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Buona la prima per il commissario Ricciardi Stampa E-mail
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Scritto da Marialaura Di Lucia   
Lunedì 13 Luglio 2015 00:28

 

Se il rendez-vous Brividi d'estate, a cura di Il Pozzo e il Pendolo, è giunto quest'anno alla XV edizione, possiamo facilmente intuire le ragioni del suo successo. Se consideriamo, inoltre, che la rassegna è ospitata ogni anno nei giardini del Reale Orto botanico di Napoli (un hortus conclusus nel cuore del quartiere San Carlo all'Arena, che non spicca per ordine e sicurezza), ci chiediamo perché chi di dovere non si prenda la cura di valorizzare, oltre al luogo stesso, anche il suo immediato circondario.
Riflessioni di second'ordine a parte, ricordiamo che la rassegna, partita il 27 giugno 2015,è scandita da un calendario ricco di appuntamenti (teatro, musica, prosa) che si succederanno ogni sera fino al 2 agosto e poi con una ripresa, dopo la vacanza estiva, dal 4 settembre al 4 ottobre 2015.
Lo spettacolo che replica per tre serate consecutive il 10, 11 e 12 luglio 2015 porta in scena Il Senso del dolore, il giallo con cui lo scrittore napoletano Maurizio de Giovanni ha compiuto nel 2007 il suo esordio letterario (pubblicato per la prima volta l'anno precedente con il titolo Le lacrime del pagliaccio per Graus Editore) e che inaugura la prima di una lunga serie dedicata alle indagini del commissario Ricciardi.
Annamaria Russo, che ha curato la regia con l'assistenza di Fulvio Tudisco, ha affidato il copione della riduzione teatrale nelle mani di un unico attore, Nico Ciliberti, che da solo dà voce a tutti i personaggi della storia, ricomponendo uno dopo l'altro i tasselli del giallo, incarnando l'anima stessa del romanzo.
Una macchina narrativa non complessa ma ben confezionata, quella messa in piedi da de Giovanni e riadattata da Russo che legge il giallo in chiave intimista e raccolta, potremmo dire in una tonalità minore. Un romanzo che, mentre indaga su un caso di omicidio ai danni di una personalità celebre - il tenore Arnaldo Vezzi, ugola d'oro del primo decennio fascista e amico del Duce, trovato morto nel suo camerino del Teatro di San Carlo alla prima di Pagliacci - ci accompagna nel mondo interiore del giovane commissario Ricciardi e, con lui, nell'universo chiassoso e colorato di Napoli.
Grigio e solitario, per contrasto, è invece il mondo di Ricciardi, in ragione del “dono” speciale che sin da piccolo lo ha condannato a sentire il dolore delle vittime di morte violenta prima ancora che il delitto si compisse e che il commissario chiama anonimamente il “Fatto”.
Anche questo “Fatto”, come gli altri, è preceduto quel mercoledì del 25 marzo 1931 da voci, presenze, premonizioni: la bambina vista la mattina da un vetro del Gambrinus, con la bambola di pezza in una mano e con il lato sinistro del corpo lacerato; lo spiffero di aria gelida che la sera entra nell'ufficio di Ricciardi un attimo prima che il brigadiere Maione tornasse indietro per comunicare l'avvenuto delitto.

Avvalendosi del suo “dono”, oltre che della sua singolare intelligenza (temuta e invidiata allo stesso tempo dai suoi superiori), dopo aver interrogato tutto il personale del teatro e passato al vaglio tutte le piste, Ricciardi viene a capo del “Fatto”, di cui ci riserviamo di non rivelare il finale.
Tutto il congegno narrativo si traduce sulla scena nei due atti in cui Nico Ciliberti dà prova della sua riconosciuta bravura.
L'alter ego di Ricciardi, non nuovo nelle vesti del commissario (ruolo in cui lo ha abbiamo visto e apprezzato anche in Una pura formalità, accanto a Marco Palumbo che interpretava lo scrittore Onoff,per la stessa regia di Annamaria Russo), da solo riempie letteralmente il palco con la sua capacità di appropriarsi dello spazio scenico, di modulare le diverse voci caratterizzando in maniera precisa ogni personaggio - conserviamo felice memoria della caratterizzazione della sarta del San Carlo Lilla, del sovrintendente Spinelli, del brigadiere Maione, del direttore d'orchestra alcolizzato Gaetano Pelosi nonché di Stefano Bassi, il segretario veneto di Vezzi, che tradisce un segreta infatuazione nei confronti del tenore.
Quello che il testo espone in maniera piana e lineare nell'intreccio, nella presentazione e descrizione dei personaggi, nell'uso di un italiano impeccabile, polito, mai eccessivo, la trasposizione teatrale lo risolve nella essenzialità della composizione scenica. Le musiche di Luca Toller, il disegno luci di Gennaro Cedrangolo, le scene di Bernardo Pinto: tutto concorre a immergere la storia in un'atmosfera soffusa, irreale, ovattata. Anche, e ancor di più, la scelta registica di sdoppiare dalla voce narrante quella degli assassinati o di altri personaggi in cui Ricciardi si imbatte in momenti cardine della storia. Momenti in cui l'effetto straniante è massimo.
Le voci sono di Andrea Canova, Gabriele Cerraturo, Rosalba Di Girolamo, Marcello Agri, Isabella Martino, Marco Palumbo, Fabio Todisco e Ramona Tripodi.

Marialaura Di Lucia

 

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