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Sonetti d'amore al Globe Theatre Stampa E-mail
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Scritto da Alessandra Bernocco   
Lunedì 20 Luglio 2015 17:02

 

 

Gli spettatori che si aggirano tra il Globe Theatre e i suoi spazi esterni, tra il chiosco del bar, il dehors e i camerini, potrebbero anche imbattersi in William Shakespeare in carne e ossa.
Alto e aitante, total black interrotto solo dal grande colletto bianco, il Bardo è tornato nel teatro romano di villa Borghese dove ci intrattiene distillando i suoi sonetti d'amore. Immancabilmente ispirato dalla sua Musa di bianco vestita, quasi una sposa che però lo sconquassa cantando David Bowie, Alanis Morissette, Amy Winehouse, Leonard Cohen, dibatte con una dark lady assai inquietante e con una figura enigmatica, di androgino piglio, seduttiva e forte, che lo tranquillizza che "la Morte non ti vedrà vagare nella sua ombra, perché tu fermerai il tempo con questi eterni versi".
Ci piace molto l'idea balenata a Melania Giglio, che al Globe è di casa dopo una serie di ruoli primari nelle tragedie shakespeariane dirette da Daniele Salvo e Marco Carniti: portare in scena i sonetti d'amore di Shakespeare animandoli di vita, di gesti, relazioni, schermaglie, aspettative, promesse, scambi di doni e filtri d'amore. Che significa rendere la poesia drammaturgia, ovvero osare, sfidando i rassicuranti parametri di recitazione del verso, la protezione del leggio, la metrica rigida e paracadute.
"Un atto di hybris"- scherza la Giglio chiamando in causa Luca Ronconi che è anche il suo primo maestro, e quello di due attori che l'accompagnano, Alfonso Veneroso nei panni del Bardo e Clio Cipolletta in quelli del conte di Southampton, probabile amante di Shakespeare e sicuramente suo mecenate, a cui è dedicata la prima parte dei sonetti.
Accanto a loro la giovanissima Francesca Mària, rappresentativa 'tentazione' alta un metro e ottanta, nel ruolo di una dark lady che accreditate supposizioni identificano con la tenutaria del bordello frequentato da Shakespeare, a cui pare invece sia dedicata la seconda parte dei sonetti.

Scorrono rapidi e belli i sonetti del Bardo in questo affresco di circa un'ora, e vanno alla ricerca di una terza dimensione verso colori e umori inaspettati, balli lenti tra il poeta e il suo amante, provocazioni, sussurri, prese in giro, testa a testa in cui ci si contende la stessa battuta, citazioni di godimento in falsetto che contrappuntano amplessi giocosi e altrettanto citati.
Nella drammaturgia curata a due mani con Alfonso Veneroso, che si vale di strategici momenti di raccordo, è parte integrante la musica e le canzoni cantate da Melania che riserva alla Musa quasi esclusivamente la parte musicale. "Contaminazioni anche ardite -ammette divertita- perché mi piace pensare alla musica come a un'amplificazione emotiva della poesia".
Qual è la natura dell’amore ? Qual è il confine tra amore e amicizia? In che cosa differiscono l’amore passionale e quello ideale? Quando possiamo parlare di affinità elettive?
Sono queste le domande con cui Shakespeare ci interpella con la sua poesia, e non solo con essa, per indagare gli infiniti aspetti dell’amore e della vita.
Lo spettacolo è in scena negli spazi esterni del Globe fino al 2 agosto 2015 alle ore 18.30, prima di Re Lear diretto da Daniele Salvo e lunedì 20 e 27 alle ore 21.15 in palcoscenico, con tutti i crismi. Occhio di bue sul Bardo alla scrivania, sorpreso e spiato nell'atto creativo. I versi fluiscono ma lui non si piace, fatica, corregge, si critica.

 

 Traduzione: Roberto Piumini, Alfonso Veneroso, Melania Giglio

Con

Alfonso Veneroso - William Shakespeare
Melania Giglio - La sua Musa
Clio Cipolletta - Il Conte di Southampton
Francesca Mària - La Dark Lady
A cura di Melania Giglio

Costumi - Anna Mode
Disegno Luci - Umile Vainieri
Progetto fonico - Franco Patimo

Tutte le info su orari e acquisto biglietti su

http://www.globetheatreroma.com/sonetti-d’amore-viaggio-tra-i-piu-bei-versi-di-william-shakespeare/

 

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