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C.Ph.Emmanuel Bach e Bob Chilcott: incontro ravvicinato del migliore tipo alla Domus Ars Stampa E-mail
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Scritto da Katia Cherubini   
Lunedì 14 Dicembre 2015 08:16

 

La suggestiva chiesa di San Francesco delle Monache, attualmente sede del Centro Culturale Domus Ars, ha ospitato, domenica mattina 13 dicembre l'ultimo appuntamento dell'anno 2015, organizzato dall' Associazione Musica Libera e affidata alla direzione artistica del maestro Lucio De Feo che ha salutato l' esordio ufficiale del Trio Σοφία, costituito da Filomena Scala al pianoforte, Isabella Parmiciano al violino e Viviana Correra al flauto, nell'esecuzione del Trio sonata in re minore di C. Ph. E. Bach. La seconda parte del programma ha visto invece impegnata la Corale Giubileo, con Filomena Scala in veste di direttore, Mimmo Napolitano al pianoforte, Carmine Sanarico al contrabbasso e Luca Guida alle percussioni, nella presentazione di A Little Jazz Mass di Bob Chilcott, pezzo favorito dei cori di tutto il mondo.
"Egli è il padre, noi siamo i figli" disse Mozart di Carl Philipp Emanuel Bach, secondo e più famoso dei venti figli di J. S. Bach, considerato il capostipite della Prima scuola Viennese. Compositore vincolato al Classicismo ma nella cui musica si possono ravvisare i primi elementi del Romanticismo. Descritto come una sorta di liquidatore della tradizione familiare, a lui è stato imputato di aver intascato l'eredità paterna in cambio di una musica di facile consumo: giudizio, questo, profondamente ingiusto, che non tiene assolutamente conto delle radicali trasformazioni del linguaggio musicale dell'epoca. Senza ripudiare del tutto la polifonia dotta che ha caratterizzato molta musica del padre, egli contribuì all'affermazione dello stile galante, depurandolo, però, da ogni manierismo: una specie di contaminatio, in cui entrano comeingredienti l'uso dei trilli, dei "gruppetti", delle "appoggiature", dei "mordenti", si' da annegare le linee melodiche in una "volubilità piacevolmente sussultoria".
La struttura della sonata è impiantata nello stile imitativo della tradizionale sonata in tre tempi col tempo lento nel mezzo e col primo tempo tristrofico in un monotono susseguirsi di "variazioni", non intese come fasi del divenire tematico, ma soltanto come continui "abbellimenti" dell'immobile enunciato iniziale.
Una malinconica eleganza melodica quella del movimento centrale, Largo, una grazia che si diffonde anche negli altri movimenti in cui si avverte in maniera chiara la nuova sensibilità espressiva che diventerà il marchio indelebile della originale personalità dell'autore.

I componenti dell'ensemble si sono profusi in suoni delicati ma ricchi di colori, con un fraseggio elegante e raffinato, anche se talvolta la precisione accademica è risultata alquanto scontata e, in taluni momenti, dal taglio scolastico, come timida nel concedersi maggiore libertà interpretative.
Briosa e coinvolgente "A little jazz mass" di Bob Chilcott , descritto da The Observer " un eroe contemporaneo della musica corale inglese". Composta nel 2004, la missa brevis ha da subito incontrato il favore del pubblico , derivante dal fatto che il suo compositore si è ispirato a differenti ritmi e alle modalità proprie del jazz e della Black Music, come il Groove, lo Swing e il Blues, fondendo in modo espressivo e non forzato due tradizioni apparentemente così lontane, la messa latina e, appunto, il linguaggio jazz. Strutturata in cinque parti (Kyrie, Gloria, Sanctus, Benedictus, Agnus Dei), le parole del testo latino si adattano alla perfezione alle scattanti sincopi in levare e ai ritmi asimmetrici che evidenziano il carattere di giubilo della composizione.
La Corale Giubileo ha dato prodotto un'efficace esecuzione,  di buon livello tecnico, di una adeguata proprietà stilistica e una vivace interpretazione curando, in modo particolare, il fraseggio e l'espressione dinamica. La formazione vocale è stata sostenuta da un accompagnamento pianistico che ha avuto la funzione di base , nella quale si sono egregiamente inseriti il contrabbasso e le percussioni, assecondando in pieno il carattere improvvisativo così tipico del jazz.
La presentazione di un programma, a prima vista, così contrastante, rispecchia in pieno la mission dell'Associazione Culturale Musica Libera che, nei suoi dodici anni di attività, ha favorito, stimolato e prodotto attività finalizzate alla diffusione e all'insegnamento della cultura musicale, senza nessun privilegio per un solo stile, genere o periodo storico e un particolare interesse per lo sviluppo di sinergie con tutte le altre forme d'arte.
Non casuale la scelta della sede nel nuovo Centro di Cultura "Domus Ars", nato con l'intento di essere un'oasi di benessere culturale: un luogo dove la cultura possa esprimersi in tutte le sue forme ed essere sperimentata attraverso qualsiasi espressione artistica. E che, con la sua posizione strategica nel cuore del centro antico della città partenopea, vuole diventare crocevia di artisti e punto di riferimento per il panorama culturale della Campania.
Concerto godibilissimo, dal clima disteso e con una comunicazione molto aperta con il pubblico che, attento ed entusiasta, ha salutato con calorosi applausi le performance musicali, richiedendo a viva voce un bis che non si è fatto attendere, con la riproposta dell'esecuzione del Gloria.

Katia Cherubini

Foto di Angelo Rianna

 

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