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Non Ti Pago, Luca De Filippo ci saluta con l’ultima regia Stampa E-mail
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Scritto da Marisa Paladino   
Sabato 05 Dicembre 2015 00:04

 

 

Era inevitabile che l'assenza non si sentisse. Sul palcoscenico molti spettatori avranno rivisto, in rapida sequenza, nei panni di don Ferdinando Quagliero la sagoma del grande Eduardo, autore e interprete della commedia Non ti pago, in scena il 3 dicembre 2015 al Teatro Verdi di Salerno, molto nota ed apprezzata fin dal suo debutto al Teatro Quirino di Roma nel 1940.
O la sagoma di Luigi De Filippo, figlio del fratello Peppino, un altro che interpretò questo personaggi, fino a Luca, l'unico figlio maschio del geniale drammaturgo. Il suo contagio teatrale non fu proprio precoce, solo a vent'anni iniziò a recitare nella compagnia paterna con uno pseudonimo per poi riappropriarsi, forse ad identità conquistata, del più celebre cognome, portando avanti per oltre quarant'anni la grande tradizione ereditata. 
Luca de Filippo in questo allestimento era interprete e regista, ma staserà, molto inaspettatamente,  don Ferdinando sarà Gianfelice Imparato, attore campano che ha mosso i primi passi sotto la direzione di Luigi De Filippo, profondo conoscitore del teatro di Eduardo al punto da non avere avuto nelle due ore di spettacolo nessuna incrinatura o incertezza interpretativa, anche se le condizioni della rappresentazione non erano delle migliori.
La moglie del visionario protagonista, sfortunato al gioco ma, a quanto pare, anche in amore, doveva essere la bella e brava Carolina Rosi, compagna d'arte e di vita dell'artista, ma l''imponderabile' ha diviso per sempre la coppia.
Il pubblico, intanto, ha perso l'ultimo discendente di questa illustre tradizione teatrale, ed il Teatro tutto – la comunità degli artisti che lavorano in questo settore – ne piange la prematura perdita, ma se la regola è che il sipario si alzi comunque, così sia.
Il testo è molto originale e conosciutissimo, stravagante e surreale, racconta di una famiglia di Napoli, schietta e genuina come negli anni '40 potevano essere le famiglie italiane, i suoi legami, però, vanno oltre la linearità del tempo, tale è l'incisività del suo autore nel forgiare caratteri umani universali.
Il protagonista si occupa del suo banco lotto ma è anche un capofamiglia che comanda, pronto a ristabilire l'ordine, tra le intemperanze sentimentali della figlia Stella (Carmen Annibale), corteggiata a sua insaputa e con la complicità della madre Concetta (Antonella Cioli), e la sfacciataggine del suo dipendente Mario Bartolini (Massimo De Matteo), fortunatissimo al gioco, contrariamente a lui, che non ne azzecca una e per giunta il segreto corteggiatore.


La fortuna, quella con l'effe maiuscola direbbe Eduardo, il destino da riscattare con una grossa vincita, i morti che in sogno 'danno i numeri vincenti' ai vivi, come buona tradizione insegna, il dispetto del defunto padre di don Ferdinando che regala i numeri buoni al giovane e non al figlio, sono le premesse su cui s'innesteranno astuzie di ogni tipo per capovolgere il destino, un improbabile quaterna frutterà 4.000.000 milioni di lire cambiando la vita di tutti, sembra una favola, ma è condita con una buona dose di superstizione e infarcita di astuzie, cattiverie e cinismo.
Lo sfortunato don Ferdinando si impossessa del biglietto fortunato di Mario, cercando stratagemmi per farselo attribuire in modo legittimo, o quasi, in un lucido e fantasioso disegno che stupisce per la felice inventiva.
L'avvocato Lorenzo Strummillo (Giovanni Allocca), il parroco Don Raffaele Console (Gianni Canavacciulo) e l'amico tuttofare Aglietiello (Nicola Di Pinto) sono chiamati ad assecondare il disegno, si sfiorerà anche una tragedia,  ma la resa sarà totale grazie all'anatema - scena davvero molto esilarante - che don Ferdinando lancerà alla volta dell' avversario e aspirante genero.
Dopo una catena di litigi e contrasti la vincita sarà di don Ferdinando ma il finale inatteso pacificherà un po’ tutti. 
Gianfelice Imparato conferisce la giusta ambiguità al personaggio, natura umana stretta fra sogno e realtà, fra cinismo e sentimento, fra ingenuità e malafede, con un limite fra follia e simulazione non sempre ben definito. La sua recitazione sobria, efficace e molto accurata, ha fatto fare certamente 'una bella figura' all'attore e amico scomparso, rispettandone anche la volontà di non interrompere in nessun caso le rappresentazioni. 
Cast molto affiatato, le interpreti femminili, dai caratteri in scena apparentemente sommessi ma all'occorrenza ben determinati, tra giusto senso della realtà e un'affettività propria delle donne, hanno stanato buoni sentimenti anche dallo scontroso e irascibile congiunto.
Caratterizzazioni riuscite quelle degli altri personaggi, la coralità e la tempistica, sia gestuale che recitativa, unitamente alla perfetta andatura recitativa, sono state rese molto felicemente da tutti.
La direzione di Luca De Filippo, avvalendosi delle scene d'effetto di Gianmaurizio Fercioni, musiche di Nicola Piovani, ha combinato la tradizione ad un pizzico di modernità, divertenti le grandi nuvole illuminate con i colori del sereno o del tempestoso, a seconda dello scatenarsi o meno delle invettive di don Ferdinando contro l'umanità che lo circonda, quasi un richiamo al soprannaturale pronto ad umanizzarsi.
Tutto questo fa sorridere, ma il tipico familiare rapporto che la città di Napoli ha con l'aldilà e i defunti, fatto di grande confidenza e di un costante relazionarsi, è un'altro tema dominante della commedia.
Gli a
pplausi finali sono convinti per la Compagnia di Teatro di Luca De Filippo, coesa ed all'altezza del momento.
La serata è stata dedicata a Luca con il prolungato ultimo applauso del pubblico e l'arrivederci commosso di Gianfelice Imparato al grande collega e amico, intanto nel mondo dei vivi si replica fino a domenica 6 dicembre 2015.

 

Marisa Paladino

 

 

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