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Un duo che ha "qualcosa di speciale" da dire: Monica Leone ed Ettore Causa concludono il Maggio della Musica 2015 Stampa E-mail
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Scritto da Katia Cherubini   
Lunedì 23 Novembre 2015 22:23

 

Per intero nel segno di Brahms, la serata conclusiva del Maggio della Musica 2015, domenica 22 novembre 2015 a Napoli, nella Chiesa Anglicana, ha visto protagonista il duo Monica Leone al pianoforte ed Ettore Causa alla viola.
In programma "qualcosa di speciale" come le ha definite il Causa: tre Sonate destinate a tre diversi strumenti accompagnati dal pianoforte ma riproposte qui con la viola: Sonata in Mi minore Op.38 (originale per violoncello), Sonata n. 1 in Sol maggiore Op. 78 (originale per violino) e, in chiusura, la sonata in Mi b maggiore Op. 120 (originale per clarinetto).
Concerto fortemente coinvolgente, sia per la scelta del programma sia per la levatura degli interpreti che hanno affrontato con piena sicurezza le ardue parti tecniche e con altrettanto coinvolgimento quelle cantabili, ricche di intimismo di "tinta schumanniana".
Pubblicata nel 1866, la bellissima Sonata in Mi minore, frutto di un lavoro lungamente meditato, presenta i tre movimenti ben chiari sia nella struttura che nel carattere: pacato e misterioso, intimo e composto il primo movimento presenta il tema iniziale , proposto dalla viola, sostenuto dagli accordi in contrattempo del pianoforte.
Stretta la relazione con il Contrapunctus IV dell'Arte della Fuga, mentre l'ultimo movimento prende spunto dal Contrapunctus XIII, manifestando una severa concezione contrappuntistica che dà origine a progressioni e procedimenti imitativi, basati su un soggetto principale e sulla sua inversione.
Una solida e quasi ardita coesistenza formale tra la Fuga, di inconfondibile impronta bachiana, e la Forma Sonata cui Brahms conferisce una naturalezza insuperabile.
Senza ombra di dubbio, il contrappunto brahmsiano non è quello di Bach, poiché l'uomo di Brahms non è più il centro dell'universo umano frutto del pensiero illuminista , ma il centro della sofferenza, del vivere appassionatamente , quindi frutto e protagonista, persino vittima, dell'epoca romantica.
Grazia malinconica, quasi un valzer triste, l'Allegro quasi Minuetto del secondo movimento che, strizzando l'occhio all'epoca classica, ritrova il motivo del primo tema anche nel Trio centrale , caratterizzato da un lirismo e un sentimentalismo tali da carpire totalmente l'attenzione degli ascoltatori " dominati" dal profondo senso della costruzione musicale brahmsiana, in cui un motivo nuovo nasce sullo spunto di uno precedente, in un sapiente impiego di sovrapposizioni di materiali musicali diversi.
L'ascolto della Sonata in Sol maggiore , soprattutto nel primo movimento, il "Vivace ma non troppo", risulta essere un'esperienza di un'intensità inaspettata per chi ama le suggestioni della musica da camera ed è proprio lo stesso Brahms che, attraverso una precisazione spontanea in una lettera all'amico Theodor Billroth, ne consigliava un ascolto la cui giusta atmosfera doveva essere quella di una tranquilla ora di pioggia serale.

Questo il significato più profondo della musica brahmsiana: le emozioni e l'atmosfera che si vivono durante un ascolto riflettono e danno vita alla musica stessa. La Sonata è totalmente costruita sul tema di un Lied dello stesso Brahms, la "Canzone della pioggia", Regenlied, il cui carattere lirico e sereno, intimistico e, a tratti, crepuscolare e meditativo, la invade tutta. Quasi una "rinuncia al delirio fiammeggiante delle passioni con conseguente nostalgia che l'accompagna", secondo una riflessione di Massimo Mila sulla cameristica brahmsiana, nelle cui pagine alberga un senso di malessere che Brahms, mentre espone, al tempo stesso supera.
Da qui la tesi di Hanslick, musicologo e critico contemporaneo di Brahms, secondo cui questa sonata , in quanto frutto di una sensibilità introversa e intimistica, potrebbe essere paragonata ad un diario segreto.
L'immenso pregio dell' Op. 78 consiste nel fatto che, a un materiale squisitamente romantico e lirico, l'autore sia riuscito ad imprimere un rigoroso senso di unità costruttiva, reso ancora più evidente dal perfetto equilibrio dei due esecutori.
Chiude la serata la Sonata in Mi b maggiore, che si presenta , da un punto di vista formale, concisa ed essenziale, ben lontana da straripanti virtuosismi, con un elemento cantabile ed intimistico che affiora nell'Allegro amabile , ma che lascia il posto ad un'energia messaggera di speranza nell'Allegro del secondo movimento, per ritornare, poi, ad un intenso e malinconico Andante con moto elaborato attraverso un Tema con variazioni nelle quali la viola riesce ad emergere e "cantare " con maestria eccezionale.
Con mirabile dominio tecnico ed intensità interpretativa impareggiabile, il duo è riuscito a trasmettere in maniera egregia al pubblico la "varietà" delle costruzioni brahmsiane , con quell'alternarsi di colori espressivi.
Tocco deciso eppure cesellato nel legato e vario nelle dinamiche quello di Monica Leone, pianista capace di quel "protagonismo discreto" nella musica d'insieme, che è virtù dei talenti generosi; intensità espressiva, che non teme la difficoltà tecnica di uno strumento arduo e meno docile di quanto la sua voce vellutata faccia supporre, quella offerta da Ettore Causa.
Il pubblico ha convintamente e calorosamente applaudito, rendendo ineludibile la concessione di un bis: un delizioso Lied tratto dalla Raccolta Op. 105, ovviamente di Brahms.

Katia Cherubini

 

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