Ediz. n.242 - 09.10.16

Partnership

Sostieni
Oltrecultura
e sarai visibile a  1 milione di  contatti !
scrivi a
commerciale


di mary
Via Oslavia , 44 - 00195 Roma
 +39 063208224
lallegrettodischi@yahoo.it


minabottesini@libero.it

+39 3392394093

 

 

 


Luigi Petrosino - Grafico e Pittore

 

Bottega Federiciana delle Arti

 

 

Dove saremo

Area Riservata

Un pianoforte che dà voce all’anima: Alberto pizzo presenta il suo percorso musicale sul palco del Ravello Festival. Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica © - Cameristica ®
Scritto da Ciro Scannapieco   
Sabato 06 Settembre 2014 21:13

 

La sua voce sembra uscire a fatica. Ma si sa, spiegare un brano è un po’ spiegare un’emozione e le emozioni non si spiegano. Alberto Pizzo il 4 Settembre 2014 ha lasciato alla musica il compito di spiegarsi da sè.
Quello che il pianista Napoletano ha portato sul palco del Ravello Festival è il suo ultimo lavoro discografico: “On The Way” (di cui si è già parlato su queste pagine). Per i più attenti al panorama musicale quello di Pizzo non è un nome completamente nuovo. Nel suo curriculum, il musicista può già vantare diversi tour all’estero e lusinghiere collaborazioni, tra cui quelle con
Toquinho, Mino Cinelu, Renzo Arbore fino ad arrivare a David Knopfler e Chick Corea.
Che la sua musica non abbia la stessa incertezza della voce Pizzo lo chiarisce subito, suonando
Asturias di Isaac Albeniz con personalità invidiabile. Il fluire musicale prodotto dal pianoforte produce un ipnotico moto perpetuo di note che si rincorrono vorticosamente: gira quasi la testa. Nemmeno il tempo di riprendersi da tanta ebrezza che l’atmosfera cambia, rasserenandosi con la tenue melodia di Sakura, un brano della tradizione popolare giapponese. L’emozione invece no, quella non si acquieterà per tutto il concerto.
Sono passati 10 anni da quando nel 2004 il pianista si è diplomato al conservatorio napoletano di San Pietro in Majella. Dieci anni vissuti per l’appunto On the Way, ovvero su quella strada che unisce Napoli a New York, passando per Tokyo e Parigi. Il brano che segue –
Paris – viene fuori da uno dei tanti viaggi e vuole ricordare le suggestive atmosfere parigine e i giochi di luce dei lampioni sulle increspature della senna. Ma il viaggio di Pizzo non è solo un acquerello impressionista di un ricordo transalpino, è piuttosto la scoperta di nuovi mondi musicali da fondere con il patrimonio classico e la musica mediterranea. I brani che seguono, infatti, espongono atmosfere musicali lontane sia nello spazio che nel tempo. My Milonga, una cartolina sudamericana spedita direttamente dal Rio della Plata, anticipa Chopininha un brano interessante in cui il pianista immagina uno Chopin nato in brasile dedito suonare le melodie tipiche dello stile romantico su un’impalcatura ritmica brasiliana. Quando si torna a casa, con Mediterraneo, quel mare inevitabilmente non è più lo stesso. Come se la contaminazione culturale portasse nuova acqua al mare, suggerendo a chi ascolta il senso di un viaggio.

Un senso che passa per la fusione di più generi musicali, contaminati da massicce dosi di talento e sensibilità personale. Risulta difficile catalogare una musica che non è né Jazz (qualora esita un solo jazz) né classica, di cui si ripudia il troppo rigore e l’ortodossia. La sua musica è ricerca libera e lo si capisce dalla dedica ad uno degli artisti che più hanno contribuito alla sua formazione: <<Io amo Jarret perché sa fondere la musica classica al Jazz>>. Quella di Pizzo, però, è una ricerca che non rinnega mai le proprie radici culturali. Infatti seguono dei veri e propri tributi alla sua terra e alle sue melodie: Uocchie c’arraggiunate celebre brano di Eduardo De Filippo è una dichiarazione d’amore a Napoli e alla napoletanità. Segue una meravigliosa suite morriconiana con il Love Theme di nuovo cinema paradiso e Profondo Rosso e altri tre brani originali dal sapore molto intimo: Gocce di Vita,Nostalgia e Deeply.
Pizzo ha una tecnica invidiabile e tanto buongusto. La sua musica, impregnata di frequenti episodi improvvisativi, ha saputo catturare l’attenzione del pubblico. Un unico appunto: sebbene i brani (tutti della durata approssimativa di quattro minuti) non hanno mai stancato, hanno dato l’idea di essere troppo lavorati attorno a strutture preconfezionate. Fortunatamente in questo caso l’idea prevale sulla forma e ogni brano è figlio di una sensibilità e una ricerca autentica che riesce sempre a superare la monotonia di un modello formale.
Anche a noi il concerto è piaciuto. Il pianoforte di Alberto Pizzo emoziona, vive e parla. Di lui ne sentiremo sicuramente parlare, soprattutto se riuscirà ad elaborare e sviluppare nel tempo un linguaggio musicale originale, scostandosi definitivamente dai soliti cliché da Radio Edit.
Siamo certi che il musicista, a suonare sul prestigioso palcoscenico di Villa Rufolo dopo aver addirittura partecipato al celebre
Blue Note Jazz Festival, abbia trovato un senso agli anni passati all’estero. Anni di gavetta, in cui si suonava nei locali di New York per pochi dollari l’ora e si imparava il Jazz. Il concerto di Ravello racconta proprio questo, l’emozione del viaggio, ovviamente “on the way”.

Ciro Scannapieco

 

Lettori nel 2016

mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter
Verificati > 1 milione di lettori nel corso del 2015 -------------------- Previsti > 1.200.000 lettori nel corso del 2016