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Un duo entusiasmante risplende al Teatro Verdi Stampa E-mail
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Scritto da Francesco D'Agostino   
Giovedì 26 Novembre 2015 16:20

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Lunedì 23 novembre 2015 al Teatro Verdi di Salerno si è esibito un duo cameristico di grande fama: il violoncellista Enrico Dindo accompagnato dalla pianista Monica Cattarossi.
Un sodalizio artistico che ha saputo rendere la serata speciale.
La loro proposta musicale ha abbracciato l'Ottocento per poi concludersi con degli artisti attivi nei primi anni del secolo scorso. Nonostante le presenze non molto numerose il concerto è stato un vero successo.
Il piglio didattico/informativo ha connotato l'evento: il solista ha di volta in volta presentato ed illustrato il repertorio. La prima parte è stata interamente dedicata a
R. Schumann e per aprire la perfomance la scelta è ricaduta sull'Adagio e Allegro op.70 composto nel 1849 (anno in vero densissimo di opere e di eventi), in un solo giorno, di getto, destinata originariamente al corno "moderno", con le chiavi, in fa: sul manoscritto il titolo era infatti Romanze und Allegro für Klavier und Horn. Nell'edizione, uscita da Kistner di Lipsia il successivo agosto, il titolo diventò: Adagio und Allegro für Klavier und Horn, bzw. Oboe, Vìolin und Cello.
La destinazione al corno moderno, con le sue doti di agilità, di estensione e di possibilità cromatiche, testimonia un interesse autentico di Schumann per questo strumento, ma l'indicazione "bzw." (rispettivamente), nelle edizioni italiane corrisponde a un nostro "oppure",e difatti la prima esecuzione avvenne nel gennaio seguente con il violino (Franz Schubert) e Clara Schumann al pianoforte.

L'uso del violoncello risulta particolarmente consono nell'Adagio in la bemolle maggiore, che porta l'indicazione “Langsam, mit innigem Ausdruck” (Lento con intima espressività) eseguito con molta concentrazione dal duo che sin dalle prime battute è risultato molto affiatato, e anche se la scrittura compositiva privilegia il solista, la pianista con le sue sonorità ricercate e raffinate, ha centrato in pieno la sensibilità schumanniana. Anche nel tempo rapido il violoncello sembra esprimere almeno due delle tre qualità che Clara indicava in questa Sonata, definita "superba, fresca, appassionata"; tanto più che nell'Allegro (Rasch und feurig, rapido e con fuoco) si apre improvvisamente uno spazio cantabile in un Intermezzo che si ricollega alla grande melodia dell'Adagio. Si prosegue con Tre pezzi fantastici (Drei Fantasiestücke) op.73 Zart und mit Ausdruck (Delicato con Espressione) dal carattere contemplativo, Lebhaft, leicht (Animato, Leggero) più movimentato, Rasch und mitFeuer (Rapido e con fuoco) dal piglio veemente.
Il termine Phantasiestücke (letteralmente “pezzi fantastici”, più propriamente “pezzi di fantasia”) ricorre ben quattro volte nel catalogo di Schumann, a indicare varie raccolte di brani pianistici o cameristici. L’opera 73, come ci ricorda il Maestro Dindo composta di slancio anch'essa nel febbraio del 1849, è costituita da tre pezzi per clarinetto e pianoforte (con la possibilità, ammessa dall’autore, di sostituire un violino o un violoncello allo strumento a fiato) un poco distanti dal romanticismo di Schumann attinenti piuttosto alla dimensione della musique de salon, come dimostra il titolo Soiréestucke che il musicista aveva loro attribuito in un primo momento. L'autore riuscì a riscattare anche gli spunti più convenzionali grazie alla mobilità armonica, alle invenzioni timbriche e alla qualità del dialogo contrappuntistico tra i due strumenti.
La struttura di tutti i brani, affini al genere della romanza senza parole, è tripartita (A-B-A-coda). Anche qui il violoncellista padroneggia il repertorio con una versatilità timbrica e dinamica esaltando sia le parti più riflessive che quelle più vivaci.
A chiusura, prima dell'intervallo vengono proposti i
Cinque pezzi in stile popolare (Fünf Stücke imVolkston) op.102 Mit humor (Vanitas vanitatum:con umore) Langsam (Lento) Nicht schnell, mitviel Ton zu spielen (Non svelto, con un tono recitante) Nicht zu rasch (Non troppo svelto) Stark and markirt (Vigoroso e marcato) che datano lo stesso periodo e rappresentano una sorta di miniature musicali impregnate di spunti melodici. Originariamente composta per violoncello e pianoforte, è stata anche pubblicata in una edizione per violino. La poesia di Goethe 'Vanitas! vanitas vanitatum! 'dà il primo pezzo vivace il suo titolo - al contrario, il secondo è pastorale e nostalgico. Il terzo permette il violoncello libero sfogo romantico in una melodia sonora, mentre il quarto è una danza gioiosa lasciando il posto a una melodia dolce, l'ultima rievoca la prima.
Interpretati passionalmente dal solista, che soprattutto nel registro grave restituisce l'animo tormentato del compositore, sono state molto apprezzati dal pubblico.
Al rientro cambio di atmosfere con la
Sonata n. 1 in re minore per piano e violoncello di C. Debussy, dedicata alla moglie del 1915 e divisa in tre brevi movimenti Prologue - Lent. Sostenuto e molto risoluto, Sérénade - Modérément animé e Finale - Aminé. Léger et nerveux. Scritta in poco più di un mese la composizione considerata tra i capolavori per lo strumento ad arco, tecnicamente impegnativa, evoca atmosfere notturne e pur mantenendo una linearità di scrittura, il colore armonico prevale sempre sul disegno. Il pezzo si avvale di modalità e toni interi e scale pentatoniche, tipico dello stile dell'autore, ed utilizza il pizzicato, i falsi armonici ed i portamenti. Nei momenti della vicenda sonora durante l'alternanza di periodi in cui la scansione va “animandosi” o “cedendo” sino al perdersi sul finale il duo dialoga in maniera elegante, interpretando intensamente nelle sue dinamiche espressive e timbriche il “sentire” della scrittura musicale, mentre nella Serenata la melodia del cello viene accompagnata in maniera decisa dalla pianista. Ed il Finale attaccato alla Serenata ha un carattere ritmico intenso, per concludersi, dopo un ultimo rallentamento (Largo) con una strappata del violoncello e un categorico accordo del pianoforte. Per il finale si è scelta la Sonata in re minore per violoncello e pianoforte di Frank Bridge compositore britannico poco conosciuto che risente “dell'influsso di Mahler e di Wagner adottando però un linguaggio più oscuro”, datata 1913-1917, un'opera in due movimenti: in quello di apertura, iniziato nel 1913, lo strumento cantante disegna una linea melodica per proseguire con voli lirici e un accompagnamento che aggiunge ricchezza al discorso. Il secondo movimento contrastante, concepito come un andamento lento seguito da un finale indipendente, incorpora un scherzetto tematicamente derivato con l'aggiunta di una coda estesa che si riferisce alla apertura di lavoro e manifesta la disperazione del compositore inglese sulla tragedia della guerra e lo stato generale del mondo. L'intera sonata, con il cromatismo della sezione lenta e gli aggressivi colori tonali e bi-tonali nello Scherzo, rimase sin dalla prima esecuzione una dei brani preferiti di Bridge e tra i suoi lavori prescelti. Pubblico plaudente a e gran richiesta il duo regala Une Larme di G. Rossini variazioni per cello e pianoforte in cui si alternano le varie timbriche e possibilità tecniche, esaltando il virtuosismo di Dindo che esprime splendidamente i diversi stati emotivi.

 

 Francesco D'Agostino

 

 

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