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L'elogio di una Scuola che sa conservare memoria e costruire futuro: Niccolò Jommelli nel terzo centenario della nascita Stampa E-mail
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Scritto da Dario Ascoli   
Martedì 28 Ottobre 2014 23:41

(in progress) Sono state inaugurate, con grande e qualificata partecipazione, le celebrazioni del Terzo centenario della nascita di Niccolò Jommelli, accomunando il compositore aversano a quel Saverio Mattei, il cui lavoro, la cui dedizione, sono stati determinanti per la nascita e lo sviluppo della monumentale Biblioteca di San Pietro a Majella e perciò per la conservazione fino ai nostri giorni di centinaia di migliaia di manoscritti, di scuola napoletana e non solo; basti pensare al più volte citato nel corso del recente 2013 Quartetto di Giuseppe Verdi.
Taglio del nastro nella Sala Muti in cui la mostra è allestita, e subito dopo primato consegnato alla musica con l'esecuzione, nella Sala Scarlatti, con la Sonata per clavicembalo a 4 mani in do maggiore del compositore celebrato.
Parola ai saluti delle autorità e delle istituzioni e alla relazione del M° Elsa Evangelista, per poi recarsi nella sfavillante Chiesa dei Santi Marcellino e Festo per il concerto per Scarlatti-Lab con "L'elogio di Jommelli" di Saverio Mattei recitato da Enzo Salomone e l'ensemble di musica antica costituito grazie alla collaborazione del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, del Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo, I Turchini di Antonio Florio con le prime parti; le musiche, incastonate nelle pagine biografiche, sono state  Tre "Duetti sopra i Salmi" nella traduzione di Mattei, interpretati da Minni Diodati e Rosana Orsini, con Francesco Alberti all'organo e, soprattutto, l'attesissimo "Miserere a 2 voci" con i soprani Valentina Varriale, Cristina Grifoni e Minni Diodati e il mezzosoprano Daniela Salvo; l'ensemble strumentale al completo e la direzione del M° Antonio Florio.
Il successivo 28 ottobre, il convegno con i contributi di Luigi Trivisano, Tina Soldi e Alan Curtis per la musica cembalistica, di Juan Angel Vela del Campo, di Raffaele Mellace (Sigismondo, Mattei e il Mito Jommelli), di Marina Marino (I movimenti bancari di Saverio Mattei, una prima indagine), di Luigi Sisto (I salteri di Saverio Mattei e la Sinfonia (Sonata) in Sol maggiore di Niccolò Jommelli), di Vincenzo De Gregorio ("... muovere gli uomini alla devozione ed al raccoglimento" : La musica in chiesa negli anni di Jommelli: la denuncia di Benedettio XIV nel 1749), di Wolfgang Hochstein (I Salmi Vespertini di Niccolò Jommelli), di Rosa Cafiero ( "Vi prego di rimandarmi la Biografia della Calata del Gigante, che tenni altra volta per riscontrare alcune cose del Jommelli e del Piccinni " nello scriptorium di Giuseppe Sigismondo (1821)), di José-Maximo Leza (Niccolò Jommelli e la corte di Portogallo), di Tommaso Rossi (Strumentisti a fiato a Napoli all'epoca di Niccolò Jommelli); di Lorenzo Mattei (Per una edizione critica delle opere di Jommelli: problemi e metodi), di Tarcisio Balbo (In margine all'edizione del "Demofoonte" di N.Jommelli), di Lucio Tufano (Jommelli e Mozart: un dialogo a distanza) e il dibattito conclusivo, plenario, a cura di Antonio Florio e Dinko Fabris, cui si deve il saggio del programma del concerto da cui abbiamo attinto alcuni interessanti virgolettati.


Prima di dare recensione del concerto in San Marcellino e Festo, ricordiamo, con le parole del direttore di San Pietro a Majella che "La Mostra concluderà il suo percorso con un riconoscimento speciale al Maestro Riccardo Muti a cui è dedicata l'ultima sezione espositiva: a lui si deve, infatti, la rinascita dell'attenzione intorno a Jommelli, grazie alla rappresentazione nel 2009 del Demofoonte e della Betulia liberata, portate in scena nel Festival di Pentecoste a Salisburgo. Il successo dell'opera fu salutato come la riscoperta di un eccezionale protagonista della scuola napoletana, dando luce ad un periodo della storia musicale europea che, anche grazie al Maestro Muti, è tornato ad esser punto di riferimento tanto negli studi quanto nelle rappresentazioni musicali: Napoli capitale della musica finalmente rivalutata nel suo contesto artistico e culturale a livello universale".

Il legame di amicizia tra Saverio Mattei e Niccolò Jommelli si costituì nella maturità di entrambi, ma, grazie ad una sintonia di intelletti e di genii, esso divenne stretto e proficuo.
"E' straordinario come alcuni musicisti, sentendo approssimarsi la fine terrena, sappiano produrre opere immortali; Jommelli muore nel 1774, non è giovane, ha 60 anni ed è nel pieno vigore intellettuale, eppure, rinunciato da qualche anno alla composizione per il teatro, con il Miserere si accomiata con un autentico capolavoro che davvero, per dirla con il Mattei, si pone al livello dello Stabat Mater di Pergolesi e, diremmo oggi, del Requiem di Mozart" afferma Antonio Florio pochi minuti prima di dirigere il concerto di cui vi diamo resoconto.
Avanziamo una suggestiva ipotesi, che il talento venga liberato da ogni condizionamento di committenza e di ricerca dell'applauso del pubblico, e proprio per questo si elevi raggiungendo le massime vette di ispiriazione e di creatività; "Il romanticismo è ancora di là da venire in quel 1774, eppure vi è nella musica del Miserere una tensione di sentimenti che storici e filosofi del XIX secolo vorranno attribuire con esclusiva alla cultura e alla temperie loro coeve; è un po' quel che accade alla musica del '600, che io amo in particolar modo e che un pregiudizio tutto ottocentesco vorrebbe far passare per asettica, fredda, priva di sentimento; naturalmente io, e non solo io, credo sia tutt'altro e le riproposizioni dei Turchini dello splendido repertorio del XVII secolo sono a testimoniarlo col successo che esse raccolgono da quasi 30 anni" aggiunge Florio con piglio energico.
L'"Elogio del Jommelli", le cui pagine sono state lette dall'attore Enzo Salomone intervallate dai Salmi, fu composto dal Mattei nel 1785, sufficientemente dopo la dipartita del musicista perchè le espressioni fossero ponderate e il dolore per la perdita decantato: "Questo è Jommelli, l'onor dell'Italia, lo stupore della Germania, vicino a terminare i suoi giorni per un affronto della sua patria! Chi non si commosse alla funesta notizia" è l'esordio dello scritto.
 Fondamentale, e ben riportato dal Mattei, fu il ruolo di Pietro Metastasio, poeta cesareo che ebbe in immensa considerazione il musicista autore del Demofoonte, la cui ultima composizione fu recapitata a casa del poeta: "Mi fu mandato in casa un plico col desiderato Salmo del gran Jommelli, di cara ed onorata per me, ma ben dolorosa memoria. L'ha subito avidamente collocato nel suo gravicembalo l'impaziente signora Martines ed attentamente cantato..."
Una specie di Concilio Vaticano II ante litteram fu l'opera di traduzione dall'ebraico in italiano dei Salmi realizzata dal dotto Mattei, con la mai celata aspirazione a vederli posti in musica.
In una lingua italiana fluente per quel tempo sono i verso dei Tre salmi per due soprani, e del  più intenso dei salmi, quello che il già provato compositore scelse come sua ultima fatica:  numero 51, ovvero il salmo penitenziale che in latino sarebbe iniziato con le parole che gli danno il titolo: Miserere.
Il Salmo n.51 è pervaso di pentimento per un'azione di Davide che aveva violato leggi divine ed umane ubbidendo alla lussuria: condurre a morte in battaglia un proprio ufficiale per concupirne la sposa.
Benché il testo giunto a noi sia con molta probabilità assai più recente dei fatti che vi si narrano e quindi del pentimento di quello che è il più importante sovrano del popolo ebraico, romanzato o meno nelle espressioni, quel pentimento è stato elevato a momento generativo della teologia ebraica e in gran parte di quella cristiana.
La recitazione di Enzo Salomone è stata misuratissima quanto efficace; solo lievi diversificazioni tra le voci dei personaggi impersonati, sia per conservare il carattere di reading, sia per non sottrarre solennità all'evento con una teatralizzazione accentuata.
"Perché oh Dio", "Ma tu sperar non sai" e "Tu mi vedi, e in questo stato m'abbandoni" sono stati i 3 Salmi per 2 soprani e organo, interpretati da Minni Diodati e Rosana Orsini Marreco.
Buona proprietà di fraseggio per entrambe e pregevole tecnica soprattutto messa in mostra da Diodati, ma della quale la collega sembra essere in acquisizione ben promettente.
L'Orchestra Scarlatti Lab e il Laboratorio I Turchini, con Olivia Centurioni violino I e la direzione di Antonio Florio ha eseguito, nell'attenzione assoluta del foltissimo uditorio, il commovente Miserere, con la voce ancora di Minni Diodati cui si sono aggiunte quella di Cristina Grifone (s), di Daniela Salvo (ms) e, solista ospite di eccezione, quella di Valentina Varriale (s).
Lodevole il grado di amalgama raggiunto dagli allievi del Master di Musica Antica del Conservatorio San Pietro Majella, con strumentisti dei corsi ordinari, di quelli ospiti e le prime parti dei Turchini; merito di Antonio Florio, musicista di talento, carisma e generosità.
L'evento è stato reso possibile grazie alla collaborazione dell'Associazione Alessandro Scarlatti Ente Morale.
Valentina Varriale ha impreziosito un'esecuzione raffinatissima, agilità e tenuta dei suoni sono le sue virtù proverbiali; Cristina Grifone ha confermato la precisione dell'articolazione e la facilità di acuti, messa maggiormente alla prova in passaggi di virtuosismo che strizza l'occhio alla galanterie viennese.
Bella sopresa dal colore brunito di Daniela Salvo, mezzosoprano di sicuro talento, che, vinta qualche timidezza, si collocherà tra le certezze della ricca scuola napoletana; Minni Diodati si è confermata ed ormai, come Cristina Grifone, è solista tanto matura in virtù della consapevolezza di dover sempre prepararsi a nuove sfide.
Dopo tre secoli, difficilmente Niccolò Jommelli (1714-1774) avrebbe potuto sperare in celebrazioni più accurate e partecipate e, ad oggi, 28 ottobre 2014, sono solo all'inizio.
La mostra ha molto da offrire al visitatore ed è allestita con dovizia di informazioni storiche; spiccano il Salterio del Mattei, i manoscritti e un ingegnoso leggio a 6 posti che fu di proprietà del musicista.
Per troppo tempo Napoli non ha onorato a sufficienza i suoi gloriosi figli musicali, causa i postumi delle politiche post-unitarie e della scientifica demolizione del prestigio della Capitale del Regno delle due Sicilie.
Ma la storia ha percorso molti altri itinerari in oltre centocinquant'anni unitari e i tempi sono maturati, non abbastanza da svincolare la più grande Biblioteca Musicale del mondo dalle angustie finanziarie e organizzative in cui la costringono lo status di biblioteca scolastica, al pari di una qualsiasi raccolta di libri di testo !
Chissà che la caparbia competenza del direttore Elsa Evangelista non riesca anche nell'impresa di conferire ad archivio e biblioteca la dignità organizzativa che i preziosi volumi che essi raccolgono meritano.

Dario Ascoli

 

 

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