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Pulcinella incontra Vivaldi: Le 4 Stagioni alla Domus Ars di Napoli Stampa E-mail
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Scritto da Katia Cherubini   
Domenica 03 Gennaio 2016 14:32

L' orchestra “Amici del ‘700 Napoletano” ha presentato a Napoli, nei giorni 1 e 2 gennaio 2016, alle ore 18,30, “Le Quattro Stagioni” di Antonio Vivaldi, nell’ambito della rassegna “‘E Stagioni 'e Pullecenella”, nata da un’idea di Marco Traverso.
L’evento ha avuto luogo presso la Domus Ars, Centro d’Arte, Musica e Cultura, in via Santa Chiara . Per l’occasione Pulcinella (interpretato da un bravissimo Pasquale Minopoli) ha raccontato, con la sua notevole e rinomata abilità istrionica, le Quattro Stagioni, alternandosi all'esecuzione dei vari movimenti che hanno visto al violino solista Federica Severini, cui ha fatto da sfondo un ensemble costituito da un clavicembalo e cinque archi; la drammaturgia e la regia di Rossella Santoro, la scenografia di Marco Maria Taglialatela.
La particolarità dell'evento ha fatto sì che la serata venisse largamente gratificata dalla partecipazione di un folto pubblico non solo napoletano, attratto, indubbiamente, dalla presenza di quella che è una delle più antiche maschere partenopee, simbolo di questa terra e di quel modo d’essere di chi, anche nelle situazioni più disperate, trova sempre il modo per cavarsela : caratteristica, questa, molto napoletana che, indubbiamente, da sempre, ha affascinato il turista.
Così, come sempre, affascinante e suadente risulta la musica vivaldiana, il cui ciclo più noto di composizioni è appunto quello delle Quattro Stagioni. Si tratta di quattro concerti solistici, ispirati ciascuno ad una stagione dell’anno: “L
a Primavera”, in Mi magg.;“L'Estate”,in sol min.; , “L'Autunno” in Fa Magg.; e “L'Inverno” in Mi bem. Magg.
La nota composizione fa parte della raccolta dei dodici concerti che formano Il Cimento dell' Armonia e dell' Invenzione" op. 8, edita ad Amsterdam con dedica al conte Wenzel von Morzin; essi rappresentano uno dei più alti esempi nel repertorio barocco, di "musica a programma", tematica, rappresentativa e didascalica, infatti la partitura è corredata da una serie di testi poetici, di autore ignoto, che illustrano le quattro principali fasi climatiche dell'anno, le cui caratteristiche benefiche, nella Primavera e nell'Autunno, e malefiche, in Estate e in Inverno, vengono “narrate”, in maniera alquanto colorita, da Pulcinella che ha accompagnato il pubblico ad assaporare e gustare in musica i vari momenti di ciascuna stagione: indubbiamente una novità la scelta di aprire il concerto con le inquietanti dissonanze dell' Inverno, in un quadro drammatico della morte apparente della Natura: si trema dal freddo tra nevi ghiacciate, spira un orrido vento, imitato dal violino solista nel suo primo "solo".Ma il movimento centrale , un Largo che è forse il “lento” più ammaliante fra quelli delle Stagioni, induce a credere che l’uomo possa superare ogni asprezza climatico-naturale. L’Allegro conclusivo conferma infine questa visione positiva della Natura che non muore ma che si trasforma in un divenire continuo, presentando un melodioso e brillante fraseggio degli archi. Protagonista dell'Autunno è Bacco: Vivaldi riproduce musicalmente l’ebbrezza provocata dal vino mentre nel secondo movimento, quello centrale dal titolo i “Dormienti ubriachi”, si avverte il clima trasognato e tranquillo del dopo-festa. Il terzo movimento, infine, è tutto teso a raffigurare una gagliarda battuta di caccia autunnale. Il fulcro narrativo intorno a cui prende forma l’Estate è, invece, un temporale: dopo un inizio piuttosto languido, Allegro nonmolto- Allegro, evocatore di un clima afoso e letargico, fa seguito l’inquietudine per la tempesta, espressa nell’Adagio - Presto - Adagio, ben presto destinata a scoppiare nel drammatico Presto finale, di magistrale pregnanza espressiva.

La musica più luminosa e ottimistica del ciclo descrive passo a passo l’andamento dei singoli episodi della Primavera: il canto degli uccelli, il temporale e la danza finale (il violino solista rappresenta un pastore addormentato, le viole il latrato del fedele cane mentre altri violini le foglie fruscianti). L'accento è qui posto sul sentimento lieto e festoso che scaturisce all'udire il canto stesso che suggerisce un'immagine paradisiaca mentre un senso di beatitudine invade l'ascoltatore, rapito dall'estrema orecchiabilità della melodia e dei ritmi. Probabilmente questo spiega il motivo per cui le Quattro Stagioni sono i brani più eseguiti al mondo. Durante l'ascolto si penetra nell'essenza più intima dei vari elementi evocati e qui rappresentati dal Taglialatela attraverso immagini su teli bianchi che hanno simulato, anche per la posizione scelta, una cornice contenitiva dell'ensemble, di Pulcinella narratore, ma anche del pubblico che, secondo una chiara volontà dello scenografo, è diventato coprotagonista e libero interprete di quel psicodramma non solo della Natura che muore, ma che già contiene in sé il seme della futura rinascita, ma anche di ” quella napoletanità bella, pulita e che odora di panni stesi freschi di bucato”, intrecciati dallo scenografo stesso sulle teste degli ascoltatori. Simbolo ricorrente, il fuoco, rappresentato dall'ambivalente Sole che, se da un lato genera vita, dall'altro “rende lasse le membra e provoca incendi”.
Ancora una volta la musica non viene vista come un fine, bensì un mezzo per far emergere e mettere in connessione elementi artistici con la sensibilità degli ascoltatori.
L'empatia con l'ensemble e l' interpretazione del violino solista, caratterizzata da un fraseggio grintoso, scattante e dal suono pulito, si sono fuse dando vita a momenti di grande intensità .
I passaggi virtuosistici sono stati risolti con agilità , anche quando la tessitura risultava piuttosto esigente. Adeguata la scelta dei tempi di esecuzione, omogenee le dinamiche che hanno lasciato, comunque, il giusto spazio a tutte le voci dialoganti, in un coinvolgimento emotivo che, talvolta,è risultato difficile pensare come frutto di un organico così ridotto che, è riuscito, nonostante ciò, a creare contrasti molto espressivi e di forte suggestione.

Katia Cherubini

 

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