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Sonorizzazioni... Dissonanzen. Longobardi feat. Vertov Stampa E-mail
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Scritto da Marialaura Di Lucia   
Venerdì 04 Settembre 2015 08:19

 

 

La XXII edizione di “Cinema intorno al Vesuvio” - la rassegna estiva di cinema all'aperto promossa dall'Associazione Arci Movie di San Sebastiano al Vesuvio e inaugurata lo scorso giugno -, si è conclusa il 3 settembre 2015 con la proiezione di L'uomo con la macchina da presa di Dziga Vertov, con le musiche originali di Ciro Longobardi, membro dell'ensemble napoletano Dissonanzen.
La pellicola del 1929, capolavoro del cinema muto di tutti i tempi, può essere considerato l'acme di uno dei maggiori movimenti d'avanguardia sovietica, teorizzato dallo stesso Vertov nel suo film manifesto Kinoglaz (Cineocchio) del 1924. L'idea di fondo della corrente artistica, che trae linfa dal futurismo italiano, è che quanto risulta banale e scontato visto con gli occhi del quotidiano, diventa nuovo, peregrino, sorprendente se guardato con l'occhio della cinepresa.
All'interno delle pellicole di Vertov manca qualsiasi narrazione, non c'è una storia ma non c'è nemmeno l'intento didattico del documentario: si tratta di un puro tessuto di immagini che genera poesia visiva. Vertov non è interessato a mostrare il mondo col cinema, ma a mostrare tutte le potenzialità del cinema attraverso il mondo come soggetto.
Siamo all'inizio dell'era staliniana e le sue posizioni radicali, seppure ispirate da un comunismo convinto, non incontravano il beneplacito degli apparati politici che erano, al contrario, interessati ad esercitare un controllo sulle informazioni veicolate da cinegiornali e documentari.
Tutto il complesso teorico e la genialità di Vertov si riassumono, tuttavia, in quella che è anche la sua opera più famosa, L'uomo con la macchina da presa, e che si innesta sulle battute finali dell'avanguardia.
Questo film davvero rivoluzionario scompagina la grammatica sino ad allora utilizzata (basti pensare che non sono usate didascalie, fondamentali nell'epoca del muto) e in uno sfolgorio di trovate tecnico-stilistiche ci mostra una macchina da presa che da oggetto di osservazione ne diventa il soggetto.
La novità di questa edizione di “Cinema intorno al Vesuvio” è rappresentata dalla partecipazione a due appuntamenti dell'Ensemble Dissonanzen. Nella serata del 6 luglio il gruppo napoletanoha eseguito la sonorizzazione con improvvisazioni live di un altro cult del cinema muto, Il Gabinetto del Dottor Caligari del cineasta tedesco Robert Wiene (1920), opera onirica da annoverare nel filone dell'espressionismo tedesco.
Quanto alla sonorizzazione di
L'uomo con la macchina da presa, Longobardi ha svolto un lavoro originale affidando all'improvvisazione il continuo dialogo con le immagini cinematografiche, tanto sul piano sincronico quanto su quello diacronico. Per l'ottenimento di particolari effetti sonori, il musicista napoletano è ricorso ad uno strumento virtuale messo a disposizione dall’Ircam, Centro Parigino di Ricerca Acustica ed Informatica: l'Ircam Prepared Piano. Si tratta di una biblioteca di suoni che raccoglie tutte le tecniche di pianoforte preparato e di inside piano in un unico programma “suonabile” con un computer e una tastiera digitale. «Il panorama sonoro che ne risulta credo sia unico e si adatti in maniera perfetta ad un film così avanzato dal punto di vista concettuale e tecnologico», ha dichiarato Longobardi, che in merito all'opera ha osservato: «La peculiarità di questo capolavoro è quella di essere sia un film che un manifesto teorico, come denuncia lo stesso regista nei titoli di testa, in cui dichiara di voler creare un linguaggio cinematografico assoluto e universale, completamente indipendente dal teatro e dalla letteratura e senza ricorrere all’ausilio di didascalie, sceneggiatura, set, attori. Credo che il carattere rivoluzionario di questa affermazione sia evidente».

Si parte da alcuni temi musicali che vengono successivamente scomposti dall'improvvisazione; questa insegue la velocità variabile delle immagini girate e dialoga con il ritmo particolare e serrato del montaggio (che si scopriva proprio in quegli anni),organizzato in sequenze polimetriche, decisamente avveniristiche per l’epoca (doppie esposizioni, salti di scena, riprese oblique, slow motion, freeze frames). Le immagini messe in contrapposizione producono un effetto straniante che stimolano la riflessione in modo critico.
Non c'è flusso narrativo, non c'è storia. Si avverte il piglio documentaristico ma con la velocità del futurismo.
Ciro Longobardi ha profuso in questa esecuzione tutta la sua esperienza di pianista che parte da un'educazione classica per approdare a un repertorio contemporaneo proiettato sulla musica elettronica (uno dei suoi ultimi lavori,Luc Ferrari Exercises d’improvisation, consiste in un dialogo tra le basi elettroniche preregistrate degli Exercisesdi Ferrari e la parte pianistica costruita o, meglio, improvvisata da Ciro Longobardi a partire da quelle basi).
I due appuntamenti che all'interno della rassegna vesuviana prevedono la partecipazione speciale dell'Ensemble Dissonanze sono realizzati con il sostegno del Progetto PAC III Promozione e Valorizzazione del Patrimonio Culturale della Campania.

Marialaura Di Lucia

 

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