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Luce nuova e silenzi su luoghi della memoria: Rotelli e Quarta espongono a Palazzo Avino di Ravello Stampa E-mail
Oltrecultura: Eventi Arti Figurative - Oltrecultura: Eventi Arti Figurative
Scritto da Marialaura Di Lucia   
Venerdì 25 Luglio 2014 21:35

In concomitanza con la 62^ edizione del RavelloFestival, le sale di Palazzo Avino - la storica dimora gentilizia che dal 1997 ospita una lussureggiante struttura alberghiera - accoglieranno da luglio ad ottobre le mostre personali di due artisti italiani, da anni lanciati sulla scena artistica internazionale. Parliamo di Marco Nereo Rotelli, che dal 24 luglio al 30 ottobre 2014 esporrà nel Caffè dell'Arte di Palazzo Avino una vasta selezione di opere dal titolo suggestivo There is a place where..., e di Virginio Quarta, che dal 26 luglio al 10 settembre 2014 presenterà nella Sala meeting del palazzo le sue Opere recenti.
Due feconde sensibilità artistiche, molto diverse fra loro per linguaggio e stile, eppure nate in back ground per certi versi simili, connotati dall'unificante presenza dell'acqua - la laguna veneta di Rotelli e il golfo salernitano di Quarta -, si incontrano nelle sale del palazzo ravellese per manifestare un'arte che ha per denominatore comune il paesaggio della costiera amalfiana.
Entrambi gli artisti hanno instaurato un legame solido col luogo, riversato in una vitalità artistica direttamente proporzionata alla loro partecipazione affettiva. Nel 2010 un'installazione luminosa di Marco Nereo Rotelli, intitolata Opera di Luce, inaugurava l'auditorium di Ravello progettato dall'architetto brasiliano Oscar Niemeyer. Dall'altro lato, la frequentazione della divina costiera da parte di Virginio Quarta è per ragioni in primis geografiche ancora più intensa e duratura.
Il doppio progetto delle due mostre, diretto da Bruno Mansi e organizzato dall'Archivio Ravello Contemporanea, è frutto di uno spirito mecenatesco che da anni infonde la vena imprenditoriale di Mariella Avino, domina del Palazzo, che all'arte ha deputato due luoghi dell'hotel, il Caffè dell'Arte e la Sala meeting.
La signora Avino è, insieme a Luigi Buonocore, autrice del catalogo sulla mostra di Nereo Rotelli, volume che si avvale del racconto di Paolo di Stefano, corredato delle fotografie di Monica Silva. Difficile immaginare come un luogo della memoria, del proprio cammino, del proprio vissuto possa d’un tratto vestirsi di luce nuova... Non si conoscono mai veramente i luoghi o forse non è facile conoscerli veramente. Pensavo di conoscerti Palazzo, e invece, non sapevo che i tuoi volti più magici li avrei scoperti grazie ad un incontro con l’Arte”: è quanto ha dichiarato Mariella Avino nell’introduzione al catalogo presentato il 24 luglio in occasione del vernissage. Questo progetto è l’interpretazione dell’anima del luogo - continua entusiasta Avino - e le opere di Marco Nereo Rotelli sono delle istantanee, fulminee interpretazioni della sua magia.
Il fondatore di Art Project, gruppo col quale l'artista veneziano ha partecipato a ben sette edizioni della Biennale di Venezia, mette la parola al centro della sua arte e la fa vivere nella materia plastica e luminosa delle sue creazioni. La cifra inconfondibile dello stile di Rotelli impressa nelle sculture, nelle installazioni urbane e nelle tele dipinte, in cui è evidente la continua ricerca sulla parola, sulla luce e sugli antichi linguaggi perduti - dai pittogrammi Rapa Nui ai graffiti Bushman fino ai simboli dei Nativi Americani - approda a Palazzo Avino con There is a place where... e ne riveste gli spazi di azzurro.
L’azzurro nelle sue varie forme, fluttuazioni, mutazioni, è l'elemento dominante di ciascuna opera. La luce, rimbalzando sulle sfumature di colore, si fa pittura e scultura, si fa materia. Questo esprime Rotelli in un luogo assolutamente dedito alla visione, da ammirare in punta di piedi, per riprendere un'espressione usata dall'artista: “Il mio scopo è mettere il pubblico in uno stato mentale così elastico da farlo sollevare sulla punta dei piedi - dice l’artista -. Lo spettatore entra nel vivo della parola come visione, come dimensione dello stupore, legge la parola gloriosa come materia pulsante, che in modo essenziale, coinciso, rifugge dalla sistematicità a favore dell’estemporaneità”.
Dall'astrattezza della parola e del simbolo di Rotelli, in simbiosi sinestetica con la brillantezza dei colori e la vaghezza delle forme, si passa alla concretezza dei paesaggi e alla definitezza del tratto iperrealistico di Virginio Quarta che, dopo la personale Camere con vista della scorsa estate,torna a visitare le sale di Palazzo Avino con Opere recenti. La mostra ripropone una selezione di dipinti, disegni e acquerelli dedicati al soggetto per eccellenza amato da Quarta, la costiera amalfitana, con un tributo immancabile alle splendide architetture del palazzo ravellese.
Uno spazio sospeso tra passato e presente, un luogo d'incontro per viaggiatori rapiti dall'incanto del mare in cui si tuffano le montagne, inebriati dall'aria mite di gelsomino e di limoni, ipnotizzati dal lento scorrere del tempo è quanto le opere di Virginio Quarta rievocano, in una dimensione al limite dell'onirico. Le architetture orientaleggianti, gli eleganti arredi e i raffinati tessuti delle camere da letto e dei salottini si mescolano alla lussureggiante natura mediterranea.

Il silenzio è la sensazione prevalente, è la sospensione che invade il nostro cuore quando ci troviamo a contatto con gli interni borghesi dei quadri di Quarta, - così Alfonso Di Muro nel catalogo presentato il 26 luglio durante il vernissage della mostra -, interni privi di ogni presenza umana, ma non delle sue orme e delle sue tracce: ed ecco letti disfatti, lenzuola stropicciate, poltrone che recano l’impronta della persona sedutavi in precedenza e che comunicano ancora il calore del corpo che vi si era adagiato, libri aperti sfogliati di recente, in attesa che il lettore se ne riappropri. Bottiglie e bicchieri sembrano recare ancora l’impronta di chi le ha usate di recente. Agli interni si contrappongono gli esterni che, come nei quadri di Magritte o di Hopper o come nella migliore tradizione del trompe l’oeil, fingono un paesaggio di là dell’orizzonte dell’interno borghese o talvolta sembrano alludere, non senza un sottile gioco di ambiguità, a un quadro nel quadro, a una gara di rimandi tra finzione e realtà che possiede precedenti illustri, da Velasquez a Manet a Degas”.
Nonostante, però, la resa evidentemente iperrealista, frutto di un lavoro paziente e minuzioso del pittore, Quarta ricerca un luogo dell'anima in cui realtà e sogno si confondono in un gioco di specchi e di riflessi, in un continuo muoversi tra interno ed esterno, tra natura e artificio dove poter vivere fino in fondo l'esercizio della pittura, dando cioè sostanza al sogno, alla fantasia, all'immateriale. “Si tratta - dice nel catalogo Luigi Mansi - della trasposizione sulla tela di uno stato d'animo personale, nel quale però tutti possiamo riconoscerci; di un conflitto di coscienza insorto fra l'uomo e l'artista, espresso senza atteggiamenti intellettualistici, bensì con il fermo proposito di rispecchiare una situazione interiore di dubbio, di incertezza ma anche di speranza”.
In sostanza Virginio Quarta sembra voler trovare una risposta ad una domanda profonda, impegnativa, interrogativo di chi, come tutti, è alla continua ricerca di sé stesso.

Marialaura Di Lucia

 

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