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Impressioni scolpite di Montececeri nel racconto dei Chille de la balanza al Teatro romano di Fiesole Stampa E-mail
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Scritto da Jessica Pecchioli   
Mercoledì 22 Luglio 2015 21:16

 

 

Martedì 21 luglio 2015 “Ti racconto una storia. Le cave di Montececeri” dei Chille de la balanza ha debuttato a Fiesole, nella splendida cornice delle Terme Romane all’interno del Teatro romano. In scena i corpi e le voci di Marco Bianchini e Monica Fabbri per una magica, affollata e calda serata.
Due narratori per una storia, incorniciati da tre archi di pietra, sullo sfondo del cielo di Fiesole.
La storia è quella della pietra, serena come il cielo, degli uomini di cui ha scolpito la vita, dei luoghi dove è nata grezza e di quelli dove è arrivata rifinita, per abbellirli.
Inizia Monica, con gesti rotondi e voce scandita di gioia, e ci parla del mito su cui è sorta Fiesole, e poi Montececeri.
Un mito trasversale, tra San Pietro e Atlante, un po' cristiano un po' pagano, come la cultura contadina che l'ha tramandato.
E con gli uomini entra in scena la storia, che Marco ci racconta, un po' a parole sue, un po' con le parole di chi quella storia l'ha fatta, nel dialetto spigoloso e sbrigativo di Firenze.
E' la storia degli scalpellini di Montececeri, del loro lavoro preciso e puntuale, che poteva andare solo in una direzione, perché la pietra si staccasse dalla montagna.
E' la storia dei tanti strati che la pietra ha depositato nella cava, ognuno fatto a modo suo, ognuno adatto per ricavare un lavoro preciso, che solo lo scalpellino esperto sapeva indovinare.

E' la storia del rumore dello scalpello, una percussione metallica, ottusa e ritmata, e delle fatiche pazienti che portavano i blocchi pesanti giù a valle, a decorare Firenze.
E' la storia di un mestiere antico, pieno della dignità che ancora sanno ergere al cielo i monumenti che di quella pietra sono fatti.
E mentre, a spettacolo finito, si esce scortati dalle luci del sentiero che attraversa il teatro romano, si guarda il cielo, con quel taglio netto di luna che addobba il profilo di Fiesole, e nel pensiero passa quel primo aggeggio volante che Leonardo da Vinci lasciò da questi colli all'aria.

Jessica Pecchioli

 

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