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I lieti giorni di Napoli rivivono grazie a ScarlattiLab Stampa E-mail
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Scritto da Dario Ascoli   
Venerdì 06 Marzo 2015 01:12

Posillipo è la collina lussureggiante che guarda quell'isola di Megaride, approdo e primo insediamento dei coloni greci fondatori di Palepolis, antica città di Napoli, ovvero Neapolis, dove il corpo della sirena Partenope, suicida per il rifiuto di Ulisse, riposerebbe.
Che sensualità e morte connotino la città che fu luogo di riposo di Virgilio prima e di Leopardi poi, della sposa di Augusto, Livia e della sventurata madre di Nerone, Agrippina è verità che trasfigura in leggenda.

Posillipo era riposo, tregua dal pericolo e nei secoli la località è stata eletta a sede di feste, celebrazioni e riti.
Del XVII secolo troviamo testimonianze di feste vicereali con amplissimo impiego di musiche, canti e danze.
"I lieti giorni di Napoli" è il titolo del concerto realizzato da Scarlatti-Lab il 5 marzo 2015 nel Complesso Monumentale dei SS. Marcellino e Festo, ispirato ad una serata musicale a Posillipo nel 1616.
D'altra parte quei "lieti giorni" rispondevano al bisogno di serenità che Napoli avvertiva pressante dopo anni in cui sanguinose guerre di conquista avevano visto  gli "amanti" morire "a duje a duje", tra gli eserciti francesi e spagnoli, fino alla discesa dei lanzichenecchi, citata in musica anche da Orlando di Lasso, che faceva pendere gli equilibri a favore della Spagna.
Proprio sul finire del '500 nascevano a Napoli i Conservatori, istituzioni aventi la finalità di ospitare l'enorme numero di orfani della guerra e della miseria: dalla profonda crisi sociale aveva origine un'epoca d'oro della musica, che avrebbe segnato la storia culturale dell'intero occidente.
Il progetto, con la partnership dell'Associazione Alessandro Scarlatti, è stato curato da Antonio Florio e Dinko Fabris e si è avvalso della collaborazione dei Conservatori San Pietro a Majella di Napoli,Stanislao Giacomantonio di Cosenza, Niccolò Piccini di Bari ed Evaristo Felice dall'Abaco di Verona.

Il complesso vocale strumentale è stato condotto da Franco Pavan, liutista di grandissimo talento, docente di una Masterclass presso il Conservatorio napoletano.
I cantanti Angela Luglio (S), Maddalena Pappalardo (S), Enrico Vicinanza (A) e Fabio Arti (T) sono allievi del Master di Musica Antica di San Pietro a Majella; Domenico Passarelli, Annalisa De Simone sono flautisti allievi di Tommaso Rossi al Conservatorio di Cosenza; Paola la Forgia e Antonella Parisi sono violiste da gamba allieve del Niccolò Piccini di Bari e infine Paola Ventrella e Michele Cinquina sono allievi di tiorba al Conservatorio di Verona.
Il lavoro musicologico di Fabris e Florio muove i passi dalla raccolta "I lieti giorni di Napoli. Concertini italiani in aria spagnuola a due e tre voci con le lettere dell'alfabeto per la chitarra. Madrigaletti, et arie gravi passeggiate a una, e due voci, per cantare alla tiorba, gravicembalo, arpa doppia & altro istrumenti".
Si fa riferimento alla scrittura di intavolatura per chitarra spagnola con le lettere dell'alfabeto, la stessa codifica che Andrea Falconieri adotterà per i suoi libri di villanelle date alla stampa a Firenze in quegli anni e la cui invenzione è dovuta a Girolamo Melcarne, compositore salentino, che assunse lo pseudonimo toponimico di Montesardo, cittadina natale.

Del musicista leccese, attivo nelle feste nobiliari napoletane, come ci informa Fabris, autore del saggio breve del programma di sala, di Francesco Lambardi, Crescentio Salzilli, Johannes Hieronimus Kapsberger, Gioseffo Biffi e attribuiti ad Andrea Falconiero insieme con composizioni di anonimo sono stati i deliziosi, oltre che interessanti, brani presentati.
Gli interpreti hanno rivelato tutti una padronanza della prassi e una tecnica sia vocale che strumentale di assoluto rilevo.
Due virtuosi come Franco Pavan, che ha diretto l' ensemble, e Tommaso Rossi al flauto si sono messi a servizio di Angela Luglio, dall'emissione convincente e nitida in "Donna, non vi credesti" di G.Biffi , di Maddalena Pappalardo, dalla voce estesa duttile nelle ribattute di gola, di Enrico Vicinanza, contraltista brillante e dallo spiccato gusto teatrale, con estensione morbida anche nel registro grave, e del tenore Fabio Anti, con voce dal timbro anche scuro all'occorrenza, e l'emissione che ci si attende dal registro maschile acuto nel repertorio seicentesco.
Di raffinata e rara bellezza la Toccata di Kapsberger e la Passacaglia di Falconieri eseguite da Pavan, così come la Tarantella, nella forma antica, progressivamente incalzante nell'andamento, di autore anonimo, con la partecipazione di tutto l'organico strumentale e l'evidenza dei flauti "guidati" da Tommaso Rossi.
Il pubblico, entusiasta e attento, ha salutato con partecipazione in special modo la citata Tarantella, Pascariello napolitano di Gioseffo Biffi e, dello stesso musicista, Catarinella e Il colascione, riproposti come bis.
Scarlatti-Lab è giunto alla quarta edizione e si conferma come progetto di grande valore, che al pregio artistico e formativo aggiunge quello dell'immissione nel mondo del lavoro dei giovani allievi, regolarmente contrattualizzati e retribuiti. Valori musicali ed etici.

Dario Ascoli

 

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