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Medea di Seneca a Siracusa. Fondazione Inda: 51esimo ciclo di spettacoli tragici Stampa E-mail
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Scritto da Alessandra Bernocco   
Mercoledì 24 Giugno 2015 17:57

Si era fatta apprezzare, Valentina Banci la primavera scorsa, al teatro Vascello di Roma, che stava riproponendo La cantatrice calva di Ionesco, ultima regia di Massimo Castri.
Un ruolo amabilmente sopra le righe che volgeva sul comico e prevedeva un esilarante corredo di vocine e mossette.
Lo scorso anno invece era stata a Spoleto, ottima interprete di Quai Ouest di Koltes. un testo duro che affronta il problema dell'immigrazione e dell'integrazione sociale.
La regia era di Paolo Magelli, che ora la sta dirigendo in una moderna Medea di Seneca in scena al teatro greco di Siracusa.
Tre prove molto diverse che confermano le qualità di questa attrice duttile, intensa, capace di virare dal comico al tragico sulla quale anche la fondazione Inda ha fatto bene a investire.
Valentina Banci infatti ha restituito una Medea persuasiva e 'coerente' nonostante la regia di Magelli si allontani assai dal nostro immaginario, non solo mutuato da Euripide, ma dallo stesso Seneca, incentrato su una figura demoniaca, legata all'occultismo, più stratega e vendicativa che sofferente e dilaniata da un conflitto interiore.
Forte di una lettura che attinge a Wilhelm Reich e in particolare alla sua lezione sulla Medea senecana intitolata La follia dell'amore, e inserendo nella traduzione un estratto da Heiner Müller, Magelli disegna una figura tragica in cui la memoria di un passato incantato convive con il presente straziato, ostile, reso ancora più evidente dallo scherno delle donne del coro che la respingono a passo di tango.
Loro quasi leziose in abiti anni venti rivisitati nei colori pastello, con tanto di lunghissimi guanti e cappellini a cloche, lei selvaggia in anfibi e cargo, e addosso il peso di una follia d'amore che arriva da molto lontano, nello spazio e nel tempo, e una sofferenza compressa, cementificata, che trova nella scena un eloquente contrappunto.
Una distesa di sale forse memoria di una risacca lontana su cui si stagliano costruzioni spigolose, prive di morbidezza e rotondità, respingenti e pericolose.
Su di essa si muove con agio un Creonte un po' padrino vestito di bianco interpretato da Daniele Griggio, bravo nel rendere l'untuosità pertinente al personaggio e nell'usare il linguaggio con una destinazione e un senso preciso: la ripudia buttando via le battute e con violenza e alzando la voce dice "io non sono un violento".
Il Giasone di Filippo Dini è mosso da un dolore compassato che non gli toglie la lucidità, nemmeno alla fine, quando affonda il volto nella terra in cui sono ormai sepolti i suoi figli.

Ma è alla nutrice di Francesca Benedetti che spetta di restituire, insieme a Medea, la temperatura emotiva di questa tragedia, oltre la lettura concettuale e simbolica che ne ha dato il regista.
Un simbolismo che passa attraverso immagini nitide che restano impresse come il fuoco e l'incendio raccontato da facce bruciate e colpi di tosse, e raggiunge il suo apice nel lento e seriale seppellimento di Medea da parte delle corifee, munite ognuna di un secchio rosso colmo di sabbia.
Sono brave le corifee (tutte) ma non commuovono né sono chiamate a farlo, creature astratte nel senso che sono il prodotto di una rigorosa operazione di astrazione concettuale che le vede assimilate e ordinate in coreografie precise e in cori molto spesso all'unisono.
Insomma da questa Medea si esce soddisfatti ma non sanguinanti, preservati soprattutto dalla coltellata al cuore che proprio Seneca invece prescrive.
Ecco, la scena dell'uccisione dei figli, non rimessa al racconto come invece avviene in Euripide, è una questione che andrebbe risolta mantenendo una temperatura emotiva altissima, che riesca ad andare oltre l'esecuzione compiuta di una 'consegna' che già conosciamo.
Lo spettacolo in scena al teatro greco di Siracusa fino al 28 giugno 2015 per il 51° ciclo di rappresentazioni classiche, sarà al Colosseo di Roma il 13, 14 e 15 luglio 2015.
Una decisione presa in accordo con l'Istituto nazionale per il dramma antico dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini dopo la presentazione dei lavori per ricostruire l'arena del monumento.

 

Alessandra Bernocco

 

Medea di Seneca
Traduzione Giusto Picone
Regia Paolo Magelli
Scena e costumi Ezio Toffolutti
Musiche Arturo Annecchino

Medea Valentina Banci
Giàsone Filippo Dini
Creonte Daniele Griggio
Nutrice Francesca Benedetti
Messaggero Diego Florio
Corifee: Elisabetta Arosio, Simonetta Cartia, Giulia Diomede, Lucia Fossi, Clara Galante, Ilaria Genatiempo, Carmelinda Gentile, Viola Graziosi, Doriana La Fauci
Corifei: Enzo Curcurù, Lorenzo Falletti, Diego Florio, Sergio Mancinelli, Francesco Mirabella
Bambini: Francesco Bertrand, Gabriele Briante

la foto è di  Maurizio Zivillica

 

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