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Leo Gullotta in Spirito Allegro di Coward, un invito a sorridere Stampa E-mail
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Scritto da Marisa Paladino   
Sabato 21 Novembre 2015 20:14

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Appuntamento al Teatro Verdi di Salerno il 19 novembre 2015 alle ore 21.00. E' in scena Leo Gullotta, protagonista della piacevole e brillante commedia scritta negli anni '40 da Noel Coward, prolifico commediografo inglese, un simbolo di eleganza, leggero, brillante e raffinato sia nella vita che come autore ed interprete di teatro.
“Blithe spirit” debuttò nel 1936 e pubblicato nel 1941, un testo nato anche per esorcizzare la paura della morte, oltre che per divertire e fare sorridere, facendosi apprezzare ancora oggi per leggerezza e godibilità.
Si sorride abbastanza e non si riflette molto, ma l'allegria è certamente un buon viatico per volare, anche se per poco, oltre la crudezza della realtà.
La bellezza ed il brio, propri della natura umana, non mancano sia nel testo che nella rappresentazione, quest'ultima molto curata nell'ambientazione, nella raffinatezza degli abiti di scena e nell'uso degli effetti video, creati per evocare il mondo del soprannaturale, il trionfo della femminilità, con tante protagoniste in scena, conferisce briosità ed effervescenza allo spettacolo.
Il protagonista è Charles Condomine, uno scrittore vedovo da sette anni e risposato alla piacevole Ruth, per il prossimo romanzo in tema di occultismo decide di sperimentare personalmente cosa accade in una seduta spiritica.
Non manca il classico tavolino tondo, che si muoverà, come è immancabile, sotto le mani dei partecipanti, i padroni di casa ed una coppia di amici, il serio ed impeccabile dottor George Bradman e la moglie Violet, donna occhialuta e un po' bruttina, i quattro sono guidati da Madame Arcati, medium eccentrica e un po' pasticciona, anche se per niente impacciata nel ruolo.
La seduta, presto, prende una piega imprevedibile, una sorta di involontario incantesimo imprigionerà il povero Charles e solo Edith, la simpatica domestica grandi forme  e dalle nascoste doti medianiche, riuscirà a restituire  lo scrittore ad una nuova vita, libero dai 'fantasmi' di entrambe le mogli.
Sì, perché lo spirito di Elvira, eterea prima consorte, passata a miglior vita in giovane età, si materializzerà, involontariamente, nel salotto di casa Condomine grazie all'imperizia dell'improvvisata sensitiva Madame Arcati.
Il suo spiritello inizia una divertente riconquista dell'amatissimo Charles, unico a vederla e sentirla, usando maliziosamente l'arma della seduzione, seppure in maniera giocosa, tra movimentati dialoghi che si intrecciano a più voci, lei, il marito e Ruth che non riesce a vedere la rivale, ma ne intuisce la presenza per i continui dispetti che riceve.,
Tra le due sono schermaglie dialettiche dai toni ironici e divertiti, Elvira soprattutto, solletica sopiti ricordi all'uomo, causando le comprensibili gelosie dell'attuale moglie. Il ritmo dei dialoghi è serrato, un humor sotteso tipicamente anglosassone distribuisce in scena un impercettibile sarcasmo, una raffica di battute divertite e non prive di acidità si sussegue, senza mai perdere eleganza e amabilità dei toni. Lo spettatore, intanto, corre il rischio di qualche affanno, non riuscendo a tener dietro le continue battute che rimescolano e  riposizionano velocemente, ed in modo diverso, i personaggi ed un humor , geneticamente forestiero, che non sempre  arriva alla platea con lo smalto dovuto. Eppure i maldestri equilibrismi di questo marito, inizialmente stupito, poi intrigato e quindi quasi felice di trovarsi tra le due moglie, che rivaleggiano, gelosamente maliziose, per la conquista del primato e la felice invenzione narrativa, le appropriate interpretazioni, la velocità ed il ritmo recitativo sostenuto mantengono vivo l'interesse del pubblico fino all'ultima scena.

L'inatteso coup de theatre nel finale segna la tregua, Elvira e Ruth si ritroveranno, solidali e divertite, in un aldilà molto colorato, mentre la perdita per il protagonista si trasforma in un tempo propizio per guardare al futuro con il giusto ottimismo. Il risveglio dolce-amaro di Charles, infatti, nella battuta conclusiva lascia presagire che il nuovo status dettato dalla duplice vedovanza sarà colto come una nuova opportunità. La scena dello spettacolo, il salotto borghese di una villa inglese immersa nel verde viene movimentata dalle immagini della scenografia di visual designer sul fondo del palcoscenico, un espedente  tecnico-creativo per evocare i fantasmi di Elvira e di Ruth, in questo simpatico aldilà,  dove acconciature platino e raffinati abiti suggellano la bellezza e l'evanescenza femminile, soluzione che evita il rischio di una certa noiosità visiva che ritroviamo in molte ambientazioni borghesi.
Nel cast, oltre Leo Gullotta, Betti Pedrazzi, Rita Abela, Federica Bern, Chiara Cavalieri, Valentina Gristina, Sergio Mascherpa, la scenografia è di Ezio Antonelli e gli effetti sonori di Germano Mazzocchetti, la regia è di Fabio Grossi. Il protagonista ma anche l'intero cast sono all'altezza di uno spettacolo indubbiamente ben rodato, interpreti di un mondo che vive di una sua connaturata superficialità - spirito allegro per l'appunto - anche perché ricco e forse un poco annoiato, quasi un 'gioco di società' di una partita elegante, dove anche la morte è rappresentata con una buona dose di ironia e con un quid di spregiudicatezza, quella che non manca mai in quel certo mondo.
E, non a caso, negli anni Trenta e Quaranta ad Hollywood trionfava la “sophisticated comedy” piena di rapporti di coppia complicati, di donne capricciose e spregiudicate, di provocatori corteggiamenti, di gentiluomini ricchi e sfaccendati ma poco esperti nell'arte amatoria.
Un po' di questo clima è nella commedia, ma nonostante le distanze dall'oggi, restano due ore molto piacevoli, dove si sorride e si guarda ad un mondo lontano, sepolto nel tempo, forse invidiando un pò quella frivolezza e leggerezza che di questi tempi  scarseggiano e che, nonostante tutto, occorrerebbe praticare di più. Le repliche previste fino a domenica 22 novembre 2014 sono il rinnovato invito a sorridere ed al lasciarsi andare un po'...alla frivolezza.

 Marisa Paladino

 

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