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Scritto da Francesco D'Agostino   
Lunedì 21 Dicembre 2015 17:54

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Ultimo appuntamento per il 2015 per gli appassionati di musica da camera al Teatro Verdi di Salerno con il trio formato da Antonio Pompa-Baldi al pianoforte, Fabrizio Falasca al violino e Sara Airoldi al violoncello venerdì 18 dicembre.
L'ensemble di giovani artisti ha proposto un programma all'insegna del tardo ottocento, con una digressione nel secolo successivo. Non sono in molti a conoscere Achille Longo il cui nome ci rimanda alla scuola napoletana: figlio del didatta per pianoforte Alessandro, è stato compositore, concertista, critico musicale, nonché a sua volta docente. Fra i suoi numerosi allievi il più famoso è Aldo Ciccolini, che lo ebbe come insegnante di srumento solista e orchestra, musica vocale, musica da camera e musiche per film. Il suo Trio in si bemolle (1937) è stato suonato molte volte con successo dal Trio di Trieste (storica formazione cameristica attiva dal 1933 al 1995), la cui forma ciclica fa del brano un chiaro omaggio a Cèsar Franck. Siamo lontani dalla notorietà ma l'ascolto si rivela una buona occasione per la conoscenza, al pari di tanta produzione strumentale del nostro secolo, di musica poco eseguita e trascurata.
Ed è proprio questo brano suddiviso in tre momenti: 
Contemplativo dal carattere armonico moderno, che procede spesso con il canto del duo degli archi, Grave che sembra rifarsi al classicismo con una sorta di dialogo tra gli strumenti, Fresco dall'andamento agile e vivace che apre la serata. Indiscutibile la bravura dei virtuosi componenti di questa formazione (ognuno di loro vanta collaborazioni prestigiose e successi personali), concentrati nella ricerca di un suono nitido ed espressivo, ma il brano pur godibile, non è risultato molto coinvolgente. Di maggiore presa si è rivelato il Trio con pianoforte n. 3 opera 101 in do minore di J. Brahms appartenente alle tre opere composte al Lago di Thun nel 1886 e pubblicate nel 1887 assieme alla Sonata per violoncello in fa Maggiore op.99 e la Sonata per violino in la maggiore op.100. Appassionata espressione del sentire dell'autore, il primo movimento Allegro energico in forma sonata in 3/4 si apre con una grande intensità mentre il secondo tema dal carattere lirico disegnato dagli archi ha un elemento di inquietudine.
Una sezione di sviluppo breve e una ricapitolazione abbreviata, insieme alla coda, contribuiscono a dare al movimento un effetto travolgente.
Questo momento iniziale del Trio è quello che sembra rappresentare maggiormente l'insieme artistico, che vi immette grande energia, sapendo sapientemente affrontare le parentesi delicate che compaiono. Il secondo movimento 
Presto non assai (forma ternaria simile a un scherzo e trio) nella stessa tonalità d'impianto delicato e ombroso, conserva una aurea particolare per l'uso degli archi con sordina in tutta la durata. L'Andante grazioso in tono maggiore principia dal duetto degli archi, al quale risponde il pianoforte. Questa stessa alternanza si ritrova anche nell'episodio centrale, con un nuovo tema velatamente melanconico destinato a dissolversi con la ripresa abbreviata della prima parte, mentre nella coda finale risuonano frammenti del secondo tema.

Il Trio dimostra una grande sicurezza esecutiva scegliendo un tempo sostenuto, ed una notevole coesione nei colori. Il movimento lento comprende lunghi passaggi di violino e violoncello che duettano senza il pianoforte, e la sezione centrale mantiene la malinconica atmosfera che pervade l'intero trio.
Questa è amplificata nella coda finale in maggiore dell'
Allegro molto dallo stile rapsodico, che non riesce a bandire completamente la tragica passione e dramma che sono il nucleo della composizione. Particolarmente amata dagli amici di Brahms, il brano racchiude tutti i migliori elementi del tardo stile del compositore.Eccellente la sintonia del Trio nei piani sonori, senza alcuna prevaricazione strumentale e molto curato il fraseggio lineare e nitido. Il terzo brano è il Trio per pianoforte e archi in sol minore op.15 di B. Smetana composto per la morte della figlia Bedriska nel 1855. Dopo questo evento devastante il musicista si immerse nella composizione, che venne eseguita in quello stesso anno. Il brano non fu bene accolto e l'autore lo rivide due anni più tardi; esso è il pezzo più significativo di musica da camera composto fino a quel momento, ma non è stato pubblicato fino al 1879, ad Amburgo. Il lavoro è in tre movimenti, tutti in sol minore:il primo Moderato assai, più animato è intenso e lirico, e inizia con il violino in solo che accorato introduce un tema sulla quarta corda. Una discesa cromatica del tema attraverso una quinta perfetta evoca uno stilema barocco che ha il significato del dolore. Nella moda del XIX secolo, tuttavia, Smetana estende la melodia prima di arrivare al tema secondario di questo tetro movimento forma-sonata. Falasca qui è particolarmente espressivo, dimostrando una struggente capacità interpretativa, ben supportato dalle altre voci.
Il secondo tema è di carattere più brillante rispetto al primo, e questa sezione è ulteriormente alleggerita da cambiamenti cromatici in armonia. La sezione di sviluppo ha un alto punto centrale, seguita da passaggi di ricapitolazione, che riportano il tragico tono iniziale. Nel successivo movimento
Allegro ma non agitato sentiamo riferimenti al primo movimento. Il suo tema, una polka, deriva dal tema principale del primo movimento. Due sezioni delineano la struttura musicale: la prima ha un'atmosfera pastorale, mentre la seconda, più triste comprende ritmi di marcia. Anche questo movimento ripartito viene molto ben delineato sia espressivamente, sia dal punto di vista dell'intensità sonora. Per il tema principale del Finale Presto Smetana prese in prestito circa 100 misure della sua Sonata per pianoforte in sol minore del 1846, usando anche una figura fugata caratteristica dei folksong cecoslovacchi. Energico ed irrequieto, il tema rondò crea un netto contrasto con l'episodio precedente. Questo incedere, tuttavia, è interrotto da episodi lirici cantati dal violoncello. L'unità ritmica prevede il suono simultaneo di duine e triplette attraverso lunghi passaggi nel movimento 6/8. Quando il tema secondario ritorna verso la fine, si trasforma in una marcia funebre, con figure percussive come accompagnamento. A sorpresa il lavoro si conclude in modo maggiore. L'insieme è portato avanti dagli interpreti in maniera scorrevole e chiara, che lascia emergere la bellezza del canto, la loro tecnica impeccabile e una equilibrata fusione timbrica.
Per bis la scelta ricade su di un pezzo di
Roberto Piana, autore a noi contemporaneo: il primo movimento del Trio n. 1. Applausi per i protagonisti da un pubblico in vero non molto numeroso ma che ha apprezzato il percorso musicale della serata.

 

 Francesco D'Agostino

 

 

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