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EterNapoli traversata in solitaria per Enrico Ianniello Stampa E-mail
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Scritto da Dadadago   
Giovedì 10 Dicembre 2015 18:17

 

4 EterNapoli nellafotoEnric

Sono veramente molti i personaggi proposti da Enrico Ianniello nel suo ultimo lavoro in scena al Piccolo Bellini di Napoli tratto dal romanzo di Giuseppe Montesano “Di questa vita menzognera” pubblicato nel 2003. 
Con una bravura strepitosa, una grossa carica vitale, senza sbavatura alcuna l'attore cambiando esclusivamente registri vocali, mimica, espressioni, gesti, con la complicità di una sedia e di uno schermo di luce e qualche brano musicale (vedi l'adagietto della quinta sinfonia di Mahler) ha caratterizzato l'intero clan familiare dei Negromonte, al centro della vicenda di fantasia (ma non troppo, facile scorgere tante attinenze con la realtà di allora, e di oggi) titolata EterNapoli. 
Lo scenario delirante del romanzo viene restituito con grande abilità nell'adattamento teatrale a cui hanno collaborato i due artisti: in un continuo moltiplicarsi di voci e personaggi conosciamo questa volgare famiglia di imprenditori napoletani, arricchitasi enormemente, che vive arroccata in un palazzo settecentesco a strapiombo sulla città.

 

Padroni indiscussi comandando e dettando legge in un mondo dove tutto è merce e mercato, in cui “le parole servono per mentire non per comunicare”, progettano di vendere Napoli, il golfo e il Vesuvio, per costruire EterNapoli, un parco tematico dove la vita recitata sostituirà quella reale e le persone reciteranno loro stessi.

La “pazziella del Regno del Sud in concessione” come ultimo gradino per il potere legittimato e legittimante del denaro, ultimo step per l'elevazione sociale di rozzi parvenu dalle ambizioni pseudo aristocratiche. La cultura, la bellezza come l'affare del secolo senza scrupolo alcuno, ulteriore mezzo per ampliare patrimonio e dominio.

Il vecchio patriarca brutale convinto che il popolo voglia solo “fottere e mangiare”, legatissimo ai rituali e tradizionali pranzi festivi, i suoi figli (niente di meno, anzi il sangue non è acqua!), le nuore tutte casa e cucina e figli da allevare a zabaglioni e soldi sperperati, il dandy abulico Carlo Cardano che ha sposato una delle figlie, che pontifica sull'inutilità dell'arte e vegeta alle loro spalle, il suo segretario/discepolo Roberto, narratore-testimone del romanzo, sono uniti in questo ambizioso e megalomane progetto. Gli unici due fuori dal giro sono Andrea l'ultimo rampollo della infame dinastia che cita spesso il Vangelo e asceticamente predica amore e condivisione, e l'archeologo Federico che con uno sparuto gruppo di giovani tenta di resistere all'oltraggio alla Bellezza, agli edifici rasi al suolo, ai monumenti spostati, al sottosuolo squassato dalle trivelle, due personaggi per certi versi speculari, destinati a soccombere.

Disgustato dalla servitù del danaro, Andrea si toglie la vita, estremo atto di rifiuto e ribellione nei confronti del presente ma anche - come dirà Montesano in un'intervista per la Feltrinelli - il "dandy" Cardano e "l'intellettuale" Roberto sono condannati alla sconfitta perché hanno "sputato" sulla propria giovinezza, l'hanno tradita.
Roberto di fatto è estraneo alla famiglia Negromonte, è un ragazzo che cerca di lottare fino alla fine per inseguire i suoi ideali, la Bellezza, la Verità, l’Arte; troppo giovane ed inesperto per opporsi.
Simbolo di chi ha fiducia nella forza della cultura, costretto suo malgrado a ricredersi: lui, laureato in Conservazione dei Beni Culturali (laurea inutile mica come il fratello Economia e Commercio!), accetta di lavorare per Cardano che ricerca chi ”ancora ami il sudario della Bellezza”.
Ma lo stesso Cardano, stanco di lottare contro il “vilipendio costante del Bello” non riesce ad arginare nonostante il lucido cinismo da cui è affetto, lo strapotere e la rapacità del clan.

Una traversata in solitaria avvalendosi di una prosa ironica e diretta che non disdegna la citazione biblica e la riflessione filosofica, ritmo sostenuto ed avvincente EterNapoli è una bella prova attoriale per Enrico Ianniello che passa attraverso situazioni a volte grottesche e leggere, ora deliranti con una versatilità notevole e raccoglie un meritatissimo successo mercoledì 9 dicembre 2015 al Piccolo Bellini di Napoli dove rimane sino al 13. Da vedere assolutamente lo spettacolo è stato curato nel suono da Daghi Rondanini, per le video proiezioni da Mauro Penna e nella direzione tecnica da Lello Becchimanzi.

 

PS. Ci piace ricordare che la poesia di Blok che dà il titolo al romanzo chiude con questa strofa

 

“ma di questa vita menzognera
cancella l'untuoso rossetto
e, come talpa timida, nasconditi
sotto terra alla luce ed impietrisci
tutta la vita odiando con ferocia
e tenendo in dispregio questo mondo,
e, anche se tu non veda l'avvenire,
dicendo no alle cose del presente!

 

Nel romanzo questi versi sono citati da Andrea, segnale del rifiuto per un mondo di volgarità e violenza. 
Potrei dire che quel no è anche il mio: non un rifiuto della vita, ma un rifiuto per questa sottospecie di esistenza che ci preparano: è a questa vita menzognera che vorrei dire no, ma non da solo”.

 

Dadadago

 

 

 

 

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