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Primo appuntamento con l'integrale dei Quartetti di Mozart per l'Associazione Scarlatti Stampa E-mail
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Scritto da Katia Cherubini   
Venerdì 22 Gennaio 2016 11:04

 

"Il fraseggio classico che cuce Mozart alla perfezione, come fosse un abito di Armani": questa una delle tante definizioni con cui la stampa internazionale sottolinea le qualità artistiche ed interpretative di una delle realtà cameristiche più interessanti del panorama concertistico: il Quartetto di Cremona, protagonista del prezioso appuntamento musicale realizzato dall’Associazione Scarlatti , mercoledì 20 gennaio scorso alle ore 21,00, presso il Teatro di Corte di Palazzo Reale, nell'ambito della presentazione integrale dei quartetti per archi di Wolfgang Amadeus Mozart. (Il secondo concerto è previsto mercoledì 2 marzo 2016, presso la stessa sede).
Performance di profonda intensità e grande maestria tecnica quella proposta dai musicisti Cristiano Gualco e Paolo Andreoli ( Violini), Simone Gravaglia (Viola) e Giovanni Scaglione (Violoncello), vincitori di numerosi riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale. Il Quartetto nasce nel 2000 presso l'Accademia “Walter Stauffer” di Cremona. Si perfeziona con Pietro Farulli e con Hatto Beyerle.
Quello che l'ensemble presenta è un Mozart giovanissimo, in bilico tra la consapevolezza della sua spontanea genialità e la distanza che lo separa dai gusti musicali tipici della sua epoca: intorno alla metà del Settecento, la scrittura per soli archi si era da poco tempo “emancipata” dalla schiavitù del basso continuo e il quartetto, da frivolo “divertimento” per violino con accompagnamento di archi, era diventata un’equilibrata conversazione tra quattro solisti con pari dignità ed importanza.
Infatti Mozart, usando la scrittura tipica dello stile classico, affidava a ciascuno strumento sia la funzione melodica che quella di accompagnamento, partendo dall’elaborazione dello stesso materiale tematico . ”……..Per convincere, un Quartetto deve produrre un risultato artistico nel quale le singole parti siano riconoscibili, annullandosi, però, nel percorso comune……. “(Sandro Cappelletto).
Ed è proprio quello che il Quartetto di Cremona è riuscito a fare con il suo calorosissimo pubblico in un concerto perfetto in ogni suo particolare, dove fusione timbrica, agilità tecnica e compattezza di esecuzione hanno accompagnato la difficile arte dell’ascolto di un genere musicale che è stato luogo di riposo, di raccoglimento e di ripartenza per ogni genio musicale dell’Ottocento.

Apre il concerto il Quartetto in Sol magg. K80/73f , composto all’età di 14 anni, durante il suo primo viaggio in Italia, che segue il modello formale in tre movimenti (un sereno Adagio, un vivace Allegro e un “pomposo” Menuetto) tipico del milanese Sammartini, che seppe convertire la vecchia sonata a quattro nello stile del gusto galante: lento- veloce –veloce. Più tardi, Mozart aggiunse come 4° movimento il Rondò finale, definito dal Mila “ grazioso, ma alquanto tautologico”.
Si sono susseguiti, poi, i sei quartetti “milanesi”, composti durante il terzo e ultimo viaggio in Italia, quando Mozart era a Milano per allestire il Lucio Silla e nei momenti di pausa, per esercitare la mano nella scrittura strumentale, si divertiva a comporre Quartetti che, inevitabilmente, hanno portano con sé la traccia evidente del gusto italiano: il K155/134 a; il K156/134b; il K157; il K158; il K159 e il K160/159 a.
In particolare, nel K155, il 1° movimento presenta sei entrate in canone al principio dello sviluppo; le partiture si articolano ciascuna in tre movimenti secondo uno schema più moderno (Allegro, Lento, Allegro), tranne la K159 in cui ricompare l'esempio del Sammartini, infatti presenta, come 1° tempo, un Andante, seguito da un Allegro e un Rondò. Inoltre il K156 propone, nel Presto iniziale, uno sviluppo che non rielabora il materiale tematico presentato in precedenza, bensì un tema completamente nuovo , un surplus di melodie che si ritroverà, poi, nel tempo di Menuetto.
Ma, senza dubbio, più interessanti risultano i secondi movimenti, sede indiscussa di umori passionali del caro Mozart, ed in particolare l'Adagio in tonalità minore del K156, il cui abbozzo, scritto in un primo momento e poi scartato dal compositore per indiscussa decisione del padre Leopold, è stato oggetto del generoso bis che il Quartetto ha regalato al pubblico curioso che ha accolto con particolare gioia ed emozione.
Ampiezza di suono e virtuosismo uniti da una perfetta intonazione hanno caratterizzato anche l'esecuzione dell'ultimo quartetto, il K 160, il cui Allegro iniziale si presenta in forma di sonata senza ritornelli, scelta già adottata nel brano di apertura, quasi a voler chiudere simbolicamente la presentazione di questo primo concerto, ed invitare, idealmente, il pubblico alla seconda parte dell'integrale dei quartetti di Mozart, in un ciclo pensato con un criterio rigorosamente cronologico ma senza soluzione di continuità per quanto riguarda quella vena di leggerezza e spensieratezza di cui è intrisa la creatività di Mozart.

Katia Cherubini

 

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