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Contrasti generazionali al tempo del sempre: Padri e Figli di Ivan Sergeevič Turgenev Stampa E-mail
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Scritto da Jessica Pecchioli   
Martedì 23 Giugno 2015 19:59

 

Sette diversi spazi di scena, disposti in un circuito che si ripete, a volte invertendo la rotta, a volte confondendo l'ordine delle tappe.
Gli spettatori si muovono così, fisicamente, attraverso la trama della storia, scortati da guide sapienti, che con tragitti di luce e indicazioni di braccia segnano il giusto percorso. Un po' come lo scrittore, che conduce il lettore lungo il corso del racconto, immagine dopo immagine, un dialogo dopo l'altro, fino al suo naturale svolgimento.
Su questa scena in movimento, dal 17 al 18 giugno 2015:"Padri e Figli" da Turgenev, scrittura scenica di Claudio Ascoli e Sissi Abbondanza, una storia universale, che attraversa il tempo, ma che oggi, nell'attuale società liquida dove i valori di riferimento si vanno sciogliendo, suona di un'attualità nuova.
Come accusa il titolo, si tratta dello scontro generazionale tra i padri, attaccati ai principi solidi di una società antica, e i figli, che si fanno critici, saggiatori, distruttori del vecchio per affacciarsi sul nulla.
Ma il dilemma, nell'opera di Turgenev come sulla scena di San Salvi, si dilata, si traveste, si moltiplica nello specchio dei diversi personaggi.
Si fa scelta così, nei figli, tra la resa a seguire la via tracciata e l'ostinazione a scardinare tutto.
Ecco allora il personaggio di Bazarov, che non condivide, lui, il pensiero di nessuno, che si è forgiato le proprie idee ad una ad una, sulle macerie del romanticismo e della speranza.
Il mondo per Bazarov non è altro che materia, la natura non è un tempio ma un semplice meccanismo. L'amore poi, è una bugia, che nel suo ridicolo sforzo di fondere l'io e il tu nel noi, finirà sempre per tradirsi.
In questa realtà, dove l'individuo è un pezzo insignificante di materia, cascato per caso in un brandello di tempo, anche l'arte è inutile, non dà nessun sollievo.
Arkadij, l'amico, è affascinato dalle teorie di Bazarov, ma è di un'altra pasta, risponde a un bisogno di quiete diverso, è pronto infine ad arrendersi alla via tracciata, forse l'unica capace di reggere la vita.
Il gioco di specchi però non finisce qui, al dilemma “tra i figli” fa eco quello “tra le figlie”: due sorelle, Anna Odincova e Katja, che incontrano i due amici e che con loro si mischiano, in un quadrato fluttuante che alla fine collocherà ciascuno nel suo angolo giusto.
E lo stesso dilemma, in fondo, muove i genitori: Nikolaj, il padre di Arkadij, semplice e saldo nella sua vita assodata, e il padre invece di Bazarov, orgoglioso del suo portentoso figlio ma piegato infine dal suo destino di morte.
Il sigillo della storia, allora, è tutto nella scena finale: attorno a un tavolo nuziale si consuma il bianco luminoso della vita, che segue i binari della tradizione, che si fa contenta degli schemi di sempre; dietro invece, dentro la penombra della notte, i genitori di Bazarov portano sulla sua tomba la loro croce, e sono curvi di dolore sul cumulo tondo di terra.

Il futuro sa andare avanti solo nel modo di sempre, sembra dire la fine.
Eppure è Bazarov che fa questa storia, che l'accende nei personaggi che via via lo incontrano.
A volte ne esce persino, Bazarov, dalla storia, le va oltre, e quasi ne fa uscire il pubblico.
E' direttamente a lui che Bazarov si rivolge a un tratto, ripetendo più e più volte, intensamente:-Ho salutato tutti?
E poi se ne va, deciso, per fermarsi poco più avanti, a dire ancora due parole di morte; prima di scomparire di nuovo, lasciando lì, immobili, anche le guide, e con loro il pubblico, spezzato tra il restare della storia e il proseguire del personaggio.
Rimane così, nella serata di San Salvi, Bazarov il più vivo, nonostante quello che ci racconta la storia.
E vive rimangono le luci, diverse per ogni scena dello spettacolo: la luce diurna della campagna, quella calda della sala da ballo, quella che gioca di traverso sul lenzuolo bianco dell'amore, quella che sancisce il contrasto finale tra le nozze scintillanti di bianco e la notte fioca, sul ciglio della tomba.
E infine gli oggetti, che costellano, pochi e sapienti, le scene: i costumi della Russia contadina, la vanga e i moccoli di una casa di campagna, i cuscini e i cristalli dei salotti di lusso, i bicchieri che passano sui vassoi, a portata del pubblico: che beva prima di gettarsi nelle danze! Che, a rotazione, coinvolgono tutti i presenti.
Tranne Bazarov, che di lato se ne sta a guardare.

Jessica Pecchioli*

*per cortese concessione

 

 

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