Ediz. n.242 - 09.10.16

Partnership

Sostieni
Oltrecultura
e sarai visibile a  1 milione di  contatti !
scrivi a
commerciale


di mary
Via Oslavia , 44 - 00195 Roma
 +39 063208224
lallegrettodischi@yahoo.it


minabottesini@libero.it

+39 3392394093

 

 

 


Luigi Petrosino - Grafico e Pittore

 

Bottega Federiciana delle Arti

 

 

Dove saremo

Area Riservata

Emanuele Salce in “Mumble Mumble” : Confessioni di un orfano d'arte Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Prosa © - Oltrecultura: Recensioni Prosa ®
Scritto da Alessandra Bernocco   
Venerdì 12 Febbraio 2016 15:51

 

Lo chiamavano Mumble Mumble perché sebbene avesse già una voce possente non la sapeva gestire. E borbottava a testa bassa parole che nessuno capiva.
Di fare l'attore Emanuele Salce non ne voleva sapere. Figlio di Luciano e di Diletta D'Andrea, che sarebbe divenuta la quarta consorte di Vittorio Gassman, immaginatevi un po' la vita del piccolo, immaginate il suo imprinting e la sua educazione.
Mi sentivo come il muschio ai piedi delle statue.
Dice qualcosa di simile nello spettacolo che prende il nome dal suo nomignolo, scritto insieme ad Andrea Pergolari, in cui ha deciso di raccontare la dura vita dei figli d'arte, a dispetto dei luoghi comuni.
Lo fa con arguzia, ironia e una vena di sano cinismo che ci sta tutto e funziona benissimo, anzi è il valore aggiunto che gli permette, tra l'altro, di fotografare il bel mondo patinato libero da soggezioni.
Come si annuncia nel sottotitolo - Confessioni di un orfano d'arte - Emanuele racconta delle glorie dei padri a partire dai rispettivi funerali, indugiando sulla comicità involontaria che ogni tragedia porta con sé. Si diverte il ragazzo a ricordare i parenti, gli zii, le telefonate di condoglianze arrivate ad avvertirlo della morte del padre, dopo una nottata brava come tanti ventenni, mentre la madre era a Cuba ad accompagnare Vittorio a una delle tante retrospettive che il mondo gli dedicava, e almeno una volta commuove.
“A papà, il forte abbraccio che non ci siamo mai dati”. E' il suo ricordo dalle pagine di un quotidiano, un bel momento di verità prima di sedersi davanti allo specchio da camerino, degno di un divo, come era invece il suo padre adottivo.
Che se chiudi gli occhi hai l'impressione che sia lui che ti parla. Vittorio Gassman con la sua voce che nessun aggettivo sa raccontare e che Emanuele riesce a ricordarti più di ogni altro. E siccome non ci sono geni di mezzo, cominci a interrogarti sugli effetti prodigiosi che ha l'empatia.

Vero è che con quella voce così gassmaniana è dura sfangarla ai provini di certo cinema minimalista, dove una naturalezza fraintesa premia invece modelli, soubrettes, camerieri e camionisti.
Ma non prendiamoci troppo sul serio, sembra dire Emanuele a inizio spettacolo mentre scherza con il Grande Inquisitore di Dostoevskij, provocato da Paolo Giommarelli, suo divertito contraltare che migra dalla platea alla scena a elargire consigli.
D'altra parte il mondo dello spettacolo più à la page, sorpreso 'dietro le quinte', non ci fa una gran bella figura, e se la batte alla grande con i media e i giornalisti avvoltoi, dando vita a una grottesca ritualità del dolore.
Alla telefonata del giornalista che vuole solo verificare l'attendibilità della notizia della morte di Salce per trasmetterla via etere il più presto possibile risponde il funeral party che si consuma in casa di Gassman dove un gruppo di amici contriti in attesa di monitorare la notizia dai tg, si gode la finale Italia Olanda e benedice lo spirito di Vittorio che ci ha dato una mano.
E' una scena, quella della finale di calcio in casa del morto, degna di un emulo di Luis Bunuel, e perché davvero non farci un pensiero.
Magari riservando un bella sequenza alla funzione funebre nella chiesa di San Gregorio al Celio, dove pare che i padri officianti si contendessero i primi piani.
Ma non finisce qui e se nelle note si parla di due funerali e mezzo, è perché c'è ancora qualcosa da seppellire. Una disavventura inaudita dall'altro capo del mondo, in presenza di una bionda fanciulla australiana che gli darà una sublime prova d'amore. Non si può dire di più. Se non che lo spettacolo termina con la voce di Luciano Salce e di Vittorio Gassman conservata sul nastro di una segreteria telefonica.
Ormai siamo alla quinta stagione per un totale di un centinaio di repliche ma si tratta di un lavoro che si può a buon diritto considerare repertorio, da tirar fuori ogni tanto per il divertimento di tutti.

 

Alessandra Bernocco

 

 

Lettori nel 2016

mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter
Verificati > 1 milione di lettori nel corso del 2015 -------------------- Previsti > 1.200.000 lettori nel corso del 2016