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Scritto da Alessandra Bernocco   
Venerdì 13 Novembre 2015 09:47

 

Scritto da Edoardo Erba e diretto da Mauro Avogadro, Nove è una composizione di nove pièce di dieci minuti, non sketch ma commedie compiute, con personaggi scolpiti e poche battute che arrivano dritte.
L'impianto è quello in cui Erba è maestro, che innesta l'elemento surreale nella quotidianità.
E lo fa con nonchalance, come chi riesce a cambiare marcia senza schiacciare la frizione.
Sembra che le premesse di ogni singola storia, i primi step di ogni racconto, debbano condurre in una direzione, poi basta una battuta, una parola, una strizzata d'occhio e ci ritroviamo dalla parte opposta, anzi no, ci ritroviamo in un altrove insospettato che subito ci pare l'unico posto possibile.
L'approdo logico e necessario, dove siamo finiti a imbuto.
E' abilissimo Erba: a prenderci in giro e a farci contenti.
E insieme a lui Mauro Avogadro, che cura una regia piena di verve e divertimento. Giocando con le battute, e intervenendo con più decisione proprio laddove la situazione narrata si fa più improbabile, rincorrendo l'iperbole e cavalcando i doppi sensi fino alle fine.
In scena ci sono Massimiliano Franciosa e Claudia Crisafio, sempre loro, in coppia, a vestire con una bella disinvoltura panni ogni volta diversi: giovani, vecchi, cliente e venditore, studentessa e professore, illusionista e amante/agente, serial killer e segretaria, una coppia in ospedale, due amici che si ritrovano per vedere Italia-Germania 4 a 3 ma il risultato, e non solo quello, non sarà più lo stesso.


E anche la vittoria andrà a farsi benedire insieme a una serie di presunte e rassicuranti certezze.
Le scene e le proiezioni video sono di Ginevra Napoleoni e riproducono visivamente il rapporto binario tra realtà e surrealtà, introducendo nel preponderante utilizzo di video, pochi elementi scenografici reali, che caratterizzano e distinguono le singole scene: una panchina, un divano, un tavolino con un vecchio telefono di bachelite, due sedili di automobile.
Mentre i costumi, incisivi, particolarissimi, sono di Isabella Rizza, che opta giustamente per uno slittamento nel tempo e nello spazio.
Un esempio?
I ragazzi assistono alla più celebre partita di calcio degli anni settanta, travestiti da hippy, tutti fiori e bandane.

Alessandra Bernocco

 

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