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Scritto da Katia Cherubini   
Venerdì 20 Novembre 2015 00:11

 

 

Per l'Associazione Alessandro Scarlatti si è esibito a Napoli, nell’Auditorium di Castel Sant’Elmo, il 18 novembre 2015, il Quartetto d’archi di Venezia, la cui “perfetta padronanza tecnica e la raffinata esecuzione delle interpretazioni, lo pongono ai vertici della categoria” Una splendida avventura che dura da 30 anni quella dell’ ensemble veneziano, costellata di successi legati ad un ampio repertorio di opere , talvolta di rara esecuzione, sempre affrontate con passione ed entusiasmo da Andrea Vio, 1°violino, Alberto Battiston, 2° violino, Giancarlo Di Vacri alla viola e Angelo Zanin al violoncello.
Vincente la forte intesa fra gli artisti, il loro dominio formale, testimoniato da precisione, leggerezza, sonorità equilibrate anche nei pianissimi, il cui risultato è stato un amalgama timbrico puro sia nei dettagli che nell’insieme, con una omogeneità del colpo d’arco e del vibrato, come anche nell’esecuzione degli armonici che ha rasentato la perfezione.
Repertorio della serata lontano dal periodo “aureo” del quartetto : i quattro artisti hanno infatti proposto un programma diviso in tre tappe, a partire dal tardo Settecento con Boccherini, alla fine dell’Ottocento con Verdi e Puccini fino ad arrivare al pieno Novecento con Maderna.
Evidente è risultata, quindi, la “variatio” nei temperamenti della musica: il garbo e l’eleganza boccheriniana, con un romanticismo che talvolta ha fatto capolino in talune vibrate linee melodiche degli archi, sono stati accostati al canto continuo pucciniano dei “Crisantemi”, elegia con la quale si è aperta la serata e dedicata, tra l’altro, alla vittime dell’attentato nella capitale francese,e al preciso e quasi virtuosistico utilizzo del contrappunto nel quartetto in mi minore di Verdi, pagina dotta con sviluppo tormentato formalmente e poeticamente,vche non ha tralasciato, comunque, effetti teatrali, nei quali il pubblico ha riconosciuto il Verdi più amato.

Particolarmente significativa la scelta di Verdi di concludere la composizione alla maniera antica con una Fuga. Ma lì dove il quartetto ha dato vita ad un’insolita tensione fra gli ascoltatori, con uno scenario sonoro completamente diverso,è stato nel lavoro giovanile di Maderna, Quartetto in due tempi. Il 1 ° movimento ha avuto un inizio cauto, per poi esplodere in tremoli drammatici nel 2° tempo, con scivolate sonore alternate a smarrimenti sonori quasi statici.
Tangibile un esasperato rigore seriale, accostato ad una disperata ricerca di sonorità sempre cangianti, caleidoscopiche, manifestatasi con i più diversi attacchi sonori culminanti in colpetti battuti sulla cassa dello strumento. Superiore nella scrittura seriale , il 2° movimento ha riprodotto fedelmente il primo, nota per nota, in una struttura a specchio.
Al termine dell’ammirevole interpretazione, l’ensemble è stato calorosamente applaudito dal pubblico presente che è stato onorato, ulteriormente, dall’Allegretto di Šostakovič, dove la piacevolezza apparente del discorso melodico ha mitigato “ l’intrigo labirintico” della forma.

Katia Cherubini

 

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