Ediz. n.242 - 09.10.16

Partnership

Sostieni
Oltrecultura
e sarai visibile a  1 milione di  contatti !
scrivi a
commerciale


di mary
Via Oslavia , 44 - 00195 Roma
 +39 063208224
lallegrettodischi@yahoo.it


minabottesini@libero.it

+39 3392394093

 

 

 


Luigi Petrosino - Grafico e Pittore

 

Bottega Federiciana delle Arti

 

 

Dove saremo

Area Riservata

Nel nome di Wagner, cercando Isolde, lo cunto di un grande Pirrotta Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Prosa © - Oltrecultura: Recensioni Prosa ®
Scritto da Antonella Guida   
Lunedì 24 Agosto 2015 09:50

Appuntamento con un grande interprete il 22 agosto 2015 al RavelloFestival : Vincenzo Pirrotta è stato protagonista assoluto di Cunto di Tristano , andato in scena al Belvedere di Villa Rufolo , nel corso di una serata inaspettatamente gelida ma, non è banale luogo comune, infiammata dal talentuoso regista, attore e cuntista siciliano.
Ravello, e Villa Rufolo in particolare, si sa, sono indissolubilmente legati a Wagner, considerato alla stregua di un genius loci per avervi tratto ispirazione per il giardino incantato del Parsifal (“Il giardino di Klingsor è trovato!”).
Il
Ravello Festival 2015 - il cui tema è InCanto, parola fascinosa e magicamente evocativa, anche se non particolarmente originale - tributa a Wagner il doveroso omaggio con la serata inaugurale e con quella finale, come ha ricordato il Direttore Stefano Valanzuolo introducendo la serata del 22 agosto, ma anche con lo spettacolo-progetto Cunto di Tristano , ideato e commissionato dal Ravello Festival e da esso coprodotto insieme a Fucina Italia, impresa di produzione di eventi culturali e musicali .
Uno spettacolo che prende in considerazione il
Wagner librettista oltre che musicista, secondo le parole di Valanzuolo cui si deve l'idea e il testo, e che si accosta alla leggenda di Tristano e Isotta a partire appunto dal libretto wagneriano - ricorrendo nel 2015 i 150 anni dalla prima rappresentazione dell'opera - ma anche e soprattutto dal poema medioevale Tristano di Goffredo di Strasburgo e da Finestra con le sbarre di Klaus Mann (figlio di Thomas, ndr). Si tratta di un romanzo del 1937 che narra le ultime 48 ore di vita di Ludwig II, re di Baviera, il devoto mecenate di Wagner che nel 1886 viene dichiarato pazzo, detronizzato e rinchiuso nel castello di Berg, presso Monaco, morendo misteriosamente due giorni dopo nelle acque del vicino Starnbergsee.
Ed è proprio dal romanzo che prende il via lo spettacolo, mostrando un re Ludwig ossessionato dalle sbarre che vede alla sua finestra, dai fantasmi della sua mente, dal ricordo di Wagner e dall'amore per lui e per la sua musica, ed evocando egli il Preludio del Primo Atto , inizia il racconto di Tristano.
Racconto che in maniera circolare, dopo aver narrato di Tristano - che uccide Morold, viene curato da Isotta, se ne innamora, combatte ed uccide il drago, viene ferito nuovamente e nuovamente da lei curato, intraprende il viaggio in nave per condurre la donna amata in sposa a suo zio re Marco, vive il suo amore clandestino in un continuo conflitto fra amore e ragion di stato - alla fine torna a re Ludwig, come se fosse un suo sogno o delirio, così che l'agonia dell'eroe, nel momento finale del disvelamento dell'adulterio e della sua uccisione, è anche l'agonia del re, in un processo di identificazione che coinvolge anche l'adorata cugina Elisabetta d'Austria, Sissi, trasfigurata in Isotta.
In realtà lo spettacolo appare come un omaggio a Ludwig e alle suggestioni di Mann più che a Wagner, sia per la scelta di iniziare e concludere col romanzo, sia per aver “dimenticato” Isotta nel finale - salvo vederla  sotto le mentite, ed arbitrarie, spoglie di Sissi (e nell'arrangiamento del mirabile Mild und Leise ) sia per la chiusa finale affidata al protagonista Pirrotta : “ Questa è la storia di Ludwig II di Baviera , senza il quale, forse, non ci sarebbe stato il Tristano, senza il quale, forse, non si sarebbe stato Parsifal, e senza il quale, forse, non ci sarebbe stato neanche Wagner , e senza il quale certamente non ci sarebbe stata la storia che avete sentito questa sera.”.
Punto di forza dello spettacolo è la magnifica prova offerta da Vincenzo Pirrotta, artista siciliano di solida formazione e notevole curriculum per regie, interpretazioni, testi e prestigiosi premi,  che partendo dal romanzo decadente sul controverso re bavarese attraversa l'epica cavalleresca giungendo alla leggenda e al cunto , creando una storia autenticamente popolare, nel senso di destinata al popolo, come ben sapevano i cantastorie siciliani che narravano le gesta dei Cavalieri della Tavola rotonda .

Potente  efficace ed emozionante  la sua recitazione , in grado di passare senza soluzione di continuità dai toni aulici alla narrazione epica, al canto, fino alla straordinaria presa del racconto popolare in lingua siciliana.
Una recitazione che, come sa bene chi ha seguito altri suoi lavori, legge il testo come una partitura, esaltandone e creandone il ritmo, le sincopi, le escursioni dinamiche ed espressive, i toni dal serio al tragico al grottesco, finanche al comico.
Una dirompente fisicità che vive più che interpretare i personaggi, e che trascina più che coinvolgere lo spettatore rendendolo parte della storia. E quando nel finale, nell'agonia del sovrano, i diversi personaggi , le diverse voci sembrano sovrapporsi , il ritmo si fa più serrato , concitato, proprio come nella stretta finale di una partitura. Il
Pirrotta regista , fedele alle sue origini di cuntista - è stato allievo di Mimmo Cuticchio – e alle sue ricerche sulle tradizioni popolari, si avvale di pochi elementi scenici e dei pupi, manichini altissimi il cui movimento  sottolinea e rende ancor più intelligibile - nonostante il vento - i momenti salienti : l'uccisione del drago, l'incontro dei due amanti, in questo ben coadiuvato da un mimo, o , come viene riportato sul sito, un maniante - termine che definisce i manovratori di pupi sicilianiDario Argento.
Non va dimenticato il commento musicale, affidato, coerentemente all'impostazione di uno spettacolo che crea “un Tristano di strada, struggente e mediterraneo “(cit. dal programma di sala) ad un piccolo organico di suonatori ambulanti. Musiche originali , come ritmi di canzoni irlandesi, ritmi di tango, o adattamenti da temi wagneriani, come il Preludio del primo atto, il Duetto, la celeberrima Isolde Liebestod, sono opera di Roberto Molinelli, eclettico direttore d’orchestra, compositore e arrangiatore , ed eseguite dallo stesso Molinelli alla viola , e da Giampaolo Bandini alla chitarra, Cesare Chiacchiaretta alla fisarmonica e Gaetano Di Bacco ai sassofoni.

Antonella Guida

 

 

 

Lettori nel 2016

mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter
Verificati > 1 milione di lettori nel corso del 2015 -------------------- Previsti > 1.200.000 lettori nel corso del 2016