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Ciro Visco e il Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia per l'inaugurazione della Stagione della Scarlatti Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica © - Cameristica ®
Scritto da Miriam Artiaco   
Sabato 01 Novembre 2014 11:33

(in progress) Mercoledi 29 Ottobre 2014 all' Auditorium di Castel Sant' Elmo di Napoli, il Coro ed i solisti dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, diretta dal Maestro Ciro Visco hanno inaugurato la stagione concertistica dell' Associazione Scarlatti con la Petite Messe Solennelle di Gioachino Rossini.
Pécheés de vieillesse, un corpus in cui la Petite Messe Solennelle occupa una posizione di grande rilievo, collocandosi nell'ultimo lustro di vita del pesarese, essendo datata 1863.
"La Piccola Messa Solenne, a 4 parti con accompagnamento di 2 pianoforti e armonium, è stata composta durante la mia villeggiatura a Passy. Dodici cantanti di tre sessi , maschi, femmine e castrati saranno sufficienti per la sua esecuzione: otto per il Coro, quattro 'a solo', totale dodici cherubini. Buon Dio, perdonami il raffronto seguente. Pure dodici sono gli Apostoli e, rassicuraTi, affermo che nella mia cena non ci sarà Giuda e che i cherubini canteranno nel giusto e 'con amore' le Tue lodi e che questa piccola composizione sarà l'ultimo peccato mortale della mia vecchiaia. "
Spigolando nell'archivio di Oltrecultura non si può rinunciare a riprendere analisi e osservazioni elaborate o citata dal direttore nel corso degli anni.
Il Maestro fu sollecitato a realizzare la versione per orchestra e taluno ritiene che se egli, alla fine, si sia convinto a porvi mano, sia stato esclusivamente per evitare che altri lo facessero in sua vece post mortem.
Sia quel che sia, oggi le due versioni coesistono nei cartelloni dei teatri e nei cataloghi discografici, anche se vi è un netto prevalere della versione cameristica, anche nelle preferenze del pubblico dal palato più fine, meglio disposto a percepire le sfumature vocali con un accompagnamento più sobrio.
Dall'epistolario apprendiamo che il Maestro provvide a "strumentare all'antica" affinché "altri non la strumenti alla moderna".
"Buon Dio, ecco terminata questa povera piccola Messa. Io sono nato per l'opera buffa, Tu lo sai bene ! Poca scienza, poco cuore, ecco fatto! Sii dunque benedetto e concedimi il Paradiso ..."
Quanto detto avvalora la tesi secondo cui sia proprio la "intima" versione con due pianoforti ed harmonium quella prediletta dall'autore.
L'anziano Rossini nelle sue ultime composizioni sacre ricercava quello che Gioachino Lanza Tomasi ha definito "esperanto del classicismo musicale"; il tentativo, che non si può dire non foriero di ottimi risultati, si manifestava da un lato nell'arricchire la tavolozza armonica delle pagine contrappuntistiche, sull'altro versante con l'introdurre brani a cappella in stile severo, di martiniana memoria, in una "zona franca stilistica al riparo dell'Attualità e dell'Aggiornamento" (G.Lanza Tomasi da "Rossini: l' uomo, la musica" di G.Carli Ballola – Bompiani Editore).
La Petite Messe si è per lungo tempo ritenuto abbia interrotto un lungo silenzio creativo del Maestro; recenti acquisizioni, se non confutano del tutto, minimizzano lo iato tra le ultime composizioni "italiane" e quelle del soggiorno di Passy.
Di sicuro Rossini ebbe modo di meditare sulle evoluzioni linguistiche e formali della musica della seconda metà del XIX secolo e proprio nella Petite Messe egli "forza" la coesistenza della forma-sonata matura (Qui tollis) del doppio canone Christe), rondò-sonata (Quoniam) e sezioni omoritmiche come il Kyrie che si contrappongono a numeri fugati (Cum Sancto Spiritu; Et vitam venturi saeculi).
Il Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia è, ad oggi, il migliore complesso al mondo nell'interpetazione della musica sacra italiana; lo è per quel coesistere di brillantezza vocale tutta nostrana con il rigore di una costante e quasi esclusiva frequentazione del repertorio sinfonico.
La guida del M° Ciro Visco, naturalmente, è determinante nel conservare e rafforzare un primato di eccellenza, potendo avvalersi, il maestro napoletano, di competenza in materia di vocalità, non meno che di sapienza musicale.
L'esecuzione a Castel Sant'Elmo è stata caratterizzata da precisione di intonazione, colori ben differenziati tra le sezioni, dalla chiarezza dei soprani alla solida brunitura dei bassi.
Puntuale e assecondante, ma solo quanto basta, conservando un ruolo di guida piuttosto che di mero accompagnamento, la presenza degli ottimi pianisti Mirco Roverelli (maestoso e impeccabile nel Preliudio religioso)e Monaldo Braconi, con la solenne partecipazione di Daniele Rossi all' harmonium.
I solisti,asha Carrera, soprano, Gabriella Martellacci, contralto, Anselmo Fabiani, tenore, Renato Vielmi, basso. pur non avendo raggiunto vette memorabili, hanno rivelato quasi tutti, indistintamente, una proprietà tecnico stilistica che bene può collocare loro in contesti cameristici di livello internazionale.
Episodicamente ai limiti dello stile i portamenti del soprano; solido registro grave di Renato Vielmi, espesa emissione di Anselmo Fabiani e adeguata prova di Gabriella Martellacci,
Apertura della Stagione dell'Associazione Scarlatti, dopo il meraviglioso prologo di Scarlatti-Lab con le celebrazioni jommelliane, di grande impatto, cui il pubblico ha risposto con partecipato entusiasmo.

Miriam Artiaco

 

 

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