistico propone lo Scherzo in do minore dalla Sonata FAE di Johannes Brahms. Si tratta del terzo movimento di un brano scritto dal compositore tedesco nel 1853, in collaborazione con Schumann e Dietrich, come regalo di compleanno per l’amico violinista talentuoso Joseph Joachim, sfruttando le lettere iniziali del motto preferito dal musicista “Frei, aber einsam” (ovvero ”Libero, ma solo”), che nella notazione tedesca corrispondono rispettivamente a “fa”, “la” e “mi” e che ne costituiscono il fondamento tematico. Pagina giovanile di impianto vivace, ha il tema principale costruito sulle stesse quattro note ribattute del terzo tempo della quinta sinfonia di Beethoven.
Gli interpreti da questo momento in poi riscuotono un grande consenso:
Fabrizio Falasca, solista campano classe 1988, pupillo di Salvatore Accardo, sta portando avanti una splendida carriera anche all'interno dell'Orchestra Filarmonica Salernitana, oltre a vantare numerose collaborazioni di prestigio. Solida tecnica, musicalità, precisione nel fraseggio lo rendono un interprete versatile, attento alle mille sfumature suggerite dalle pagine musicali. Notevole poi il feeling stabilitosi con Dario Cusano, pianista milanese che a sua volta con bravura svolge il proprio compito che in molti casi non si limitava al semplice accompagnamento. La serata prosegue con la Sonata in sol minore (1917) di Claude Debussy, nata nell’ambito di una raccolta che avrebbe dovuto contenere sei sonate, pensate per organici ridotti e talora insoliti, celebrative del Settecento francese.

Il progetto si fermò a metà strada per la morte del musicista di lì a poco e questa per violino e pianoforte risultò la sua ultima composizione in assoluto e anche l'ultima apparizione in pubblico essendo stata eseguita nel 1917 al fianco di Gaston Poulet. Divisa in Allegro vivo, Intermède e Très animé nel primo movimento fa largo impiego di cellule melodiche, riproposte e modificate seguendo il principio della variazione totale, mentre il secondo ha un piglio improvvisativo, con l'episodio centrale caratterizzato dal ritmo scandito dal pianoforte in contrasto con la timbrica dell'altro strumento. “Pieno di vita” il movimento finale ha carattere virtuosistico che giustamente fa meritare un caloroso applauso al duo. Dopo l'intervallo si riprende con la Sonatan. 2 in Re maggiore op. 94 bis di S. Prokofiev, versione per violino e pianoforte del 1944 di una precedente sonata per flauto e pianoforte che conserva l'impianto virtuosistico dello strumento protagonista. L'impianto formale dal disegno classico costituito da il Moderato con cui comincia che si contraddistingue per la cantabilità melodica, dallo Scherzo, l'Andante e il Finale coi sui ritmi brillanti, contiene elementi lirici e moderni che ne fanno una delle composizioni da camera più popolari ed eseguite. Non poteva mancare l’Introduzione e Rondò capriccioso in la minore, op. 28, di Camille Saint-Saëns, pezzo ideato originariamente per violino ed orchestra nel 1863, la cui parte solistica venne pensata per Pablo de Sarasate, all’epoca appena diciannovenne, ma già molto famoso, che lo eseguì per la prima volta nel 1867. Questo brano dal carattere spagnoleggiante esige eleganza, cantabilità, suoni cristallini ed intonazione perfetta ed è non a caso prediletto banco di prova di grandi violinisti. Convincente Fabrizio Falasca sfoggia le sue doti, concedendo come bis il noto Cantabile in Re maggiore di N. Paganini. Concerto a sorpresa ma non per questo meno gradito.

Dadadago

 

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