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Come ne venimmo fuori ce lo racconta SabnaQf2 Stampa E-mail
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Scritto da Dadadago   
Sabato 28 Novembre 2015 16:59

 

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Al Teatro Bellini di Napoli siamo in attesa di vedere l'ultimo spettacolo di Sabina Guzzanti dal titolo Come ne venimmo fuori ma già ci è giunta la notizia che questa serata sarà diversa dalle altre: il direttore artistico Gabriele Russo annuncia visibilmente commosso che Luca De Filippo si è spento e si è deciso di onorarne la scomparsa con un minuto di silenzio. Incredulità, mormorii, tutti in piedi e tanti applausi...
Adesso tocca a lei SabnaQf2 trasportarci in un futuro “finalmente civile ed armonico”, in cui memori di un passato orribile questa donna ironica e di sottile intelligenza, capelli attorcigliati e treccine blu elettrico sparate in alto, piedi nudi e sorriso sulle labbra, un poco emozionata deve fare il suo discorso celebrante la fine del “secolo di merda”. Sì signori miei è così definito quell'oscuro periodo che va dal 1990 a 2041, il peggiore che la storia ricordi e dunque comprendiamo a pieno il linguaggio “incisivo” che lo descrive, ben poca cosa rispetto alle nefandezze del periodo...
Era l'epoca del degrado diffuso, in cui tra weeeb, neeetwork, fbbb si trascorreva il tempo insultandosi possibilmente per ooopinioni divergenti, azzannandosi a vicenda, partecipando superficialmente (bastava un like), condividendo la cultura del nulla, della citazione lampo estrapolata da chissà dove, senza mai aver magari letto il libro o l'opera o l'articolo da cui proveniva, della privacy esposta senza riserbo alcuno nei minimi particolari nella gioia e nel dolore, delle esternazioni più banali in un tripudio narcisistico: io, io, io, dei rapporti virtuali, della comunicazione veloce e breve, in genere perentoria e non discutibile altrimenti scattava la minaccia- ti cancello dai contatti hai capito?-, dei selfie a tutte le ore, dei video girati nell'attimo in cui avresti dovuto vivere quel momento, dei riti sociali come la cancellazione da fbbb (che poi ci rimanevano per vedere a chi era piaciuta la tirata -basta mi avete rotto io me ne vado!-), del segnale acustico continuo (ora un messaggio, ora 'na pubblicità, ora un compleanno che neanche si conoscevano, ora whatsapp, ora un invito dal gruppo e ancora si potrebbe dire, la mente sempre altrove, l'essere sempre connessi altrimenti non esistevi, eri fuori, eri out, eri antico, eri solo (ma anche gli fbbbisti lo erano ma non lo sapevano) .

In sintesi pur di contare qualcosa, ci si era trasformati in “emeriti coglioni”. Definizione tratta dal lessico giovanile del 2041, ascoltata in diretta, la protagonista incomincia a chiedersi come sia stato possibile, cosa ha prodotto quel cambiamento antropologico, quella comunicazione/manipolazione, quel nuovo principio di realtà in cui nulla poteva cambiare, quell'abulico disinteresse dei merdolani verso le ingiustizie palesi e lampanti, quella rabbiosità, quelle frustrazioni tipiche del secolo in questione.
Per non dimenticare, per non ricadere nel baratro, per capire il perché SabnaQf2 ha studiato, ha analizzato l'uso della comunicazione, le politiche, le strategie economiche, i punti salienti. Una sorta di dettagliata conferenza, che partendo da molto lontano, al tono divulgativo ed ironico, toccando temi complessi, alterna una carrellata di personaggi contemporanei resi con la consueta tagliente bravura dalla protagonista.
Come ne venimmo fuori lo scoprirete solo andando a teatro e ve lo consigliamo vivamente perché al di là delle riflessioni che lo spettacolo suscita inevitabilmente, questo lavoro diretto da Giorgio Gallione, con musiche di Paolo Silvestri e scenografia di Guido Fiorato, ha un ritmo dinamico e scorrevole e una Sabina Guzzanti irresistibile nella sua acuta comicità. Lunghissimi gli applausi per lei che prima di andare via rivolge il suo personale saluto a chi oggi ci ha lasciato.
Visto il 27 novembre (ci piacerebbe poter dire 2041!) 2015 lo spettacolo replica il 28 al Bellini proseguendo poi in tour nelle principali città d'Italia. 

Dadadago

 

 

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