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L'incessante fluire musicale di Ramin Bahrami Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica © - Cameristica ®
Scritto da Katia Cherubini   
Venerdì 15 Gennaio 2016 20:39


Ascoltare il concerto proposto dall’Associazione Alessandro Scarlatti, mercoledì 13 gennaio 2016, è stata davvero un’esperienza musicale molto intensa.
Energia irrefrenabile, travolgente che però non ha sacrificato la cantabilità e la “prassi” di un '700 che in J.S.Bach e Domenico Scarlatti trova le massime espressioni per la tastiera.
L'esecuzione di Ramin Bahrami, pianista iraniano classe 1976, suggerisce l'immagine di un fiume in piena.
Arrivato fanciullo in Italia, rifugiato dal regime degli Ayatollah, Ramin si diploma con Piero Rattalino al Conservatorio “G. Verdi” di Milano, approfondisce gli studi all'Accademia Pianistica di Imola , e con Wolfgang Bloser alla Hochschule fur Musik di Stoccarda, perfezionandosi poi con Weissenberg, Rosen, Schiff, Levin e Tureck.
Una riflessione, in epoca di elevazione di muri e di fili spinati, è che l'arte che incanta milioni di ascoltatori nel mondo si è potuta esprimere grazie all'accoglienza italiana di un richiedente asilo.
Il concerto proposto è un ideale viaggio in Italia, in cui l'emerito Kantor di Lipsia dialoga sonoramente con il coetaneo napoletano Domenico Scarlatti, in un'alternanza di Arie, Suite e Sonate, esprimendo due modi molto diversi di fare musica, ma che trovano un punto di contatto proprio in quel legame polifonico, in quella trama contrappuntistica evidente, che normalmente è rara in Scarlatti, ma è, invece, tipica della scrittura di Bach.
Come spiega lo stesso Bahrami “Se Bach era un impulsivo razionale, pieno di emozioni contrastanti, Scarlatti rappresentava i magnifici artifici della Corte spagnola, dove lavorò a lungo, e il genio armonico italico”. Manca, infatti, in Scarlatti il rigore germanico del compositore tedesco, tutto è riproposto con i suoni e i colori di un musicista napoletano.
E proprio da una struggente aria napoletana di Domenico Scarlatti, in cui prevale un aspetto più sognante e meditativo, sottolineato dalla tonalità in minore intrisa di malinconica dolcezza e di lenta solennità, prende avvio il concerto
. Seguono cinque sonate in cui la creatività e la solarità del maestro napoletano si esprimono attraverso momenti di spiccato virtuosismo, con rapide volate e abbellimenti cristallini, accompagnato da soluzioni come, ad esempio, l'uso del basso continuo nella Sonata in sol maggiore K 289  ma anche la danza nella  Sonata K282 in re maggiore, in cui  compare l'inserimento improvviso di un minuetto in re minore.
Alternate alle sonate di Scarlatti
la Suite francese n° 5 in sol maggiore, e la Suite inglese n° 2 in la minore di Johann Sebastian Bach, scelta che Bahrami così motiva: "…perché le suite sono una specie di parlamento musicale europeo dove sono riunite le danze di origine tedesca francese, spagnola con influenze ispano arabe, e tutte queste danze collaborano affinché stia in piedi questo palazzo meraviglioso fatto di multi etnicità vera. Questa per me è la globalizzazione".

La sua musica è contrappunto, non semplice esaltazione di una “voce “ sulle altre, ma esibizione di più “voci” che si rincorrono in una visione strumentale di più ampio respiro facendo percepire all'ascoltatore la presenza di un intero ensemblestrumentale, con idee musicali e ritmiche che nascono, si intrecciano ed acquisiscono importanza progressiva ed inaspettata, in un moto perpetuo, con pochissime interruzioni, alla ricerca astratta di complesse geometrie che danno l’impressione di potersi sviluppare all’infinito.
Un disegno di Esher (Leeuwarden 1898 – Laren 1972), a voler fare un parallelismo fra i due artisti: entrambi esprimono uno stesso tema in due "chiavi" diverse: musicale e visiva.
Nella musica di Bach tutte le linee musicali funzionano come figure, ma, come appunto accade in alcune litografie di Esher, vi è un parallelismo tra la contrapposizione figura/sfondo in pittura e la distinzione tra melodia e accompagnamento.
La melodia è sempre centrale e l'accompagnamento ha, in un certo senso, una funzione sussidiaria, così come lo sfondo è in secondo piano rispetto alla figura.
La musica di Bach accompagna Bahrami in ogni momento della sua vita, nella convinzione che possa rendere il mondo un posto migliore dove vivere: «Bach è polifonia, danza, bellezza, dialogo vero fra genti diverse, ritmo, divertimento, equilibrio. Il rigore e il piacere. Ci fa apprezzare la varietà della vita, la passione, l’amicizia, la gioia, l’incontro» .
Bach è serenità. Una serenità scolpita nella musica. Una musica che è salvezza.
E’, infatti, ancora il pianista iraniano a raccontare come Bach gli salvò la vita nella sua fuga dall’Iran: “
Impossibile non subire uno scossone psicologico quando le case attorno a te tremano e si sbriciolano per la guerra….. Quando potevo, in quegli anni, m’arrampicavo su un tavolino e cominciavo a dirigere per finta. E ascoltare un LP di Glenn Gould che eseguiva la Toccata della Partita n. 6 di Bach fu come mettere un improvviso tampone sopra a tutte le mie ansie”.
Il viaggio è continuato con l’ideale approdo di Bach in Italia, con l’ Aria variata alla manieraitaliana BWV 989 e il Concerto Italiano BWV 971, realizzazione perfetta nello stile del concerto grosso, con l´alternanza di 'soli' e 'tutti' tipica della musica orchestrale barocca, qui però realizzata per un solo strumento a tastiera.
Un'esecuzione brillante in cui Bahrami ha mostrato, in un ritmo incalzante e a dir poco rischioso, e che, in alcuni momenti ha rasentato momenti critici, una ricerca smodata di un equilibrio che è sembrato non arrivare, tra l’aspetto trainante della musica e il controllo eccezionale della tecnica.
Acclamato dal folto pubblico di pianisti e non solo, Bahrami  ha concesso due bis:la Marcia Persiana di J. Strauss, trascritta e ampliata per pianoforte dallo stesso esecutore, e l’Aria introduttiva delle Variazioni Goldberg BWV988, una musica adatta per andare a dormire”, come ha detto ironicamente lo stesso Bahrami, ma preferiamo pensarla adatta per continuare a sognare.

Katia Cherubini

 

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