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Scritto da Redazione   
Giovedì 10 Dicembre 2015 13:46

Le recenti vicende finanziarie continentali hanno spesso, e non sempre a proposito, sottolineato come la cultura greca sia stata fondante ancor più che fondamentale per lo sviluppo del sistema valoriale sociale, giuridico e politico dell'Europa prima e, di conseguenza, del mondo occidentale poi.
Assistendo a Orestea, trittico residuo da un quadrittico composto da Eschilo intorno al 458 a.C., costituito da "Agamennone", "Coefore" ed "Eumenidi", cui si aggiungeva Proteo, si comprende come la tragedia del re di Argo rappresenti la drammatizzazione del processo di affermazione del valore della giustizia e l'inizio del marcare un discrimine tra essa e la vendetta.

Le tematiche politiche sono state poste in lucida evidenza dalla regia di Luca De Fusco, in una coproduzione con il Teatro Stabile di Catania,  dei tre episodi eschiliani, che erano destinati a debuttare nell'autunno del 2015 a Benevento Città Spettacolo e che il forzato ritardo per cause tecniche ha probabilmente consentito un ancor maggiore approfondimento teorico, che i tempi di messa in scena e replica avrebbe forse impedito.
Si tratta di mera ipotesi, ma il valore finale resta quello che ha avvinto e convinto dalla tavole del Teatro Mercadante per l'inaugurazione della stagione del Teatro Stabile Nazionale di Napoli.
Le opzioni per gli spettatori sono state sapientemente differenziate in “maratona Orestea”, della durata di oltre 3 ore e comprendente il trittico intero e la visione in due serate con Agamennone in una e Coefore e Eumenidi, insieme in un'altra.
Va detto che, benché firmate dallo stesso De Fusco e con compagnia di attori sostanzialmente unica, lo spessore del primo quadro, Agamennone è apparso nettamente superiore e si è distinto per il carisma degli interpreti e per la coerenza stilistica.
Gigantesco nel suo incedere verso la morte, il personaggio del titolo interpretato da Mariano Rigillo, che nella recitazione e nella mimica è stato in grado di riassumere tutti gli eventi tragici che hanno preceduto l'approdo del sovrano nella sua isola e, al contempo, un ingenuo abbandono al destino di morte.

Lezione di teatro è stata l'interpretazione di Elisabetta Pozzi in Clitennestra, impareggiabile nel dare corpo e voce alla sposa fintamente fedele e pazientemente in attesa così come all'adultera, lasciva e uxoricida regina.
Le scene, in continuità con lo stile adottato e ormai peculiare di Luca De Fusco, sono minimaliste e si nutrono di multimedialità.
Lo spazio scenico disegnato da Maurizio Balò risulta ampio, a dispetto delle reali dimensioni, proprio in virtù dell'esiguità degli elementi scenici materiali; la circostanza ha permesso alle coreografie di Noa Wertheim, leader del Vertigo Dance, di liberare la creatività più affascinante.
Quello di De Fusco è uno spettacolo totale, in cui le musiche di Ran Bagno e gli adattamenti vocali di Paolo Coletta, i video di Alessandro Papa e i visionari costumi di Zaira de Vincentiis trovano sienergie e momenti di esaltazione comunicativa.
"Un testo politico che, con quello che accade ogni giorno, acquista oggi più forza" afferma il regista.
Protagonista immancabile nelle produzioni del Teatro Stabile, Gaia Aprea, che dà vita ad una Atena atemporale e talvolta in dissonanza.
I tre quadri hanno proposto l'assassinio di Agamennone compiuto da Clitemnestra, la vendetta, matricida, di Oreste e la conseguente persecuzione delle Erinni e, infine, l'assoluzione del figlio del re tradito in quel tribunale istituito da Atena, l'Aeropago.
Un'Atena quasi da Star Wars, che sancisce la fine dell'epoca della vendetta e della rappresaglia, istitutendo il valore inalienabile e irrinunciabile della giustizia terza e imparziale.

 

 

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